Minatori e polizia, una giornata di scontri a Madrid

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La grande protesta dei minatori spagnoli nella capitale: tre successivi cortei in meno di 24 ore a cui hanno partecipato migliaia di persone per sostentere la lotta dei minatori, ma anche contro i tagli annunciati da Rajoy proprio in quelle ore. [LEGGI L’ARRIVO A MADRID e DIARIO DI UN MINATORE]. Questo è il resoconto della giornata.

Calle Preciados/Puerta del Sol (Madrid) | Foto: El País

Un pomeriggio al ministero

Dopo 400 Km percorsi senza nessun incidente i veri ostacoli si presentano adesso, davanti ai palazzi del potere, dentro i quali in queste ore si sta decidendo la sconfitta dello Stato spagnolo. Proprio mentre i manifestanti percorrevano il Paseo de la Castellana, infatti, il presidente Mariano Rajoy presentava al Congreso le nuove misure di austerità (leggetele bene, perché sono tagli di cui probabilmente sentiremo presto parlare in Italia).

Il primo scontro con le forze dell’ordine si è consumato davanti al Ministero dell’Industria, nel primo pomeriggio, in seguito agli insulti e alla sassaiola iniziata da alcuni manifestanti contro gli agenti. Purtroppo, come spesso accade durante gli scontri, chi paga sulla propria pelle i gesti dei più violenti sono proprio le persone che stanno manifestando pacificamente e che la polizia non esita a caricare, manganellare e sparare con i proiettili di gomma. Sì, la polizia spagnola quando usa quei fucili spara ad altezza d’uomo e sono tante le persone che negli ultimi anni hanno perso un occhio (esiste anche una campagna di sensibilizzazione realizzata da una vittima italiana). Le forze dell’ordine disperdono il corteo con cariche contundenti e spari (articolo de El País).

La terza manifestazione di sostegno ai minatori viene convocata per le 19:30 da una piattaforma operaia.

Un serata al Sol

Tre cortei in meno di 24 ore. La prima marcia è stata quella trionfale, della solidarietà e del rispetto: l’arrivo dei minatori a Madrid, in piena notta, passando attraverso un simbolico arco di trionfo fatto di migliaia di cittadini svegli ad aspettarli. La seconda manifestazione è stata quella diretta al Ministero dell’Industria, finita come abbiamo visto. Il terzo corteo, partito dalla stazione dei treni di Atocha e diretto alla Puerta del Sol, è il più eterogeneo: nella “marea negra” dei minatori è confluita infatti la “marea verde” dei precari della scuola, il movimento operaio, alcuni membri del movimento 15M (quelli che in Italia chiamate indignados), studenti, famiglie e cittadini di tutte le età.

Si manifesta per i minatori, certo, ma anche contro i tagli annunciati dal Governo poche ore prima. La tensione è tanta, ma per fortuna il corteo procede senza incidenti e termina come previsto nella Puerta del Sol intorno alle 21:45. Il Sol è un luogo simbolico della protesta cittadina (e nazionale), scenario dell’accampata massiva del 2011, durata settimane, e delle successive manifestazioni contro i tagli del Governo.

Verso le 22:00, secondo El País, iniziano le cariche delle forze dell’ordine per cacciare i manifestanti dalla piazza. Il Governo Rajoy, infatti, ha sempre fatto di tutto per scongiurare una nuova occupazione nel centro della città.

Centinaia di persone rimangono nel Sol, cantando cori tipici del movimento 15-M, ma è proprio allora che alcuni manifestanti iniziano a tirare bottiglie e altri oggetti agli agenti. La scintilla è innescata, la reazione della polizia scontata: iniziano le cariche decisive, quelle dure.

Per fuggire alla polizia la fiumana di gente (senza capire neanche cosa stia succedendo) si riversa come un fiume in piena nelle vie circostanti, travolgendo i tavolini dei bar e i turisti stupefatti e spaventati.

La tensione e gli scontri si diffondono per tutto il circondario, da Carretas a Callao. Alcuni incappucciati incendiano cassonetti e barricate poliziali in Calle Preciados. Le persone nei negozi e nei bar di quelle vie, intervistate da giornalisti, hanno criticato la polizia per aver attaccato tutti indistintamente, compreso chi fino a pochi secondi prima si trovava tranquillamente seduto al tavolino bevendo una birra.

Gli scontri si spostano verso Lavapiés e Tirso de Molina. El País ha raccolto alcune testimonianze nella zona, come quella di Pedro Moraelde, regista di un’opera teatrale in scena proprio in quegli istanti nel Teatro Arlequín: “Sono uscito dal teatro e ho visto come la polizia picchiava persone indifese“. Dorothy Van Dyne, un’americana di 25 anni che alloggia in un ostello vicino, sostiene che i poliziotti “stavano picchiando un signore in sedia a rotelle” e che “la gente cercava di proteggerlo”.

“Non fa differenza che tu sia un antisistema o un passante…”

Immagino già quelli che, con la puntualità di chi non è mai stato a una manifestazione, commenteranno questo articolo con frasi come “la polizia ha risposto per difendersi”, “se la sono cercata”, oppure “perché i pacifisti non isolano i violenti?”, “non erano pacifisti, erano antisistema”, rispettando la consueta tradizione popolare di parlare in astratto senza conoscere i fatti, riducendo il tutto a un tifo d’appartenenza. Così come ci sarà anche chi, per contro, parlarà di “stato di polizia”, “fine dei diritti umani in Spagna”, “macelleria” e altri iperboli generalizzate. Da una parte e dall’altra leggeremo tante cazzate su Facebook.

Purtroppo la realtà è un attimino più complessa e la critica non può sfuggirne per ridursi sempre a un coro da stadio. Secondo me, la grave violazione commessa dalla polizia (oltre all’uso sconsiderato dei fucili) è stata quella di caricare e picchiare indistintamente tutti, compreso chi manifestava pacificamente, come spesso accade in Spagna. E non è avvenuto solo nella Porta del Sol, ma anche in altre vie che nulla avevano a che vedere con la manifestazione.

Proiettili di gomma, famiglie correndo, bambini piangendo, gente gridando, valanghe di persone cercando di entrare nei bar e nei centri commerciali per proteggersi. Così vi sarebbe apparso il centro di Madrid se per caso vi foste trovati a passeggiare per una delle strade circostanti alla Puerta del Sol. Il problema in questi casi è che non ha nessuna importanza quello che stai facendo: non importa che tu sia un manifestante pacifista o un turista, non importa se hai appena fatto la spesa al supermercato o se sei uscito solo per portare il cane a pisciare. Perché la polizia, che dovrebbe essere addestrata per questo genere di situazioni, non guarda in faccia a nessuno e se ti trovi sul loro cammino mentre qualcuno sta incendiando un cassonetto nella via parallela, o mentre un incappucciato tira sassi e bottiglie a mezzo chilometro di distanza… bé cazzi tuoi. Sei un antisistema. Manganellate. Proiettili di gomma.

Un amico spagnolo che vive nel centro di Madrid mi ha detto questa frase: “Non fa alcuna differenza che tu sia un antisistema o un passante ignaro di tutto, appena uscito dal portone di casa. Se vedi la polizia con gli scudi comincia a correre!

È davvero giusto così?

di Marco Nurra | @marconurra
(12 luglio 2012)

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