Il futuro sono le donne, si diceva pochi mesi fa, quando la crisi in Italia non c’era e si discuteva di quote rosa. Le donne sono il presente del lavoro, oggi, e non perché le quote siano diventate realtà. La discriminazione di genere sul lavoro è prassi comune: chi viene licenziata perché incinta, chi firma le dimissioni in bianco, chi viene costretta a licenziarsi. Licenziamenti facili, senza poter poi usufruire di ammortizzatori sociali, nessuna trattativa con le parti sociali: il futuro è realtà alla Champion di Scandicci, Firenze.
Cinquanta donne a cui è stata data una scelta: trasferirsi da Firenze a Carpi, a 150 km di distanza, dalla Toscana all’Emilia. Oppure licenziarsi. «Ma non è stata una scelta», ci dicono le lavoratrici. Perché su 50 designer 27 si sono dimesse, altre cinque sono ancora in maternità e potrebbero poi dimettersi. Solo 14 hanno deciso di trasferirsi, mentre sei madri si sono dovute licenziare prima che il figlio compisse un anno per poter accedere all’assegno di disoccupazione. Sui dieci dipendenti uomini di Scandicci, invece, solo due si sono dimessi.
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di Michele Azzu | @micheleazzu



Febbraio 2010 - Fa scalpore la storia di Stefania Boleso, giovane manager alla Red Bull costretta a licenziarsi dopo essere rimasta incinta. Dopo aver svolto per anni mansioni di rilievo in azienda, con alta responsabilità, dopo una laurea con 110 e lode alla Bocconi ed esperienze di lavoro negli Stati Uniti. L’azienda le dice di accettare una buonuscita e licenziarsi. Lei rifiuta. La spostano da sola al pianterreno, isolata dai colleghi, le affidano mansioni di scarsa importanza. Alla fine Stefania accetta la buonuscita e si dimette, ma poi decide di raccontare la sua vicenda nel reportage “Senza Donne” di Presa Diretta, su Raitre, andato in onda il 26 settembre 2010.