Estate, la stagione degli schiavi

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Lavori stagionali

«Vado a fare la stagione», si diceva una volta, per chi viveva vicino alle spiagge del sud Italia o alle montagne del nord. Ovvero: vado a fare un lavoro stagionale per arrotondare le magre entrate invernali. Significava rinunciare alle vacanze per poter fare qualche acquisto o per mantenersi gli studi ed erano tante le maniere di farlo: cameriere, portiere, cuoco, operaio di palchi, bagnino.

Ora, nel momento in cui questo tipo di lavoro è l’unica speranza dei precari che non riescono a lavorare d’inverno, anche fare la stagione diventa impossibile. Anche con undici anni di esperienza: «Siamo andati dappertutto, in Sardegna, a chiedere, ma non c’è lavoro», racconta Mauro (nome di fantasia), che studia e fa le stagioni come cameriere. Perché tra crisi e rincari dei traghetti, in Sardegna non va più nessuno: solo l’anno scorso la contrazione del turismo è stata stimata attorno al 30%, e questo anno potrebbe andare peggio.

Continua a leggere l’inchiesta sul sito de L’Espresso…

di Michele Azzu @micheleazzu

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