Vinyls, gli aggiornamenti dai tre poli chimici italiani

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Aggiornamenti dai tre poli chimici di Ravenna, Porto Marghera e Porto Torres. Gli effetti negativi della chiusura in Italia del ciclo del cloro integrato (il cosiddetto “spezzatino”) sono oggi sotto gli occhi di tutti.

RAVENNA. Torna lo spettro della cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Vinyls di Ravenna, l’unico dei tre poli chimici ad essersi salvato. Questa volta la causa non è una crisi aziendale come successo con la Vinyls, ma la difficoltà dell’approvvigionamento della materia prima, il Cvm, che in passato arrivava direttamente dalla stessa Vinyls di Porto Marghera e oggi è fornito dalla Arkema/Kem One.

Ravenna

L’effetto spezzatino, ossia la rottura del “ciclo del cloro integrato” dei tre stabilimenti (Porto Marghera, Ravenna, Porto Torres) venne scongiurato per mesi dai lavoratori Vinyls di tutta Italia. Oggi purtroppo le esternalità negative di questa scelta industriale iniziano ad essere visibili: a Ravenna fino ad ora è arrivata 1 sola delle 8 navi programmate di Cvm (2500 tonnellate per nave).

Ricordiamo a chi non lo sapesse che quello di Ravenna è l’unico stabilimento rimasto in Italia per la produzione di Pvc, in un paese in cui buona parte del tessuto industriale è formato da piccole e medie imprese manifatturiere che lo utilizzano come materia.

Roberto Castiglioni, amministratore delegato della Coem (subentrata nella gestione degli impianti), dice di essere alla ricerca di alternative per la fornitura di Cvm perché “se non si risolve prima di ottobre rischiano di tornare tutti in cassa integrazione“.

I Lavoratori non esprimono al momento giudizi sulle motivazioni per cui l’azienda non abbia fornito il Cvm a Ravenna come programmato negli incontri svolti con Coem, ma ribadiscono che “una soluzione industriale credibile e sostenibile è assolutamente prioritaria.” Per i Sindacati questa situazione è inaccettabile: “non è possibile penalizzare ancora una volta gli stessi lavoratori che hanno vissuto con grande sacrificio la precedente vertenza (Vinyls). Inoltre, si sono sacrificati per 10 mesi per rendere l’impianto perfettamente pronto per la produzione di Pvc e proprio ora che lo scopo è stato raggiunto, con il positivo riavvio della produzione, compromettere la fiducia che questi lavoratori hanno riposto nella società sarebbe paradossale e deleterio”.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato un incontro con le Segreterie Nazionali il  17 settembre nel quale sarà affrontata la situazione. Il Ministero ha anche inviato una richiesta di chiarimenti all’azienda fornitrice Arkema/Kem One.

PORTO MARGHERA. I 138 dipendenti della Vinyls in cassa integrazione straordinaria da tre anni non ricevono lo stipendio e la cgis da giugno. Per questo, allo stremo delle forze e dopo una concitata assemblea, hanno deciso di lanciare un ultimatum ai commissari Vinyls. Sono decisi ad abbandonare i presidi di sicurezza degli impianti del cvm/pvc se la situazione non si sblocca (come spiegano alle telecamere del telegiornale regionale).

Porto Marghera

Abbiamo intervistato Nicoletta Zago, cassintegrata Vinyls, che ci spiega che la riunione in prefettura del 31 agosto con i sindacati è determinante per capire quel che succederà: “L’incontro è fissato per le 10.30… poi non so che altro dire… se non che siamo allo stremo delle forze, siamo senza stipendi e cassa da giugno. Qui i lavoratori non ce la fanno più e continua l’accanimento nei nostri confronti. Si pensa alla costruzione della Torre della Luce di Cardin (istituzioni locali felici e contente), ma ci si è dimenticati della Torre Vinyls che per 60 giorni è stata occupata da gente onesta che vorrebbe solo lavorare”, ricorda Nicoletta. “Questo paese evidentemente non sa più che vuol dire dignità e lavoro.”

Se la situazione non si risolve i lavoratori attueranno le seguenti azioni nel pieno rispetto della sicurezza: svuotamento dei serbatoi; fermata totale della sezione trattamento acque; fermata del circuito pompe da vuoto e del termocombustore, come da manuale operativo. Al termine delle operazioni appena elencate il personale del reparto Cv22/23 si riterrà dispensato dall’obbligo di presenza presso gli impianti di competenza, non garantendo più alcun presidio di sicurezza. I lavoratori si riterranno posti in cassa integrazione a zero ore.

In un’intervista a un giornale locale i lavoratori affermano di essere “vittime di continue azioni vessatorie ed intimidatorie da parte dei commissari Vinyls, che permettono ai consulenti (pagati per gestire l’organizzazione del lavoro) di obbligare i lavoratori (non pagati) ad assumersi un impegno che non è più loro.” Chi oggi sta infrangendo la legge sono loro.

PORTO TORRES. Da sud al centro al nord, tutta la Sardegna rischia di esplodere se non arrivano risposte certe sull’occupazione, l’isola si prepara all’autunno più caldo degli ultimi quindici anni. I 150 lavoratori Vinyls di Porto Torres non percepiscono lo stipendio da tre mesi e il 9 giugno è scaduta anche la cassa integrazione, che non è stata ancora rinnovata.

Porto Torres

Praticamente lavorano gratis. Lavorano gratis in ambienti a 40 gradi, privi di condizionatori d’aria, e non hanno la disponibilità dell’acqua calda. Ormai l’occupazione dell’Asinara è solo un malinconico ricordo lontano e la vertenza Vinyls di Porto Torres è avviata a fine corsa nel silenzio generale dei media nazionali, del Governo e della Regione Sardegna.

Il 17 settembre è fissato l’incontro al ministero con i commissari, ma tensione e esasperazione sono palpabili e non è da escludere che, sulla scia di altre proteste isolane, anche i cassintegrati Vinyls tornino a lottare in maniera eclatante.

Questa mattina (30 agosto), per esempio, è cominciata dal porto di Civitavecchia la marcia su Roma di 56 lavoratori dell’Alcoa di Portovesme, che si può seguire in diretta su Twitter con hashtag #alcoaroma. Si accamperanno davanti al ministero per 2 giorni. Un’altra protesta sarda che ha occupato le pagine di tutti i giornali europei è la tragica occupazione dei minatori del Sulcis, che dal 26 agosto vivono asserragliati a 373 metri di profondità nelle miniere del Sulcis, con 600 kg di esplosivo. La loro protesta è sfociata in tragedia quando uno di loro, subito bloccato dai suoi colleghi, si è tagliato l’avambraccio in diretta televisiva.

Napolitano afferma di sostenere i minatori del Sulcis, fece lo stesso 1 anno fa con la Vinyls… considerato com’è andata a finire non è certo un buon segnale.

di Marco Nurra | @marconurra
(30 agosto 2012)

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