
Protesta dei lavoratori Vol2 | Foto: Fiorella Sanna
La notizia del sequestro di beni per 3 milioni di euro ai fratelli Antonangelo e Sebastiano Liori e a Marcello Massa nell’indagine sul crack Vol2, tocca migliaia di lavoratori e non solo i 300 del call center cagliaritano fatto fallire nel dicembre 2010 (buco stimato 35 milioni). Sì, perché si può dire che quei soldi appartengano a tutti i lavoratori truffati da suddetti personaggi. Parliamo di più di diecimila persone che lavoravano in aziende consegnate nelle mani dei Liori e di Massa per farle fallire scientemente senza alcuno scrupolo per le vite che rovinavano. Parliamo dei lavoratori di Omnia Network, Agile (ex Eutelia), Raf Phonemedia, oltre che di Vol2.
Stesso film di Vol2, l’hanno vissuto difatti per primi i lavoratori Omnia Network (poi Voicity), azienda quotata in borsa fino al 2008, poi finita in un giro di false cessioni tra Italia ed estero, ad opera dei soli noti, che la portano al fallimento, trascinando nel baratro più di 2.500 lavoratori. Fu poi la volta di Agile, frutto di un licenziamento di massa camuffato in cessione di ramo d’azienda operata da Eutelia e l’Omega di Massa e Liori. E nello stesso periodo vengono risucchiati dal tritatutto Omega gli 8000 lavoratori dei call center Phonemedia, che da un giorno all’altro, passando nelle mani di Massa, si sono trovate senza stipendio e senza ammortizzatori sociali per arrivare al fallimento nel 2011.
Per questo i lavoratori dicono “quei soldi sono nostri!”. Anche se quel valore di tre milioni sequestrati copre solo un piccolo frammento dei debiti verso i lavoratori. Solo per Agile si possono ipotizzare circa 45 milioni, tra Tfr, stipendi e contributi non pagati. Per non parlare del danno della perdita del lavoro, per molti irreparabile, trattandosi di lavoratori over 50, e del danno morale che l’infranta dignità del lavoro ha causato. Quei soldi non bastano. I responsabili di questa situazione dovrebbero lavorare gratuitamente per dieci vite per risarcire completamente i lavoratori, anziché lagnarsi della loro condizione con patetiche lettere dal carcere. Senza calcolare il danno al sistema nazione, ma qui subentrano delle concolpe, lo Stato dov’era quando questi malfattori operavano false cessioni alla luce del sole?
La scoperta del sistema Massa-Liori in Vol2, nasce difatti non da azioni preventive atte a scongiurare tragedie sociali di questo genere, ma dalle indagini in corso a Roma a seguito delle denunce del 2009 dei lavoratori Agile. I lavoratori capirono in fretta che la cessione era una truffa. Quando appena acquisito non ti pagano lo stipendio è facile sentire puzza di bruciato. Iniziarono quindi subito le azioni legali, con l’impugnazione della cessione prima e poi con la costituzione di parte civile nel processo penale romano che vede coinvolti, oltre al trio di liquidator, anche i vertici di Eutelia (ovvero i mandanti) con il suo deus ex machina latitante a Dubai.
Insomma le indagini e i processi vanno avanti, qualche presunto (sic) colpevole è stato privato della libertà, peccato però che le fabbriche hanno chiuso, definitivamente.
di Cadigia Perini | @cadigiaperini
(6 settembre 2012)

Tags: Cadigia Perini, Cagliari, Eutelia, isoladeicassintegrati.com, L'isola dei cassintegrati, omnia, Sardegna, truffa, Vol2









Non so perché ma mi ricorda tanto la storia dei lavoratori di una ditta che si chiamava Italtel Sistemi ceduta come Tecnosistemi e di tanti altri rami di azienda venduti per poi farli sparire nel nulla. Io in Italtel sono entrato come matricola 32.342, poi la Telecom con la complicità dei politici hanno fatto un’OPA e ci hanno quotato in borsa, ero uno dei pochi che sapeva la fine che ci attendeva, in tanti hanno creduto al libero mercato, ora sono rimasti un migliaio di lavoratori e anche per loro sembra sia arrivata la resa dei conti.
Non so perché ma mi ricorda tanto la storia dei lavoratori di una ditta che si chiamava Italtel Sistemi ceduta come Tecnosistemi e di tanti altri rami di azienda venduti per poi farli sparire nel nulla. Io in Italtel sono entrato come matricola 32.342, poi la Telecom con la complicità dei politici hanno fatto un’OPA e ci hanno quotato in borsa, ero uno dei pochi che sapeva la fine che ci attendeva, in tanti hanno creduto al libero mercato, ora sono rimasti un migliaio di lavoratori e anche per loro sembra sia arrivata la resa dei conti.
Speriamo che cambi il mondo con l’avvento di una nuova era, perché siamo in brutte mani.
Una piccola, ma importante rettifica: Sebastiano Liori ed il fratello Antonangelo assieme a Claudio Marcello Massa, compaiono nella vicenda Omnia Network, ma spesso impropriamente si attribuisce loro il fallimento della società, ma la cosa è da addebitare ad altri personaggi, vale a dire i vertici storici della società.
E’ vero, Sebastiano Liori è stato amministratore delegato della Omnia Network, ma soltanto dall’aprile al luglio del 2009 e non ha giocato alcun ruolo nella cessione delle società controllate di Omnia Network, avvenuta nel settembre del 2009. Cessione che ha determinato la dismissione di 2500 dipendenti e di milioni di euro di debito.
Tutto questo, ripeto, va attribuito ad altri, ovvero i vertici storici di Omnia Network. Su tutti è d’obbligo citare Alessandro Gili ed Adriano Ventucci, quest’ultimo figlio del senatore Cosimo ventucci, che hanno giocato un ruolo di primaria importanza (non so fino a che punto consapevolmente) nell’operazione di dismissioni lavoratori/debiti.
Omnia Network è una vicenda tutta da raccontare, perché rappresenta bene un certo modo di fare impresa (troppo diffuso) in Italia, meno cialtrone di quello di Liori e Massa, ma non per questo meno pericoloso per le sue conseguenze sociali.
Bruno Santoro
ex dipendente della Conversa srl (società fallita) appertenente al gruppo Omnia Network spa oggi Seteco International spa (società fallita).
Secondo il gip Elvira Tamburelli era in atto un «accodo criminoso, connotato da particolare protervia e aggressività sociale». Gli indagati avrebbero messo in atto «una complessa operazione dolosa volta a cagionare il fallimento della Agile al fine di spogliarla dei suoi assets e di sottrarre la garanzia al corpo dei creditori più significativi, ovverosia i circa 2000 lavoratori dipendenti che hanno perso il lavoro». Gli indagati avrebbero acquistato numerose società con alcune migliaia di dipendenti, tentando «nuove avventure finanziarie». Massa e Antonagelo Liori sono ritenuti gli «artefici principali dell’intera operazione illgale».