Da Alcoa ai minatori, la violenza paga

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L'occupazione del silos nello stabilimento Alcoa

Ricordate perché gli operai della Vinyls avevano occupato il carcere abbandonato dell’Asinara? Per il lavoro, certo. Ma anche per un altro motivo, che ripetevano sempre nelle interviste: “Abbiamo voluto rivolgere il disagio verso noi stessi anziché sui nostri simili”, con occupazioni e proteste dure. Che avevano fatto in precedenza, causando parecchi disordini nel nord Sardegna. Scrivevamo sul gruppo facebook due anni e mezzo fa: “Alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti“.

Due anni dopo sembra tutto finito. Ora la disperazione di gente che non riesce a pagare la spesa, l’affitto, le bollette, la scuola ai figli, e che è disposta a tutto, la vediamo nel minatore che si taglia i polsi in diretta tv, negli operai Alcoa che si buttano in acqua per fermare i traghetti e che a Roma lanciano bombe carta. Sono da condannare la violenza (anche verso se stessi) e i gesti estremi? Certo. Era meglio la protesta pacifica dell’Asinara? Sì.

Però… è servita la protesta pacifica degli operai Vinyls, per tornare al lavoro? No. E’ servita la disperazione dei minatori e degli operai Alcoa, per sbloccare le vertenze? Si.

Per i minatori si è rinviata la chiusura, pur senza nessun progetto di rilancio sul tavolo. Per Alcoa solo la scorsa settimana il ministro Fornero diceva: “Sarebbe sbagliato dire che garantiremo noi i posti di lavoro” e il collega Passera aggiungeva che era quasi impossibile trovare compratori. Una vergogna, lo stesso ministro che dovrebbe cercare di favorire le trattative di vendita degli stabilimenti – questo dovrebbe essere il suo mestiere ma pare essersene dimenticato come abbiamo scritto su L’Espresso – fa affermazioni pubbliche di questo tipo. Quale compratore si farebbe avanti dopo dichiarazioni del genere da parte del Ministro?

Ora, dopo i polsi tagliati la miniera non chiuderà. Dopo la manifestazioni a Roma degli operai Alcoa anche il ministro Passera (quello di “impossibile trovare compratori”) si è speso in prima persona, spingendo sulla multinazionale americana per rinviare la chiusura e addirittura ha affermato che c’è l’offerta del gruppo Klesh. Operai e minatori, ora, possono stare tranquilli per un poco. È bastato scendere sotto terra, tagliarsi i polsi, mettere a ferro e fuoco la capitale.

Quanto sono lontani i tempi dell’occupazione dell’Asinara.

P.S. Sia chiaro: sappiamo bene che solo un piccolo gruppo degli operai Alcoa è responsabile di qualche disordine, che la maggioranza di loro è pacifica. Il titolo del post è una provocazione, non vogliamo assolutamente accusare gli operai, quanto far capire al Governo che così facendo si spingono i lavoratori ad azioni violente. 

di Michele Azzu | @micheleazzu
(12 settembre 2012)

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