Passera, Marchionne, l’Alcoa e 54 aziende #chetempochefa

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Il ministro Passera a "Che tempo che fa"

L’elasticità con cui Corrado Passera si adagia sulla poltrona di Fazio è figlia dell’abitudine o di un duro allenamento. Ieri sera “Che tempo che fa” ha aperto la nuova stagione con un’intervista al ministro dello sviluppo economico, che si è lasciato andare a dichiarazioni politiche che meritano qualche commento. Magari un riscontro: sono vere?

  • I primi punti dell’Agenda Monti per Passera, sono l’agenda digitale e la carta d’identità elettronica. Io che ho 28 anni so che agenda digitale è uno di quei termini fumosi che servono alla politica ma che in concreto non significano nulla, al massimo qualche pc in più in qualche scuola. In un paese dove non c’è cultura digitale diffusa, servizio al cliente, e in cui una o due compagnie telefoniche la fanno da padrone, sbandierare l’agenda digitale significa essere lontani dalla realtà. Secondo le indiscrezioni de L’Espresso non ci sono abbastanza soldi, e l’impressione è che i punti toccati siano davvero vaghi.
  • “Sul patto di stabilità degli enti locali troveremo una soluzione”. La domanda è: Quando? Gli slogan sul futuro non li fai a fine legislatura.
  • Passera non riesce a fermare un “Sergio” confidenziale, quando parla di Marchionne. Tanto che Fazio infierisce: “Sergio chi?” e Passera si riabbottona. Ecco, a questa uscita, due reazioni mi sembrano possibili. Se fossi un operaio di Pomigliano che lavora a turni flessibili, in cassa integrazione, aumentando la produzione di un terzo, e con lo stipendio decurtato mi incazzerei. Se invece fossi una persona qualunque che legge e che si informa, ma che non ha a che fare con Fiat, mi preoccuperei molto, perché con un livello di intimità del genere sarei certo che quel ministro non può o non ha intenzione di difendere i miei interessi. Che riguardano mantenere in Italia delle produzioni strategiche, e qualche migliaio di schifosissimi posti di lavoro.
  • Passera su Fiat: “Vende in america e dobbiamo essere contenti. Dall’Italia si può fare esportazione”. Fazio insiste: “Marchionne in studio qui da noi aveva affermato di non volere aiuti pubblici”.
  • Sull’Ilva il ministro non risponde. Però si difende: “Abbiamo risolto 54 vertenze industriali”. A me, che su questo ci ho fatto da poco una inchiesta per L’Espresso non risulta, e gradirei sapere i nomi di queste 54 aziende. Oggi telefono al ministero e pubblico la risposta appena ce l’ho su questo blog.
  • Su Alcoa: “Erano state chieste tariffe energetiche che avrebbero gravato troppo”. Fa piacere che il ministro se ne sia accorto, dato che queste tariffe le si chiede da anni. Si chiedono in virtù delle cifre record che l’energia raggiunge in Sardegna, che non permettono concorrenza. Passera dimentica gli altri due problemi indicati da Alcoa: assenza di infrastrutture e governo nazionale inaffidabile.
L’elasticità con cui Corrado Passera si adagia sulla poltrona di Fazio è figlia dell’abitudine o di un duro allenamento. E a vederlo così plastico lì sopra l’impressione è che sia leggero come una piuma.

di Michele Azzu | @micheleazzu
(1 ottobre 2012)

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