Melfi, la beffa della Fiat

180 Flares Facebook 166 Twitter 9 Google+ 5 LinkedIn 0 180 Flares ×

fiat_melfi

Era il 20 dicembre scorso quando i capi della Fiat Sergio Marchionne e John Elkann, al cospetto del premier Monti, presentavano il nuovo piano industriale a Melfi. «Un miliardo di investimenti», dicevano. «Tra gli applausi degli operai», chiosavano i giornali. Poche settimane dopo Fiat annuncia la cassa integrazione straordinaria per due anni, per tutti i 5.500 dipendenti, a partire dall’11 febbraio. Alla luce di quello che è successo lunedì, la vetrina natalizia con Marchionne e Monti sembra davvero una beffa. Perché il miliardo promesso, fra due anni potrebbe sparire: come sono spariti i 20 miliardi destinati a Fabbrica Italia. E perché abbandonando la produzione della Grande Punto si lascia un’auto ‘popolare’ per produrre vetture di fascia alta con un mercato diverso: «Si entra in un’area di incertezza in cui potrebbe diventare difficile mantenere gli attuali livelli di produzione», dice il segretario provinciale Fiom di Torino, Federico Bellono.

Ma l’annuncio di lunedì non stupisce: «Qui lo sapevamo tutti», dice Marco Forgione, in catena di montaggio a Melfi. «Si può stupire solo chi si occupa di Fiat in maniera approssimativa, come il presidente Monti», conclude Bellono. E con la riforma Fornero del lavoro, una eventuale cessazione di attività non permetterebbe neanche di richiedere la cassa in deroga. IL PIANO MELFI. Nei due anni di vuoto i dipendenti entreranno in cassa a rotazione e le due linee di produzione marceranno a fasi alterne. Questo in vista della ristrutturazione aziendale in cui Fiat, fra due anni, dovrebbe emettere il famoso miliardo di euro per produrre due mini suv: la 500 X e la utility vehicle Jeep. Cisl e Uil esprimono fiducia, i rispettivi segretari Bonanni e Angeletti erano con Marchionne e Monti alla presentazione del Piano Industriale il 20 dicembre. La Fiom, invece, è preoccupata: «I livelli occupazionali sono a rischio», dice il segretario Maurizio Landini. Per Marchionne è tutto normale: «Non capisco qual è il problema», spiega dal salone di Detroit. «La cassa integrazione serve a rimodernare le linee per le nuove produzioni». E sempre da Detroit l’a.d. conferma che nessun impianto italiano chiuderà.

Continua a leggere l’inchiesta sul sito de L’Espresso…

di Michele Azzu | @micheleazzu

180 Flares Facebook 166 Twitter 9 Google+ 5 LinkedIn 0 180 Flares ×

Tags: , , , , , , ,

Top post

Post recenti