Chiude l’azienda cosmetica Safosa, 500 dipendenti a casa

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Coinvolti nella vertenza 250 lavoratori diretti, 150 delle cooperative, e 100 dell’indotto, in totale sono circa 500 le persone che hanno perso il lavoro. Stiamo parlando dell’azienda cosmetica Safosa, un’azienda cosmetica di Gaggiano nata negli anni ’80. Da marzo la cassa integrazione coinvolge tutte le maestranze, comprese le cooperative. La fabbrica è chiusa. 

cosmetica

I primi anni di vita contava un’ottantina di dipendenti e un florido pacchetto di clienti. “In Europa di stabilimenti così ne sono rimasti ben pochi”, ci racconta un ex dipendente con voce quasi nostalgica. “Penso ai macchinari, alle attrezzature all’avanguardia, ma anche alla qualità del lavoro di cui abbiamo goduto fino ad oggi… ma tralasciamo questi particolari”, taglia corto, con amarezza.

Fino al 2002 il proprietario era la multinazionale Unilever, che ha poi ceduto l’attività, come racconta Michela Giachetta nel suo blog Assalto al cielo. Dopo la cessione, per circa 5 anni il lavoro è andato alla grande, aumentando di anno in anno, al punto che l’azienda cresce da 400 a 500 dipendenti (contando i lavoratori dell’indotto). “Poi un giorno, nel 2008, un collega legge quasi per caso una notizia su Internet: la Safosa ha iniziato la costruzione di uno stabilimento a Levice, in Slovacchia”. Quella notizia è bastata ad accendere una lampadina d’allarme nelle menti dei lavoratori, che hanno fiutato subito il pericolo di una delocalizzazione. La paura si rivela fondata, infatti negli anni successivi la produzione dei dentifrici viene spostata in Slovacchia. “È da quel momento che iniziano i guai, e oltre alla mazzata della delocalizzazione si aggiunge quella della crisi internazionale. La direzione ci avverte che non siamo più competitivi“. La proprietà vuole chiudere i cancelli della sede di Gaggiano, ma la chiusura viene scongiurata con la cassa integrazione: prima straordinaria per ristrutturazione, poi ordinaria.

Dopo aver accumulato milioni di euro di debiti, nel febbraio 2012 la società viene messa finalmente in liquidazione, ma dopo un anno chiude definitivamente i battenti (a metà marzo 2013), senza nessun compratore all’orizzonte, mettendo in cassa integrazione tutti i dipendenti. Che aspettano mesi di stipendi arretrati.

di Marco Nurra | @marconurra

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