Con la Riforma Fornero il loro licenziamento sarebbe legale

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Seguiamo la vertenza Midal da quasi due anni ormai, ma solo pochi mesi fa abbiamo potuto scrivere finalmente qualche buona notizia. Dopo la prima vittoria in tribunale, a metà gennaio, è arrivato l’ordine di arresto per i vertici del colosso alimentare. Pochi giorni fa doveva iniziare il secondo processo per licenziamento senza giusta causa, ma il giudice ha rimandato al 17 settembre.

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“Inutile dirvi la nostra delusione dopo l’ennesimo e del tutto inatteso rinvio”. È Marilisa, ex dipendente Midal, quasi due anni di lotte alle spalle, che ci scrive. Si riferisce all’udienza dei colleghi ex Coal, rimandata al 17 settembre dal giudice. È una delle 40 cause giudiziarie per infrazione dell’articolo 18 che gli ex lavoratori del colosso alimentare fallito hanno avviato presso il Tribunale di Latina, la prima si è conclusa con esito positivo per i dipendenti.

“Tutta questa attesa è sfibrante”, spiega Marilisa. “Le nostre vite sono sospese perchè nessuno di noi ha trovato una collocazione stabile. Ed è diventato quasi impossibile mandare avanti il nostro quotidiano in maniera dignitosa”. I lavoratori aspettano che la Regione Lazio si degni di pagare il sussidio previsto dalla mobilità in deroga. “Nonostante lo stato d’animo, stiamo pensando a nuove forme di protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nostra situazione. Nonostante le lungaggini della giustizia italiana noi non molleremo, anzi!”

Gli ex dipendenti avevano denunciato sin da subito l’illegittimità del licenziamento, avvenuto (ricordarlo è d’obbligo) prima della Riforma Fornero. Oggi infatti, senza l’articolo 18, i lavoratori Midal non avrebbero potuto impugnare il licenziamento in tribunale, nonostante l’evidente gestione aziendale scellerata che ha portato a un crack fraudolento dell’impresa.

Forse chi parlava del Ministro Fornero come di una “rivoluzione culturale” (vi giuro, c’è davvero chi lo ha scritto!) non ha ben chiara la realtà italiana. E la storia della Midal, fallita in seguito al dirottamento dalle casse della società di oltre dieci milioni di euro, è solo uno dei tanti esempi tricolore di truffa a danno dei lavoratori. Un truffa sempre più legale.

di Marco Nurra | @marconurra
(Foto: Andrea de Santis)

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