Indesit si vendica degli scioperi ‘liberando’ i lavoratori

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A causa degli scioperi di Melano e Albacina e all’impossibilità di approvvigionare le linee produttive, Indesit Company ‘mette in libertà gli operai’*, ossia, li manda a casa senza stipendio. I sindacati sul piede di guerra denunciano il “comportamento antisindacale” e il braccio di ferro con il colosso dell’elettrodomestico si fa sempre più duro. Stiamo parlando di 1.425 esuberi che sono ormai nero su bianco.

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Quella dei lavoratori Indesit è forse una delle vertenze più importanti del Paese. Non solo per le dimensioni – 1.425 licenziamenti in Italia – ma anche e soprattutto per gli effetti che può avere sull’intero tessuto industriale e lavorativo. È una partita giocata su più fronti che determinerà il futuro e le sorti di tante altre vertenze sindacali.

E dopo gli scioperi dei giorni scorsi, dopo che i sindacati hanno fatto saltare le trattative, la palla questa mattina è tornata all’azienda che ha risposto alzando il livello di scontro: chiusi gli stabilimenti di Fabriano fino al 2 luglio e tutti a casa senza stipendio, con questa giustificazione:

“A seguito delle modalità utilizzate nell’esercizio del legittimo diritto di sciopero e dei blocchi delle merci attuati agli ingressi, è risultato impossibile approvvigionare correttamente le linee produttive. Per tale motivo, Indesit Company si vede costretta a effettuare il fermo produttivo dello stabilimento di Albacina (e Melano ndr), dalle 12 fino al termine dei turni lavorativi per il giorno 28/6. L’attività lavorativa riprenderà normalmente il giorno 2/7”

Sì, è la stessa Indesit che una settimana fa contestava la “mancanza di un confronto costruttivo” da parte dei sindacati. Eppure, rispondendo agli scioperi con una ‘serrata’, viene meno la sbandierata disponibilità dell’azienda a discutere una soluzione condivisa. “È un comportamento antisindacale”, avvertono Fiom, Fim e Uilm, pronti a denunciare la compagnia.

Ai lavoratori quella di oggi sembra più che altro “una vendetta”, un colpo di forza dei vertici aziendali per dire: “Ricordatevi chi è il padrone“. I giornali, invece, si limitano ad usare il termine: messa in libertà* (1, 2, 3, 4, per citarne alcuni.). Un po’ come quando si libera la volpe, prima di scioglierle dietro i cani.

* La ‘messa in libertà’ implica il mancato salario al lavoratore che per cause non ascrivibili a proprie responsabilità non percepirà, per tutto il periodo di assenza al lavoro, il relativo corrispettivo economico.

di Francesco Marini 

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