Geox fa le scarpe a 90 dipendenti

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Era un’azienda-simbolo del made in Italy di successo, con una fabbrica senza sindacato dove tutto si risolveva a pacche sulle spalle. Ma la recessione è arrivata anche lì e un lavoratore su sei verrà mandato a casa. L’inchiesta di Michele Azzu per l’Espresso.

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Una sala gremita di lavoratori, ieri alla Geox Spa di Montebelluna, nel trevigiano: i 545 dipendenti erano tutti presenti all’assemblea per apprendere la notizia shock dei 90 esuberi annunciati dall’amministratore delegato del gruppo. L’assemblea più partecipata che la fabbrica ricordi. Anzi, la prima. Perché Geox non si era mai trovata ad affrontare una procedura di licenziamenti collettivi.

Eppure i sindacati fino ad oggi non c’erano. Su 545 dipendenti veneti solo una persona è iscritta a un sindacato. «È una situazione anomala», riferisce Andrea Roncato della Uiltec di Treviso. «Non è normale che sia accaduto in un’azienda di questa portata». E Cgil, Cisl e Uil – ieri presenti come da regolamento per le procedure di esuberi – si trovano a licenziamenti annunciati senza sapere realmente cosa è successo: «Di fatto conosciamo poco l’azienda», ammette Gianni Boato della Femca Cisl, anche lui presente all’assemblea.

Come è potuto succedere? Per Boato: «L’azienda ha sempre provveduto a gestire i momenti positivi e non ha mai ritenuto di doversi interfacciare col sindacato». Un rapporto diretto, tra dipendente e dirigenza, in cui i sindacati non sono mai entrati. «Dobbiamo formare ora le nostre Rsu», dice Andrea Guarducci della Filtcem Cgil. E così stanno facendo, di corsa, anche Cisl e Uil: «Occorreranno almeno due settimane per eleggere le Rsu», spiega Roncato della Uil. Il piano di esuberi è stato motivato dall’azienda con le perduranti cattive situazioni dei mercati, in crisi sono le vendite nei Paesi del Mediterraneo come Italia, dove l’azienda realizza il 38 per cento del suo fatturato.

Ma che i conti della Geox non fossero a posto già si sapeva. Il gruppo guidato da Mario Moretti Polegato ha chiuso il 2012 con un utile netto pari a 10 milioni di euro, rispetto ai 49,98 milioni registrati nello stesso periodo del 2011. I ricavi sono scesi del 20 per cento, e quelli generati in Europa, pari al 44 per cento dei ricavi totali, sono diminuiti del 16 per cento. Eppure lo scorso marzo il cda ha distribuito comunque dividendi agli azionisti per 15 milioni di euro complessivi, per mantenere la fiducia dei mercati.

polegato_geoxNonostante una situazione ben nota, quindi, ci si ritrova oggi con 90 esuberi su 545 dipendenti, principalmente impiegati, senza delegati sindacali, senza i sindacati in fabbrica, con un solo iscritto alla Cgil in un impianto di dimensioni importanti. In quel pezzo di Veneto una volta conosciuto come il “distretto calzature”, ormai in declino da tempo. Qui sono nate la Tecnica, la Lotto, la Nordica. «Se lei usa delle scarpe da scalata o da trekking può stare sicuro che vengono da qui», spiega Boato. Il distretto contava 428 aziende e un 70 per cento di produzione esportata: scarponi da sci, da trekking, da ciclismo. Poi sono arrivate le delocalizzazioni, i contratti di solidarietà e la cassa integrazione. «Il contratto di solidarietà è molto diffuso qui a Treviso», spiega Roncato della Uil. «Cinque anni fa chi entrava in mobilità andava al centro per l’impiego e in due mesi era di nuovo occupato. Ora non è più così», aggiunge Boato.

Non è più così anche per la Geox, e i dipendenti l’hanno appreso nella maniera peggiore all’assemblea di giovedi. «Molti di loro sono ventenni, non hanno cultura sindacale ed erano tutti molto sorpresi. C’è grossa preoccupazione», dice il sindacalista Roncato. «All’assemblea c’erano davvero tutti, e la maggior parte sono giovani di 30 o 35 anni», aggiunge Guarducci della Cgil. «Storicamente l’azienda è sempre andata bene, non conoscono queste dinamiche, né i sindacati».

E ora che si fa? «La proposta migliore in questo caso è evitare gli esuberi e ricorrere ai contratti di solidarietà, anche se con 90 esuberi su 545 lavoratori possono esserci problemi con la rotazione. Sarebbe una solidarietà pesante», spiega Boato della Cisl. Una polveriera pronta ad esplodere, la Geox di Montebelluna. «La giovane età dei dipendenti purtroppo non aiuta, perché non possono esserci degli scivoli che accompagnino alla pensione. Inoltre la maggior parte di questi giovani hanno mutui e pagamenti in atto», spiega Boato. «Ci hanno chiesto cosa fare, i dipendenti, ieri in assemblea, quando li abbiamo visti per la prima volta – racconta Roncato – ci hanno chiesto quali sono i loro diritti. Chi ha sempre lavorato in un’azienda senza problemi come la Geox vive sulla luna». Il ritorno alla realtà non sarà cosa facile.

di Michele Azzu @micheleazzu | l’Espresso

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