Strage sul lavoro: quei morti che le statistiche ufficiali non vedono

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Dall’inizio dell’anno sono 446 le morti per infortuni sui luoghi di lavoro. Oltre 910 se si aggiungono i lavoratori che hanno perso la vita sulle strade e in itinere. Sono i dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro, che denuncia l’incompletezza delle statistiche ufficiali. 

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Un’autentica carneficina, che smentisce i numeri delle statistiche ufficiali. L’Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro registra infatti tutti i morti sul lavoro e non solo quelli che dispongono di un’assicurazione: moltissime vittime lavoravano in nero e sono invisibili per le statistiche ufficiali. “La politica potrebbe fare moltissimo, e con poche risorse, per frenare drasticamente questo fenomeno che ci vede tra i primi in Europa nella triste classifica”, assicura il fondatore dell’Osservatorio, Carlo Soricelli.

In questi primi nove mesi dell’anno il 39% delle vittime sono lavoratori dell’agricoltura: 161 (di cui 100 schiacciati da un trattore). Il 23,6% lavorava nell’edilizia, il 16,6% nei servizi, il 5,9% nell’industria (compresa la piccola industria e l’artigianato), il 5,4% nell’autotrasporto.

Questa cifra cresce enormemente se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere e sulle strade che sono considerati giustamente, per le normative vigenti, morti sul lavoro a tutti gli effetti. La strada può essere considerata una parentesi comune ai lavoratori di tutti i settori, un momento in cui si è particolarmente vulnerabili per colpa della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari, soprattutto edili meridionali che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa. “Queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni e alle statistiche ufficiali che le classificano genericamente come morti per incidenti stradali”.

Le mistificazioni sul presunto calo delle morti sul lavoro

Stando ai dati dell’Osservatorio di Bologna, aggiornati al 30 settembre del 2013, è un errore parlare di un calo delle morti sul lavoro. Infatti, prendendo in esame lo stesso periodo di tempo in anni diversi, la situazione dal 2008 a oggi è rimasta pressoché identica.

  • Al 30 settembre del 2008 i morti sui luoghi di lavoro furono 462
  • Al 30 settembre del 2009 i morti sui luoghi di lavoro furono 419
  • Al 30 settembre del 2010 i morti sui luoghi di lavoro furono 430
  • Al 30 settembre del 2011 i morti sui luoghi di lavoro furono 495
  • Al 30 settembre del 2012 i morti sui luoghi di lavoro furono 465
  • Al 30 settembre del 2013 i morti sui luoghi di lavoro sono 446

Bisogna sempre ricordarsi che a queste vittime occorre aggiungere le morti in itinere e sulle strade. “Con un andamento di poco altalenante la situazione delle morti sui luoghi di lavoro è praticamente la stessa – sostiene Soricelli – anzi, se si pensa che dal 2008 si sono persi milioni di posti di lavoro si può affermare con certezza che il dramma è peggiore. E quello che dico è incontestabile perchè le morti sono tutte documentate”.

Ogni anno c’è qualcuno che sventola un “favoloso calo” dei morti sul lavoro, ma Carlo Soricelli si ribella a questa chimera. “È una vera mistificazione. I numeri ufficiali dei decessi sono sottostimati del 25% rispetto a quelli del nostro Osservatorio. E le altre persone che noi abbiamo registrato come morti sul lavoro sono forse dei manichini? Ma di che cali stanno parlando?”, chiede provocatoriamente Soricelli. “Veramente siamo convinti che esistono morti sul lavoro di serie A e di serie B?”

di Marco Nurra | @marconurra

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