Esodati contro Letta: ‘Il Pd ha rotto il nostro patto’

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  • Mario Monti, 29 dicembre 2011: “Nessuno resterà senza lavoro e senza pensione. Il governo ha adottato misure intese a salvaguardare le situazioni di chi, a seguito della modifica dei requisiti d’accesso al trattamento pensionistico si sarebbe trovato senza lavoro, senza retribuzione e senza nemmeno pensione […] assicuriamo il nostro massimo impegno per evitare situazioni di estrema difficoltà economica di cui ci rendiamo conto”.
  • Enrico Letta, 29 aprile 2013: “Con gli esodati la comunità nazionale ha rotto un patto, va trovata una soluzione strutturale, è un impegno prioritario di questo governo ristabilirlo”.
  • 18 ottobre 2013: Non hanno fatto NULLA.

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Alla luce dei proclami sopra, le ultime nuove sulla situazione degli esodati – che abbiamo seguito su L’Isola fin dagli inizi – lasciano l’amaro in bocca. Da gruppo romano della “Rete degli esodati” arriva il messaggio rivolto direttamente al Pd: “Ci ricorderemo di chi approva tale disegno di legge coi nostri voti e delle promesse non mantenute del premier Letta per ripristinare la fiducia in uno stato che ha rotto un patto con gli esodati”.

Con la Legge di Stabilità ai complessivi 130.000 salvaguardati – sul totale di 314.000 esodati, dati Inps – sono stati aggiunti altri 6.500 dalla platea dei licenziati. Ma questo, finora, è tutto. Il ministro Giovannini ha anche affermato che non ci sarà controriforma: “Per lo Stato sarebbe un onere eccessivo”. Gli esodati hanno ragione: il Pd, con Bersani, aveva fatto un patto elettorale con gli esodati. Lo scorso gennaio a una lettera della “Rete degli esodati” pubblicata su L’Isola, e twittata ai candidati premier, era arrivata proprio la risposta dell’ex candidato premier del Pd.

La “posizione del pd è chiara”, ma nonostante questo non saranno stanziati altri fondi per la salvaguardia di ulteriori esodati, quei 177.000 e rotti che non hanno ancora tutele. Si attingerà dal fondo costituito nella scorsa legislatura per utilizzare risorse economiche non utilizzate nei tre precedenti interventi di salvaguardia. Sul numero degli esodati, pochi giorni fa il ministro Giovannini e il sottosegretario Dell’Aringa affermavano che con la salvaguardia di altre 20/30.000 persone avrebbero risolto definitivamente il problema. A fare due conti, in realtà, mancherebbero all’appello 177.000 persone.

Dopo la contestazione di questo dato da parte della Rete degli esodati, e a seguito di richieste di incontro, il ministro ha ricevuto per la prima volta il 30 settembre una delegazione della rete. Dopo l’incontro il ministro ha affermato che i numeri non si sanno perché: “Non c’è un registro”. Eppure Giovannini coi numeri ci sapeva fare, da presidente dell’Istat. Allora ci proviamo noi: di massima, ad oggi, sono salvaguardabili coloro che potranno percepire la pensione entro il 6 gennaio 2014.

Per gli altri, al momento, non sono ipotizzate salvaguardie. Sulle procedure per la salvaguardia di quelli interessati dai decreti, poi, ci sono difficoltà. Soprattutto per i postali che devono percorrere un giro di burocrazia supplementare per via della soppressione del loro istituto previdenziale, l’Ipost, poi incluso in Inps con mille difficoltà e ritardi.

Ci scrive Beppe Zani, che cura il bel blog postaliesodati.it: “Conosco casi di esodati che pur avendo in mano la lettera con indicata la decorrenza della pensione al 3 settembre (65.000), ad oggi non hanno ricevuto alcunché, e tutti i tentativi di capire quando avverrà l’erogazione sono caduti in quel vuoto di comunicazione che si chiama numero verde”.

di Michele Azzu

Ha collaborato Beppe Zani

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