Cristo non aveva la partita Iva

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Ieri ho pubblicato questo status sul mio profilo Facebook. Citavo un amico – che per ovvie ragioni rimarrà anonimo – che fa un lavoro simile al mio, nel mondo dell’informazione. Purtroppo i suoi introiti da precario non gli permettono di vivere una vita tranquilla: “Ogni volta che compra qualcosa alla cassa ha il terrore di venire umiliato se gli respingono la carta”. Sono tanti come lui che vivono davvero con pochissimo, senza tutele, sindacati o ammortizzatori sociali. E non lo danno a vedere: il senso della vergogna è più forte della necessità di denuncia. Voglio ringraziarlo, quindi, per aver accettato di pubblicare questo post su L’isola dei cassintegrati. 

nataletriste

Ieri ho fatto la spesa per i giorni di Natale, non la facevo per bene da due o tre settimane. Anche perché pure cercando tutte le offerte nei discount, come ho sempre fatto, spendi 50 euro e non compri quasi nulla: ti ritrovi con due buste piene, le svuoti sul tavolo di casa. Ti rendi conto che durerà davvero poco.

Il momento peggiore ogni volta è alla cassa: il terrore che la mia carta (non di credito, per carità, e chi me la concederebbe) venga respinta. E pensare che non prelevo al bancomat prima di entrare al supermercato proprio perché il pensiero di togliere altri soldi dal conto mi fa stare male.

È già successo altre volte che alla cassa non mi accettassero il pagamento: alcune è semplicemente la connessione della mia banca a non funzionare. Ho scelto una banca da due soldi e un conto online gratuito per non avere spese, non potrei permettermelo e quindi non posso aspettarmi granché. Sono anche andato in banca a spiegare la situazione: mi hanno trattato come l’ultimo dei pezzenti, facendomi capire che con un conto gratuito non avevo alcun diritto. “E cambia banca”, direte voi. Non ce l’ho fatta. Presentarmi a un altro impiegato, spiegargli quanto prendo, rifare tutto da capo…. l’umiliazione, una volta di più. Non ce la faccio.

Altre volte la carta non ha funzionato perché erano finiti i soldi. Non mi avevano pagato delle fatture, nonostante avessi passato ore e giorni al telefono da un ufficio all’altro, per cercare di capire una buona volta quando sarei stato pagato (e quanto).

Alla fine impari a non pensare più a nulla, a fregartene di tutto. Da quanti giorni mangi solo pasta? Non importa. Cosa avranno pensato di te le persone in fila alla cassa, o la cassiera? Non importa. Non è successo. Torno a casa e faccio il mio lavoro, il peggio possibile, tanto non mi pagheranno, tanto non mi importa più di nulla. Ormai ho tagliato tutto quello che potevo: non viaggio mai, esco solo per una birra con gli amici il weekend, non faccio vacanze, non compro nulla. Non riesco a “mettere da parte” nulla. Ho 33 anni e la partita iva: di quella miseria che guadagno pago il 33 per cento di tasse allo Stato, che in realtà diventa un 50 per cento se conti l’anticipo sulle tasse del prossimo anno. E i mille euro che si prende il commercialista.

La maggior parte dei miei soldi se li prende l’Inps, eppure non posso sapere neanche quanto prenderò di pensione da vecchio, anche se sembrano tutti concordi nel dire che sarà una cifra ridicola. E se domani al lavoro mi danno un calcio in culo, per qualsiasi ragione, non ho alcun sussidio. Una volta sono andato a un sindacato importante a spiegare la mia situazione, mi hanno detto che non possono farci nulla. E hanno ragione, è tutto in regola.

Mi sento in trappola, in prigione, ho la claustrofobia, e non c’è nulla che possa fare per uscirne. Non sono precario, sono povero, povero in canna.

A forza di fare economie sulla mia vita e di cercare di lavorare il più possibile, correndo da una parte all’altra per risolvere tutti quei problemi che capitano sempre quando non hai un soldo… alla fine non so più cosa è rimasto della persona che ero. Nulla, quasi nulla. Io non so chi sono. Continuo a lavorare un giorno dopo l’altro come un fantasma, e quando passo davanti alle vetrine di natale, io, continuo a guardare dritto. Andrò a dormire e domani mi alzerò, indosserò la camicia e la giacca buona e fingerò un’altra volta di essere una persona normale, con una vita normale. Proprio come voi.

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a cura di Michele Azzu


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  • davide

    Prenditi qualche lirbo in biblioteca, cerca online, forma te stesso e cambia professione. Non aspettare che qualcuno ti dia qualcosa, attrezzati per andartela a prendere.

  • giovanni

    che stronzata

  • Enzo20

    La frase che maggiormente dovrebbe far rifilettere è quella dove dice che fa il suo lavoro il peggio possibile; è normale, è giusto, se vieni pagato una miseria, ovvio che il lavoro venga fatto a pene di segugio. Inutile parlare di produttività o qualità, se la gente viene pagata peggio che in Vietnam, eppure questa semplice ovvietà non entra nella testa dei geni come Ichino, o Marchionne, o Monti

  • Lapo

    Azzu, evidentemente nascosto dietro l’anonimato del “suo” amico, e’ uno dei tanti che predica bene e razzola male. Il suo blog e’ in capo all’Espresso, e non credo che non lo paghi… usa lo strumento che ha tra le mani a comando contro chi vuole lui (e il suo editore noto alle cronache per non essere proprio uno stinco di santo), e poi si lamenta, o fa finta… Inoltre, perché’ Azzu non indichi cosa bisognerebbe fare per cambiare questa realtà’? Oppure anche tu sei di quelli che parlano stando col cubetto al caldo?

  • Michele Azzu

    Lapo, lei dice cose inesatte e false. La testimonianza sopra non mi appartiene, come lei fa notare sto in effetti un po’ meglio dell’autore di questa storia. Inoltre il blog L’isola dei cassintegrati non è “in capo” a L’Espresso ma ne è partner, cosa ben diversa. Perché ogni contenuto rimane sotto il controllo degli autori di questo sito. Infine non è mio compito indicare cosa fare per cambiare le cose, questo lo lascio a chi di dovere, a chi fa politica.

  • Roberto76

    Ci vuol far credere che De Benedetti la paga e non esercita il controllo su quello che lei scrive? Ma ci faccia il piacere! Se così fosse perché non fate un bell’articolo sull’indagine giudiziaria, per omicidio colposo per la morte di alcuni lavoratori Olivetti, in cui il “suo” editore e’ imputato? Siete o NON siete dalla parte dei lavoratori?

  • Antonio

    Cara Cadigia se proprio l’ultima a poter parlare visto cosa pensano di te i tuoi ex colleghi nel blog lavoratoriagileblogspot.

  • Cadigia

    Caro Antonio, invece io posso parlare e a testa alta! Come puoi imparare leggendo anche in quel blog che citi dai commenti dei veri colleghi (post firmati) e non leggendo solo le assurde e gravi diffamazioni rese da utenti anonimi o firmate da nomi fittizi. Presto saranno note a tutti le finalità di questa operazione di screditamento della mia figura. Continua a seguire L’isola dei cassintegrati e fidati delle voci che parlano e scrivono su questo blog, perché sono voci e volti veri.

  • Michele Azzu

    “Ci vuol far credere che De Benedetti la paga e non esercita il controllo su quello che lei scrive?”. Esattamente.

    Sulla questione dell’Amianto in Olivetti ne han scritto da Panorama al FQ a L’Unità, non vedo dove sia il mistero.

    Le consiglio, invece, giusto per zittirla, questo mio lavoro su Olivetti per Valigiablu in cui si parla anche di De Benedetti http://www.valigiablu.it/olivetti-la-fine-di-un-sogno/

  • Roberto76

    Infatti, si evince anche da questo video vedo che continua a fare lo struzzo. Continua a non parlare del suo editore di riferimento dimostrando scarsa credibilità’ giornalistica. A proposito, non mi ha ancora risposto sul perché’ non parla dei morti per amianto in Olivetti al tempo di De Benedetti, neanche nel video indicato che parla proprio di Olivetti…strana dimenticanza, no? Oppure per Lei questo argomento e’ off limit? O magari se ne parla lo licenziano 😉

  • Antonio

    per la verita’ i commenti su di te sono firmati come quelli fatti dai tuoi amici 😉 comunque in bocca al lupo per il tuo nuovo incarico di segretario comunale di rifondazione comunista a Ivrea. Almeno il fatto che sei una rsu a qualcosa ti e’ servito! Ce la spieghi se puoi la storia dei 20 milioni dati a TBS? Che fine hanno fatto, alcuni colleghi stanno preparando una denuncia alla procura della repubblica perché ci sono aspetti poco chiari sulla vicenda. Ti ricordo che trattasi di soldi pubblici quindi di tutti noi.

  • Cadigia

    Mi spiace ma continui a dire delle cose non vere, le diffamazioni sono scritte in “anonimo” e quando ho richiesto la firma è stato usato un nome fittizio (non ‘sto qui a spiegare perché affermo ciò). E chi ha scritto non è necessariamente mio amico, ma è di sicuro mio collega cassintegrato che ha spontaneamente deciso di intervenire per dire come stanno le cose. Essere Rsu non mi “serve” a niente, ma serve a qualcosa e qualcuno, spero. Tutto quello che sono e che ho è frutto del mio impegno a prescindere dai ruoli. Per quanto riguarda i 20 mln, non ho informazioni diverse da quelle che chiunque può leggere sulla rete, confermate quando ho chiesto, ma comunque non è questa la sede per scriverne. Se ti firmi con nome e cognome (chi sei?) e mi mandi una mail, magari con un messaggio su fb, ti mando i link dove ho preso le informazioni, ma che ripeto tutti possono prendere.

  • Antonio

    Effettivamente leggendo il Blog, si evince che sei stata molto apprezzata dai colleghi nel tuo ruolo di RSU…comunque grazie per non aver risposto alla mia domanda, ritengo che l’argomento sia da trattare ovunque sia possibile in quanto trattasi di soldi pubblici. Aspettero’ fiducioso l’esito dell’inchiesta della Magistratura l’unica istituzione rimasta ancora credibile.

  • Michele

    Cominciamo a dire la realta´: Cristo non aveva la partita IVA?
    Allora per l Agenzia delle Entrate era un evasore e l AdE gli fece subito
    un accertamento fiscale .La verita e´che la causa della pessima situazione in cui si
    trova l italia e´ provocata dal Fisco inquisitorio . Non voliamo sopra il cielo
    dimenticando Befera!

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