La ‘Repubblica del call center’ scende in piazza il 4 giugno

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“Da Milano a Taranto, da Pistoia a Catania i call center italiani, in questi giorni, sono attraversati da un’unica parola d’ordine: tutti a Roma il 4 giugno”. Con queste parole si lancia ufficialmente la campagna per la manifestazione nazionale dei call center a Roma. Contro delocalizzazioni e abbassamento dei salari.

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Quel giorno i 90.000 lavoratori dei call center italiani incroceranno le braccia per andare a sfilare nella capitale (partenza del corteo ore 10 da Piazza della Repubblica). Sarà la più grande manifestazione del settore mai vista in Italia. Migliaia di lavoratori sono attesi a Roma provenienti da ogni parte d’Italia per dire no alle delocalizzazioni – trasferimento del lavoro all’estero – che stanno piegando il settore. E per dire no alle gare al massimo ribasso. In prima linea i lavoratori Almaviva, Teleperformance, Comdata, Call&Call, Visiant. Ma anche i licenziati della Sitel, delocalizzata nelle scorse settimane a Belgrado lasciando sulla strada centinaia di lavoratori. Sul profilo Facebook della manifestazione, intanto, cresce la mobilitazione. E sono tante le foto della campagna Facebook inviate dai partecipanti, come quella che abbiamo scelto per questo articolo.

Il ministero dello sviluppo economico ha inviato ai tre sindacati ed Assocontact una lettera di convocazione per l’apertura di un tavolo sul settore call center per il 27 maggio. Una piccola vittoria per una categoria, quella dei call center, da sempre ghettizzata. Che ora chiede di essere riconosciuta. E tutelata: “La verità è che ci sono famiglie che campano grazie a questo lavoro“, spiega Marina Chimenti, che lavora in Almaviva. “Se ben supportati da strumenti e da una buona formazione, possiamo fornire all’utente un aiuto notevole: online e al telefono si fanno tutti i tipi di operazioni, dalla biglietteria ai rimborsi di ogni genere, dall’assistenza assicurativa all’assistenza previdenziale, i servizi bancari, i contratti… e potrei continuare l’elenco per ore”. Conclude Marina. “È necessaria una legge seria contro la delocalizzazione, con regole chiare precise”.

“Un fatturato da 1,2 miliardi di euro, circa 80.000 lavoratori impiegati, di cui solo il 60% stabilizzato, e molte aziende, tra le quali Almaviva e Teleperformance, che utilizzano gli ammortizzatori sociali. Sono i numeri del mondo dei call center in outsourcing, un business che, tra delocalizzazioni (solo in Albania sono in diecimila a lavorare per i call center italiani) e le gare di appalto al ribasso, rischia il collasso. A breve saranno a rischio, secondo i sindacati di categoria Slc Cgil, Uilcom Uil e Fistel Cisl, 10mila posti di lavoro. “Gran parte dei lavoratori dei call center – spiega Giorgio Serao della segreteria nazionale Fistel Cisl – beneficiano degli ammortizzatori sociali che sono in scadenza e difficilmente finanziabili”. Come il rinnovo dei contratti di solidarietà in Almaviva.

di Michele Azzu
(foto: Roberta, Teleperformance | via No Delocalizzazioni Day)

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