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	<title>L&#039;isola dei cassintegrati &#187; Stampa libera? Un&#8217;illusione se i giornalisti sono sfruttati e minacciati</title>
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		<title>Stampa libera? Un&#8217;illusione se i giornalisti sono sfruttati e minacciati</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 06:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è stato assegnato il premio Walter Tobagi. La vincitrice per la sezione &#8220;carta stampata&#8221; è Chiara Baldi, autrice di un articolo sul precariato nel mondo del giornalismo che pubblichiamo oggi sul blog. Il pezzo tratta un tema di grande attualità, spesso censurato dagli stessi addetti ai lavori, ci [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com" target="_blank">Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia</a> è stato assegnato il <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29720/" target="_blank">premio Walter Tobagi</a>. La vincitrice per la sezione &#8220;carta stampata&#8221; è <strong>Chiara Baldi</strong>, autrice di un articolo sul precariato nel mondo del giornalismo che pubblichiamo oggi sul blog. Il pezzo tratta un tema di grande attualità, spesso censurato dagli stessi addetti ai lavori, ci sembrava doveroso contribuire a dargli visibilità.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19235" alt="giornalisti_sfruttati" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/giornalisti_sfruttati.jpg" width="730" height="425" /></p>
<p>Un esercito di venticinquemila precari che produce il sessanta percento delle notizie di un qualsiasi giornale, online o cartaceo che sia. Un esercito che se posasse la penna e spegnesse il pc, metterebbe in ginocchio l&#8217;intero sistema dell&#8217;Informazione. Nel resto del mondo questi “soldati” si chiamano freelance e sono sinonimo di notizie indipendenti, libere, alternative. Da noi sono semplicemente <strong>giornalisti precari, o più brutalmente: sfruttati, sottopagati, sotto ricatto</strong>. L&#8217;Italia della crisi, dei contratti atipici, degli stipendi infami, del «non arrivo a fine mese» e delle tutele inesistenti, passa anche (e soprattutto) da loro.</p>
<div id="attachment_19240" class="wp-caption alignright" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-19240" alt="Foto di Mario Panico" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/festival_del_giornalismo_perugia.jpg" width="290" height="278" /><p class="wp-caption-text">Foto di Mario Panico</p></div>
<p>E da loro passa anche la libertà di stampa in un Paese che nel 2013 si è attestato al 57° posto nella classifica mondiale di Reporters sans Frontières. Sì, perché non esiste stampa libera né diritto del cittadino ad essere informato in modo democratico <strong>se i giornalisti sono pagati quattro euro al pezzo o poco più</strong>. E che siano nette o lorde cambia poco: è pur sempre una miseria ignobile. La libertà di stampa inizia da qui, dal ricatto di un giornalista che lavora così tanto per un compenso così insulso: quale professionalità e quale indipendenza avrà mai, se per 50 euro al giorno deve produrre 15 notizie?</p>
<p>E soprattutto, di che qualità saranno quelle notizie? Per anni, di tutto ciò non ne ha parlato nessuno. Ai giornali non conveniva per evidenti motivi e le associazioni di categoria (OdG e FNSI), per loro stessa ammissione, se ne sono accorte troppo tardi. Ma queste proteste qualcuno le doveva pur raccogliere, qualcuno doveva pur incanalare questa rabbia per farla sfociare in qualcosa di concreto, e allora tra la fine del 2009 e l&#8217;inizio del 2010 sono nati i primi Coordinamenti di giornalisti precari: <a href="https://www.facebook.com/giornalistiprecari" target="_blank">quello della Campania</a> e quello romano di <a href="https://www.facebook.com/pages/Errori-di-Stampa/191215594231075" target="_blank">Errori di Stampa</a>. Questa realtà si è allargata a macchia d&#8217;olio, tanto che oggi esistono in tutta Italia. Perché <strong>lo sfruttamento del lavoro giornalistico avviene ovunque</strong>, in molteplici forme, e a volte è difficilissimo persino da individuare, oltre che da contrastare. Dobbiamo ringraziare loro, la caparbietà con cui hanno raccolto testimonianze e fatto proposte se oggi abbiamo la legge sull&#8217;equo compenso giornalistico e la Carta di Firenze che punisce i direttori che contribuiscono allo sfruttamento dei collaboratori.</p>
<p>I Coordinamenti sono stati i primi ad alzare la voce contro lo sfruttamento dei colleghi, denunciando i ritmi disumani, i pochi euro ad articolo (alcuni, come Il Messaggero, addirittura, non danno neanche un euro per le notizie sotto le 800 battute), le telefonate a proprio carico, così come la mazzetta di giornali ed agenzie pagate di tasca propria. <strong>Non una scrivania in redazione, anzi, in redazione ci vadano il meno possibile</strong>, ché se arriva un&#8217;ispezione dell&#8217;Inpgi sono guai seri per tutti. I Coordinamenti hanno denunciato questa piaga sociale che ha ormai infettato l&#8217;intero sistema della stampa italiana, e di cui non c&#8217;è alcuna percezione nell&#8217;opinione pubblica. Il giornalista è, infatti, per molti, un professionista con uno stipendio solitamente sopra la media e che appartiene alla cosiddetta “casta”: esemplari le parole dell&#8217;ex Ministro del Lavoro Elsa Fornero, che parlò di «privilegiati». Eppure non sono solo i soldi a mancare.<span id="more-19225"></span></p>
<p>Chi fa questo lavoro sa cosa voglia dire scrivere per più editori senza un contratto che preveda delle tutele.</p>
<p>Sa cosa voglia dire fare inchieste e reportage, scrivere la “notizia scomoda”, discutere affinché venga pubblicata e aspettare, inerme, la reazione che essa certamente provocherà. Dal 2006 ad oggi, racconta Ossigeno per l&#8217;Informazione, l&#8217;Osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da Odg e Fnsi, sono stati <strong>1329 i giornalisti che hanno subito minacce.</strong> Un numero esorbitante per una categoria che conta oltre 110mila iscritti di cui meno della metà “attivi”. Un numero che è cresciuto esponenzialmente di anno in anno, passando dai 200 dal 2006 al 2008 ai 324 del 2012. E neiprimi tre mesi del 2013, sono già stati 81 i cronisti che hanno subito minacce. La minaccia usata come arma di dissuasione dal pubblicare una notizia scomoda: «Non scriverla, potrebbe essere un problema», viene detto. Oggi c&#8217;è anche chi usa la propria pagina facebook per mandare avvertimenti, come è successo a Monica Raucci con il candidato di Mir per un servizio andato in onda su L&#8217;ultima Parola il 15 febbraio scorso. Ormai l&#8217;intimidazione è entrata a far parte di questo sistema malato, e il non avere alcun tipo di tutela di certo facilita le cose a chi vuole nascondere la realtà.</p>
<p>Ma la condizione di precarietà, con stipendi bassi e senza tutele, aguzza l&#8217;ingegno anche di alcuni editori che non solo vogliono risparmiare sul lavoro del giornalista, ma vogliono guadagnarci in modo diretto quando scatta la diffamazione. È quello che è successo ad Amalia De Simone, giornalista precaria e freelance ex collaboratrice de Il Mattino. Una vicenda che ha dell&#8217;incredibile, e che sfocia, per De Simone, in una richiesta di risarcimento fatta dal suo giornale di oltre 48mila euro, cioè il 70% della cifra imposta dal Tribunale a Il Mattino spa per aver pubblicato una notizia falsa la cui rettifica, come spiega De Simone, è stata inadeguata nei tempi e nei modi, nonostante le pressioni stesse della cronista che oggi chiara: “questa vicenda rischia di diventare una seria ipoteca sulla mia vita”. Impossibile darle torto.</p>
<p><strong>C&#8217;è un problema di libertà di informazione in Italia.</strong> C&#8217;è un problema di dignità professionale, di tutele mancanti, di compensi adeguati. Qualcosa è stato fatto, certamente molto altro deve essere fatto. Perché ad essere colpiti non è soltanto chi questo lavoro lo fa e cerca di farlo nel migliore dei modi possibili, ma sono soprattutto i cittadini: loro sono e rimarrano sempre il punto di riferimento per una stampa libera che deve necessariamente passare attraverso condizioni di lavoro dignitose. Sotto ricatto non esiste libertà per nessuno.</p>
<p>di <em><strong>Chiara Baldi | <a href="https://twitter.com/ChiaraBaldi86" target="_blank">@ChiaraBaldi86</a> |</strong> via <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/wp-content/uploads/2013/04/Baldi-Chiara-TOBAGI.pdf" target="_blank">Festival Internazionale del Giornalismo</a></em><br />
<em id="__mceDel"></em></p>
<p><em id="__mceDel"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></em></p>
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		<title>Cara Silvia, ti andrebbe di lavorare gratis?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 12:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna su L&#8217;isola dei cassintegrati Silvia Bencivelli, dopo il discusso post &#8220;Non sono una signora, il piùcheprefetto e il prete&#8220;. Questa volta Silvia racconta la dura routine del giornalista freelance: lavori, consulenze, conferenze pagate con senso civico, visibilità, divertimento e stima. Nel video da lei realizzato assieme a Gnoma Production due precari pagano le bollette [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Torna su L&#8217;isola dei cassintegrati Silvia Bencivelli, dopo il discusso post &#8220;<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/10/22/non-sono-una-signora-il-piucheprefetto-e-il-prete/" target="_blank">Non sono una signora, il piùcheprefetto e il prete</a>&#8220;. Questa volta Silvia racconta la dura routine del giornalista freelance: lavori, consulenze, conferenze pagate con senso civico, visibilità, divertimento e stima. Nel video da lei realizzato assieme a Gnoma Production due precari pagano le bollette e i vestiti con curriculum e visibilità. A questo proposito: seguite il suo sito <a href="http://silviabencivelli.it/" target="_blank">silviabencivelli.it</a>, ricco di spunti interessanti e provocazioni intelligenti.</em></p>
<p><object width="730" height="411" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5hqYk8Zq8SA?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="730" height="411" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/5hqYk8Zq8SA?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Cara Silvia, sono un’amica di un’amica. Avrei bisogno di una cosa che non so bene spiegare per un meraviglioso maxievento e il tuo aiuto sarebbe davvero prezioso. <strong>Purtroppo non posso offrirti un compenso</strong>, ma so che il tuo senso civico e il tuo impegno per la difesa del buonsenso ti faranno capire l’importanza della cosa. Puoi anche chiedere un aiuto a un collega: anzi, ti ringrazio anticipatamente se pensi di poterlo fare. Ovviamente non posso pagare nemmeno lui. Cara Silvia, stiamo facendo un servizio su questa cosa difficile e stiamo per dire un sacco di sciocchezze. Ti va di studiare un paio di ore e di spiegarci tutto daccapo? Lo sai che non possiamo pagare, ma svolgiamo un servizio pubblico, poi con noi ti diverti, e un sacco di colleghi tuoi lo fanno senza problemi.</p>
<p>Cara Silvia, sto pensando di scrivere un libro. Ti andrebbe di contribuire? Il progetto è così e cosà: bello, interessante, vivace. <strong>Siamo noi a pagare l’editore, però, quindi non posso proprio darti un euro</strong>. In cambio, ti manderò una copia eh. Cara Silvia, puoi rileggere questa cosa che ho scritto da solo perché non ho un ufficio stampa? Di mestiere faccio lo scienziato ma ho alcune velleità comunicative che a volte mi solleticano la panza e così ho pensato che, in fondo, posso anche fare tutto da solo e magari poi chiedere un parere a te.<span id="more-18758"></span></p>
<p><img class=" wp-image-18761 alignright" alt="lavoro_intellettuale" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/03/Schermata-1-300x300.png" width="168" height="168" />Cara Silvia&#8230; <em>Ah, stavolta mi scrivono dall’estero. E all’estero pagano, si sa!<br />
</em>Ti andrebbe di fare un servizio così e cosà, interessante, carino… Dai, ti va?<br />
<em>Sì, mi va! Interessante, carino… ma pagano? Eh, loro pagheranno vero? Oh, sì, che bello! Spero che sia previsto un ricco gettone.</em><br />
Cara Silvia, trovo la tua richiesta perfettamente lecita, ma purtroppo i fondi degli ultimi anni ci hanno fatto tirare parecchio la cinghia. Possiamo offrire contratti a 50 cosi (valuta estera criptata) lordi (anche voi!) a pezzo a chi collabora con almeno 10 servizi l’anno. <strong>Purtroppo abbiamo comunque dovuto togliere la scienza dagli argomenti “a pagamento”</strong> perché in genere la copriamo con ricercatori, docenti universitari.</p>
<p><em>Maledetti. Sempre siano maledetti. In tutto il mondo siano stramaledetti.</em></p>
<p>No, non sono un’ossessiva, o almeno non lo sono mai stata. È che davvero in questo periodo sono più le proposte del genere di quelle sopra di quelle normali, che prevedono una normale transizione economica in cambio di una prestazione professionale. Non so se sia per via del fatto evidente che il nostro paese è in chiusura, e che forse la mail del collega straniero è un’eccezione. Non so. Ma vi assicuro che sta diventando un po’ pesante.</p>
<p>di <em><strong>Silvia Bencivelli </strong><strong><em>| </em><em><strong><a href="https://twitter.com/sbencivu" target="_blank">@sbencivu</a></strong></em></strong><strong> |</strong> via <a href="http://silviabencivelli.it/2013/cara-silvia-ti-andrebbe-di-lavorare-gratis-alcuni-esempi-solo-alcuni/" target="_blank">silviabencivelli.it</a></em><em><strong><em><strong><a href="https://twitter.com/sbencivu" target="_blank"><br />
</a></strong></em></strong><em>Video: &#8220;Pane &amp; curriculum&#8221; di Gnoma Production, S. Bencivelli, N. Russo, C. Tarfano</em></em></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>Equo compenso, serve un controllo stretto</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Dec 2012 15:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stata finalmente approvata la legge sull&#8217;equo compenso per i giornalisti freelance e collaboratori autonomi dei giornali. Un grande passo per la regolarizzazione di tanti giornalisti precari che lavorano spesso per cinque, dieci, quindici euro a pezzo, o a volte neanche retribuiti. Un fenomeno molto diffuso di cui abbiamo scritto più volte. Un grande passo, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>È stata finalmente <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/04/equo-compenso-ai-giornalisti-ce-lok-definitivo-della-camera/435411/" target="_blank">approvata la legge</a> sull&#8217;equo compenso per i giornalisti freelance e collaboratori autonomi dei giornali. Un grande passo per la regolarizzazione di tanti giornalisti precari che lavorano spesso per cinque, dieci, quindici euro a pezzo, o a volte neanche retribuiti. Un fenomeno molto diffuso di cui <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/giornalisti-precari/">abbiamo scritto</a> più volte. Un grande passo, ma che ancora non basta, come spiega nel comunicato del collettivo di giornalisti precari di Roma <strong><a href="http://erroridistamparm.blogspot.it/" target="_blank">Errori di stampa</a></strong>, che pubblichiamo.</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-17504" title="dal film &quot;La dolce vita&quot;" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/12/douceur-de-vivre-1960-22-g.jpg" alt="" width="730" height="500" /></p>
<blockquote><p>L&#8217;Equo compenso è legge: un fatto storico, che arriva dopo mesi di lavoro senza sosta dei coordinamenti dei precari di tutta Italia, dopo il grande contributo di una parte del sindacato (Commissione nazionale lavoro autonomo dei free lance) e con la spinta pressante fatta dall’Ordine dei giornalisti. Una legge che combatte – per la prima volta – il caporalato giornalistico, che proibisce, di fatto, di pagare (anzi, sottopagare) un pezzo 5 euro o anche meno. Ma adesso viene il bello.</p>
<p>Come <em>Errori di stampa</em>, siamo molto soddisfatti per l’approvazione della legge anche perché si prende finalmente consapevolezza che nel settore dell’editoria i <strong>contratti di lavoro “atipici”</strong> rappresentano ormai la regola e non semplicemente l’eccezione. E’ esistito fino ad ora inoltre un enorme disparità di trattamento fra giornalisti contrattualizzati e non, assolutamente ingiustificata poiché per impegno, responsabilità, mole di lavoro, i giornalisti atipici non si differenziano dai colleghi con contratti a tempo indeterminato.</p>
<p>Gli emendamenti hanno sicuramente migliorato il testo e apprezziamo la previsione di sanzioni contro le aziende che non rispettano la legge. Quello che vogliamo sottolineare però è che serve un controllo stretto poiché viviamo in un paese in cui, troppo spesso, le leggi ci sono e non vengono rispettate. Occorre quindi che ci sia un controllo serrato nelle redazioni, per evitare, ad esempio, che per non incappare nelle sanzioni si ricorra (sfruttandoli) a contratti non giornalistici.<span id="more-17496"></span></p>
<p>Vedremo da subito qual è la volontà reale di dare applicazione alla legge. Ne aspettiamo l&#8217;entrata in vigore e dopo 30 giorni l&#8217;istituzione della Commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico. Ci piacerebbe infine che nell’ambito dei lavori della Commissione sia permesso ai precari di dire la loro perché crediamo sia buona prassi scrivere le leggi ascoltando il parere di chi per primo risentirà dei loro effetti.</p>
<p>La legge sarebbe stata davvero rivoluzionaria se avesse previsto anziché una determinazione dell’equo compenso “in coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria” una retribuzione più alta per i precari rispetto a quella prevista per i contrattualizzati. Noi siamo convinti infatti che la <strong>flessibilità sana</strong>, che tanto piace ai ministri del governo tecnico preveda anche una maggiore retribuzione. Nel caso dei giornalisti, per esempio, i precari sono costretti ad affrontare spese che non gravano sui colleghi contrattualizzati come le spese di telefonia, quelle per la mazzetta dei giornali, per la connessione internet, per i trasporti, per l&#8217;abbonamento alle agenzie di stampa.</p>
<p>Con l&#8217;Equo compenso rilanciamo il nostro censimento: a Roma per la prima volta, quest&#8217;anno, si è potuta conoscere l&#8217;entità del precariato giornalistico. Purtroppo i dati vanno aggiornati e entro 120 giorni presenteremo il nuovo dossier, in contemporanea a quello della Commissione. <strong>La sfida vera, quindi, inizia ora</strong>. Per fare in modo che la legge entri in vigore e che venga rispettata da tutti, per evitare che la politica non si lasci piegare dalla potentissima lobby degli editori. E per fare in modo che una legge come quella sull&#8217;equo compenso giornalistico possa “invadere” anche altri settori.</p></blockquote>
<p>di <strong><em>Redazione | <a href="http://twitter.com/cassintegrati" target="_blank">@cassintegrati</a></em></strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Come ti ‘derubo’ collaboratori e redattori</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 12:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche mese fa, in seguito alla segnalazione di un giornalista freelance non pagato, Arianna Ciccone aveva provato a ricostruire i passaggi di proprietà della rivista Maxim, per capire su chi ricadesse la responsabilità dei debiti contratti durante la vecchia gestione. Anche il blog L’isola dei cassintegrati ha seguito il caso (1, 2, 3) e da allora non abbiamo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa, in seguito alla segnalazione di un giornalista <em>freelance</em> non pagato, Arianna Ciccone aveva provato a <a href="http://ariannaciccone.tumblr.com/post/20461326801/come-vengono-fottuti-i-freelance-in-italia-il-caso">ricostruire i passaggi di proprietà della rivista <em>Maxim</em></a>, per capire su chi ricadesse la responsabilità dei debiti contratti durante la vecchia gestione. Anche il blog <em>L’isola dei cassintegrati</em> ha seguito il caso (<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/04/maxim-come-fallire-e-fottere-i-giornalisti-freelance/" target="_blank">1</a>, <a href="http://marconurra.altervista.org/maxim-e-la-cattiva-comunicazione/" target="_blank">2</a>, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/06/25/giornalista-maxim-un-anno-di-articoli-mai-pagati/" target="_blank">3</a>) e da allora non abbiamo smesso di ricevere segnalazioni. Truffa sistematica o delinquenza occasionale?</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17031" title="Maxim-manuel-de-carli" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/Maxim-manuel-de-carli.jpg" alt="" width="730" height="598" /></p>
<p>Sfogliando le tante pagine di dichiarazioni e informazioni raccolte in questi mesi sul «caso <em>Maxim»</em> ho l’impressione di avere tra le mani un puzzle quasi completo che lascia poco spazio alla fantasia: il classico paesaggio ricostruito nei particolari a cui mancano solamente un centinaio di tasselli azzurro cielo. Sebbene questa storia presenti ancora molti vuoti (che speriamo possano essere chiariti grazie all&#8217;aiuto della Fnsi), i pezzi di cui siamo in possesso parlano da soli: collaboratori non pagati, redattori in attesa di stipendio da mesi, contratti farocchi, fallimenti fantasma, passaggi di proprietà fittizi e un direttore riluttante a dare risposte (ma felice di far parte della giuria di <em>Veline</em>).</p>
<p><strong>Come «derubare» collaboratori e redattori</strong></p>
<p>I collaboratori non pagati sono il tassello più importante del puzzle. La sistematicità con cui «il lavoro dei giornalisti viene rubato» (concetto emerso più volte nelle testimonianze) è allarmante. Ogni passaggio di mano, dai presunti fallimenti ai cambi di gestione, ha rappresentato un&#8217;ottima scusa per annullare i debiti e rimbalzare tutti coloro che dovevano essere pagati. Alcuni <em>freelance</em> sono riusciti a recuperare le somme di cui erano creditori dietro minaccia dei loro avvocati; altri sono stati ammansiti con una parte del denaro di cui erano creditori; altri ancora (è <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/06/25/giornalista-maxim-un-anno-di-articoli-mai-pagati/">il caso di Anna</a>) sono stati scaricati dalla rivista da un giorno all’altro, con decine di articoli non pagati alle spalle.<span id="more-17027"></span></p>
<p>E se pensate che sia un caso di ordinario sfruttamento giornalistico (sulla cui <strong>ordinarietà</strong> noi avremmo comunque da ridire) vi sbagliate, perché per capire fino a che punto si sia spinta <em>Maxim</em> è necessario addentrarsi nei suoi uffici di via Mecenate, dove si trova la redazione: una decina di persone, tra redattori, fotografi e grafici senza stipendio da mesi. Vincenzo (nome fittizio), ci spiega come funzionavano le cose quando lavorava lì.</p>
<p>«Quella che hai raccontato sull’<em><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/04/maxim-come-fallire-e-fottere-i-giornalisti-freelance/" target="_blank">Isola dei cassintegrati</a> </em>è solo la punta di un iceberg gigantesco», spiega Vincenzo. «Nel giro di un anno e mezzo il giornale è passato di mano in mano ben due volte: da Maxim Italia a Editoriale Mode e ora a Pei». Ognuno di questi cambi di gestione è stato usato come pretesto per azzerare i debiti e le retribuzioni. «E non parlo solo dei collaboratori, ma anche dei redattori, dei grafici e di tutti coloro che lavorano dentro la rivista. Chi lavora lì non viene pagato da aprile 2012».</p>
<p>La conversazione con Vincenzo è interessante anche perché veniamo a conoscenza di quale sia stata la reazione dei vertici della rivista dopo la pubblicazione del nostro primo articolo di denuncia. «Quando uscì il vostro pezzo qui in redazione scoppiò il caos: direttore e proprietario entrarono nel panico più totale. Poi, per nascondere ogni traccia di ciò che era stato detto, decisero addirittura di cancellare la pagina Facebook del giornale – in seguito alla <a href="http://ariannaciccone.tumblr.com/post/20461326801/come-vengono-fottuti-i-freelance-in-italia-il-caso" target="_blank">discussione tra il direttore di <em>Maxim</em> e Arianna Ciccone</a>. – Loro hanno molta paura della cattiva pubblicità, anche perché sanno di non poterla gestire».</p>
<p><strong>Cambiare tutto per non cambiare niente</strong></p>
<p>Sarebbe interessante capire se esiste un legame che collega le case editrici Maxim Italia Srl, Editoriale Mode e Pei, che hanno editato e pubblicato la rivista nell&#8217;ultimo anno. Abbiamo cercato di entrare in contatto con l’editore in diverse occasioni ma non abbiamo mai ottenuto risposta. Il sospetto di alcuni degli ex collaboratori di <em>Maxim</em> è che dietro a tutti questi passaggi di mano ci siano sempre gli stessi amministratori.</p>
<p>Nell’estate 2011 Maxim Italia Srl, che da mesi non pagava più i collaboratori, né i vari fornitori, comincia a perdere colpi. Il vecchio direttore della rivista viene sostituito da Raffaele Paolo Gelmi, però i grandi cambiamenti arrivano a dicembre 2011, quando fallisce la Taylor Media Company (società che deteneva il 100% di Maxim Italia Srl). A questo punto subentra una nuova società: Editoriale Mode che, secondo i nostri informatori, sarebbe un’emanazione della Ad Hoc Consulting, la concessionaria di pubblicità storica della rivista. Nel febbraio 2012 la redazione, che prima era in via Sondrio, si sposta negli uffici di via Mecenate, a fianco all&#8217;ufficio di Ad Hoc Consulting. Editoriale Mode rifiuta di pagare i debiti contratti dalla precedente gestione.</p>
<p>Nel maggio 2012 la licenza di pubblicare <em>Maxim</em> passa a una nuova società, la Pei Srl. Ad Hoc Consulting rimane tuttavia in gioco in quanto la neonata Pei la incarica di svolgere il ruolo di concessionaria pubblicitaria. Stesso discorso per il direttor Gelmi, che mantiene il suo posto (con un nuovo contratto firmato dalla Pei). Il sospetto è che Pei Srl possa essere l&#8217;ennesimo specchietto per le allodole dietro al quale continuano ad agire indisturbati i vecchi amministratori. L&#8217;unico contatto con la Pei avviene attraverso un indirizzo mail: amministrazione@maximitaly.com. Chi risponde si firma senza alcun nome, solo come &#8220;Amministrazione&#8221;. Non esistono numeri di telefono, né altri contatti diretti.</p>
<p>Il 30 luglio 2012 fallisce ufficialmente la società Maxim Italia Srl (<a href="http://www.valigiablu.it/wp-content/uploads/2012/09/sentenza-fallimento-Maxim.pdf" target="_blank">qui</a> la sentenza di fallimento). Il suo fallimento arriva dopo quello delle altre società del gruppo: la <a href="http://www.valigiablu.it/wp-content/uploads/2012/09/sentenza-fallimento-TMC.pdf" target="_blank">Taylor Media Company</a> fallita il 27 ottobre 2011; la <a href="http://www.valigiablu.it/wp-content/uploads/2012/09/fallimento-DOWNLOVERS.pdf" target="_blank">Downlovers</a> fallita il 19 gennaio 2012; o la società <a href="http://www.valigiablu.it/wp-content/uploads/2012/09/sentenza-fallimento-JEFFERSON.pdf" target="_blank">Jefferson</a> fallita il 12 gennaio 2012. Ognuno di questi crolli ha causato la perdita di numerosi posti di lavoro.</p>
<p>Adesso che Maxim Italia Srl è fallita i creditori possono contattare il curatore fallimentare incaricato, anche se i diritti di pubblicazione della rivista rimangono fuori da ogni rivalsa, essendo passati poco prima a Pai Srl. Nel frattempo il direttore del mensile, Paolo Gelmi, abbronzato, sorridente, rilassato ricopre il ruolo di giurato nel programma <em>Veline</em>.</p>
<p><strong>L&#8217;appello alla Fnsi</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Z1xQaJuR5KE?rel=0" frameborder="0" width="730" height="411"></iframe></p>
<p>Il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Roberto Natale, <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/25454/" target="_blank">ha assunto l’impegno</a> di occuparsi del caso <em>Maxim</em>. Alla luce delle nuove informazioni, rinnoviamo il nostro appello appello alla Fnsi nella speranza che il suo intervento faccia chiarezza su questa storia.</p>
<p>di <strong><em>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></em></strong><br />
Illustrazioni di<em> <strong>Manuel de Carli</strong></em><br />
Articolo originale pubblicato su<em> <span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.valigiablu.it/come-ti-derubo-collaboratori-e-redattori/" target="_blank"><span style="color: #3366ff;"><strong>Valigia Blu</strong></span></a></span></em></p>
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		<title>Giornalista Maxim: &#8220;Un anno di articoli mai pagati&#8221;</title>
		<link>http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/06/25/giornalista-maxim-un-anno-di-articoli-mai-pagati/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 07:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PUNTATE PRECEDENTI&#8230; Due mesi fa abbiamo pubblicato la storia di Alberto Puliafito, giornalista freelance a cui la rivista Maxim Italia deve pagare un reportage da oltre un anno. Il caso mette in luce l&#8217;ambigua posizione della casa editrice, e il nuovo direttore di Maxim Italia dimostra in quell&#8217;occasione di non essere all&#8217;altezza di un dialogo trasparente. Menzogne, confusione e arroganza [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Z1xQaJuR5KE?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">PUNTATE PRECEDENTI&#8230;</span></strong></p>
<div id="attachment_15834" class="wp-caption alignright" style="width: 294px"><img class="size-full wp-image-15834 " title="Maxim" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/06/Maxim.jpg" alt="" width="284" height="374" /><p class="wp-caption-text">I peccati di Maxim&#8230;</p></div>
<p>Due mesi fa <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/04/maxim-come-fallire-e-fottere-i-giornalisti-freelance" target="_blank">abbiamo pubblicato la storia di Alberto Puliafito</a>, giornalista freelance a cui la rivista <em>Maxim Italia</em> deve pagare un reportage da oltre un anno.</p>
<p>Il caso mette in luce l&#8217;ambigua posizione della casa editrice, e il nuovo direttore di <strong><em>Maxim Italia</em></strong> dimostra in quell&#8217;occasione di non essere all&#8217;altezza di un dialogo trasparente. Menzogne, confusione e arroganza marcano la <a href="http://marconurra.altervista.org/maxim-e-la-cattiva-comunicazione/" target="_blank">(cattiva) strategia di comunicazione</a> della rivista. <em>Maxim Italia</em> sostiene fino all&#8217;ultimo la tesi di un silenzioso fallimento avvenuto nel novembre 2011, sottolineando che il nuovo editore (<em>Editoriale Mode srl</em>) non è responsabile dei debiti contratti dal vecchio editore (<em>Maxim srl</em>).</p>
<p>Ma la storia del fallimento è fumosa e per certi versi contradditoria. Questo spinge <strong>Arianna Ciccone</strong>, fondatrice del <em>Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia</em>, a indagare la fantomatica cessione della rivista da <em>Maxim srl</em> a <em>Editoriale Mode srl</em>. Cessione che non è mai avvenuta, come rivela Arianna in un <a href="http://ariannaciccone.tumblr.com/post/20461326801/come-vengono-fottuti-i-freelance-in-italia-il-caso" target="_blank">articolo dettagliato</a> che vi consigliamo di leggere.</p>
<p>Cosa nasconde <em>Maxim Italia</em>? Quanti giornalisti freelance sono stati derubati del loro lavoro negli ultimi anni? Siamo davanti a una truffa?</p>
<p>Nel video che potete vedere sopra il presidente del <em>FNSI</em> <strong>Roberto Natale</strong> <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/25454/" target="_blank">assume l&#8217;impegno con <em>L&#8217;isola dei cassintegrati</em></a> di verificare il caso dei giornalisti non pagati da <em>Maxim Italia</em>. Presto riceverà tutto il materiale di cui siamo in possesso.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><strong>NUOVA TESTIMONIANZA: &#8220;UN ANNO DI ARTICOLI MAI PAGATI!&#8221;</strong></span></p>
<p>In questi mesi abbiamo raccolto diverse testimonianze di giornalisti truffati da <em>Maxim Italia</em>. Alcuni di loro preferiscono restare anonimi per via delle ripercussioni a cui è costantemente esposto chi lavora in questo settore. Quella che vi raccontiamo oggi è <strong>la storia di Anna</strong> (nome di fantasia) a cui <em>Maxim Italia</em> deve circa un anno di articoli non pagati.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ho cominciato a scrivere una rubrica mensile per <em>Maxim Italia </em>nel <strong>gennaio 2008</strong>. Il caporedattore con il quale avevo contatti era Paolo Giovanazzi, il direttore Gaetano Amici, e a fine 2009 <strong>Carlo Croci</strong>. I pagamenti venivano effettuati da Christian Canino, poi sparito dalla circolazione.<span id="more-15617"></span></p>
<p><strong>Non vengo più pagata da novembre 2008</strong>. Comincia per me una vera e propria caccia alle varie segretarie di amministratori delegati, con l&#8217;inutile invio di fatture a un tal Roberto Giacomini (che pare avesse preso in mano la disastrata situazione del giornale all&#8217;epoca).</p>
<p>Nonostante tutto continuo a scrivere: il mio ultimo pezzo lo consegno nell&#8217;ottobre 2009. A novembre compro il giornale e scopro che <strong>la mia rubrica non esiste più</strong>. Dopo ripetuti tentativi mi viene detto che ero stata rimpiazzata perché costavo troppo. Nessuno mi aveva avvertito, nessuno si era degnato di chiedermi o dirmi qualcosa.</p>
<p>Dopo ripetute richieste di saldo effettuate dal mio legale, l&#8217;editore dichiara che <strong>avrebbe pagato i circa 2500 euro che mi doveva</strong> con rate da 400 euro. Ricevo due bonifici: il primo il 2 luglio 2010 e il secondo il 4 ottobre 2010, poi più nulla.</p>
<p>Cosa farò adesso? Verrà probabilmente effettuata un&#8217;<strong>azione legale per truffa</strong>.&#8221;</p></blockquote>
<p>Anche voi siete stati truffati da <em>Maxim Italia</em>? O ingannati da altri giornali? Potete raccontarci la vostra storia a <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/scrivici/" target="_blank">redazione@isoladeicassintegrati.com</a></p>
<p>di <strong><em>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></em></strong></p>
<p><img class="aligncenter" style="text-align: center;" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/BANNER-CreativeCommons.jpg" alt="" width="400" height="102" /></p>
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		</item>
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		<title>Maxim: come fallire e fottere i giornalisti freelance</title>
		<link>http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/04/maxim-come-fallire-e-fottere-i-giornalisti-freelance/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 16:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
				<category><![CDATA[B1]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalisti precari]]></category>
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		<description><![CDATA[Post del 4 aprile in continuo aggiornamento &#8211; Ultimo aggiornamento: 5 aprile, 12:35 Arianna Ciccone ci ha segnalato un post intitolato &#8220;Come vengono fottuti i giornalisti free lance in Italia #1&#8220;, testimonianza di Alberto Puliafito, giornalista freelance che collabora con diverse testate italiane e a cui la rivista Maxim Italia deve ancora pagare un reportage su L&#8217;Aquila pubblicato un anno fa. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15202" class="wp-caption aligncenter" style="width: 639px"><img class="size-full wp-image-15202     " title="maxim italia" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/04/maxim-italia.jpg" alt="" width="629" height="324" /><p class="wp-caption-text">Il sito maxim.it riporta i dati del vecchio editore</p></div>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Post del 4 aprile in continuo aggiornamento &#8211; Ultimo aggiornamento: 5 aprile, 12:35</em></strong></span></p>
<p>Arianna Ciccone ci ha segnalato un post intitolato <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=912" target="_blank">&#8220;<em>Come vengono fottuti i giornalisti free lance in Italia #1</em>&#8220;</a>, testimonianza di Alberto Puliafito, giornalista freelance che collabora con diverse testate italiane e a cui la rivista <em>Maxim Italia</em> deve ancora pagare un reportage su L&#8217;Aquila pubblicato un anno fa. Quella di Alberto è una situazione comune a molti freelance in Italia, ma non è questa la <em>normalità</em> che vogliamo.</p>
<p>Dopo una telefonata al numero della redazione indicato sul sito <em>maxim.it</em>,<strong> Arianna scopre </strong>che <em>Maxim Italia S.r.L.</em> è fallita a novembre 2011 e che la rivista attualmente in edicola (che porta lo stesso nome) non è responsabile dei debiti contratti dal precedente gruppo editoriale (<a href="http://ariannaciccone.tumblr.com/post/20461326801/come-vengono-fottuti-i-freelance-in-italia-se-la" target="_blank">qui</a> potete leggere il tumblr di Arianna). A quanto pare, infatti, la nuova società <em>Editoriale Mode S.r.L.</em> avrebbe acquistato la licenza direttamente dall’America, senza farsi carico dei debiti contratti dal precedente proprietario.<em> <span id="more-15198"></span></em></p>
<p><em></em>Abbiamo provato a contattare <strong>Alberto Puliafito</strong> per capire meglio la situazione ma preferisce non parlare fino a quando non otterrà chiarimenti in merito dal nuovo editore. In risposta a un <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=912#comment-14698" target="_blank">commento</a> lasciato sul suo blog scrive:<em> &#8221;Le persone con cui sono entrato in contatto per il mio reportage (dai cui non ricevo risposte alle mail), tuttavia, sono le stesse che appaiono nei contatti mail del sito maxim.it e non si rileva alcuna discontinuità apparente dal sito. Probabilmente, il polverone suscitato aiuterà a chiarire la questione&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Rimane molta perplessità attorno a questa fumosa vicenda, emblematica degli ostacoli con cui si deve confrontare chi lavora nel mondo del giornalismo precario: com&#8217;è possibile che una rivista come <strong><em>Maxim</em></strong> fallisca nell&#8217;assoluto silenzio? Con un passaggio di testimone avvenuto nell&#8217;ombra. E il nuovo editore, perché non si è preoccupato di aggiornare il sito web? Dove sono finiti i vecchi proprietari? Quanti freelance della <em>vecchia Maxim</em> si trovano oggi nella stessa situazione? Questo post verrà aggiornato con tutte le novità.</p>
<p>Facciamo nostro l&#8217;appello di Alberto perché questi abusi vengano puntualmente denunciati e ci auguriamo che, anche grazie all&#8217;approvazione della <em><a href="http://www.odg.mi.it/node/32484" target="_blank">Carta di Firenze</a></em>, siano sempre meno. Per un giornalismo deontologico e retribuito onestamente.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">Aggiornamento ore 23.00, 4 aprile</span></span> -</strong> In un <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=912#comment-14702" target="_blank">commento</a> al blog di Alberto, Alessia Riboldi (che aveva risposto al telefono ad Arianna Ciccone) fa alcune precisazioni sul tumblr di Arianna: &#8220;<em>Maxim italia srl non è fallita, esiste ancora. Editoriale Mode edita Maxim (new edition) che trovate in edicola e non ha acquistato nessuna licenza dagli americani. Potete verificare il tutto comprando la rivista e leggendo il colophon. Per aiutare Alberto, posso dirti con certezza che il tuo articolo si riferisce ad una pubblicazione di maggio 2011, dove come direttore della testata Maxim Italia S.r.L. c’era il dott. Croci e non l’odierno direttore Paolo Gelmi. Detto questo ti comunico di nuovo quanto detto in precedenza, contatta <strong>Federico Marzetti</strong>, amministratore delegato, per avere delle ulteriori informazioni. Grazie. In bocca al lupo!&#8221;</em></p>
<p>Chiaro come un lago senza fango, così limpido come un cielo d&#8217;estate sempre blu&#8230; <em>però</em>&#8230; <em>ma</em>&#8230;</p>
<p>Io continuo a non capire cosa sia successo a <em>Maxim Italia</em>, né chi sia <em>Editoriale Mode</em>, e mi sorprende che questi ultimi non abbiano nessuna responsabilità rispetto a debiti contratti dal precedente amministratore delegato. Se mi è permesso un consiglio all&#8217;ufficio stampa di <em>Editoriale Mode</em>: perché non preparate un comunicato stampa nel quale spiegate per filo e per segno cosa è successo? Sta nel vostro stesso interesse chiarire la situazione, <a href="http://marconurra.altervista.org/maxim-e-la-cattiva-comunicazione/" target="_blank">la cura della vostra immagine</a> non si risolve semplicemente prendendo le distanze.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong>Aggiornamento ore 9.58, 5 aprile</strong></span></span> &#8211; Arianna smentisce sul <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=912#comment-14706" target="_blank">blog di Puliafito</a> (fra gli ultimi commenti) le parole di Alessia Riboldi di Maxim Italia: &#8220;Cara Alessia ho le tue mail in cui confermi parola per parola quello che tu stessa mi hai detto al telefono e che è scritto sul mio <a href="http://ariannaciccone.tumblr.com/post/20461326801/come-vengono-fottuti-i-freelance-in-italia-se-la" target="_blank">tumblr</a>. Che vogliamo fare? La storia a questo punto non convince più&#8221;. Arianna racconta, inoltre, che alla domanda se la concessionaria <em>Ad Hoc Consulting</em> lavori anche per questa nuova società (oltre ad essere stata la concessionaria della <em>Maxim</em>) Alessia non risponde più, se non dicendo: &#8220;Le cose che hai scritto sono tutte vere ma non puoi divulgarle su un blog. Ti prego di correggere e ve vuoi lasciare il mi recapito telefonico darò io direttamente spiegazioni a chi mi contatterà&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong>Aggiornamento ore 11.50, 5 aprile</strong></span></span> &#8211; Arianna incalza il direttore di <em>Maxim</em> sulla <a href="http://www.facebook.com/pages/Maxim-Italia/361039976632" target="_blank">pagina Facebook</a> del mensile. Ecco parte della discussione, i grassetti sono nostri:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><em>Direttore Maxim</em>:</strong> &#8220;Buongiorno Arianna, sono il direttore di <em>Maxim</em>. Condivido in pieno il suo desiderio di essere pagata per il lavoro effettuato su Maxim di aprile 2011. Purtroppo non ci conosciamo in quanto sono diventato direttore il mese successivo alla pubblicazione del suo articolo. Credo fermamente che tutti debbano essere pagati per il loro lavoro. Quindi <strong>la invito a rivolgersi alla Maxim Italia Srl, nella figura del dottor Marzetti</strong>. L&#8217;<em>Editoriale Mode</em> nulla c&#8217;entra con la vecchia gestione in quanto da febbraio 2012 vi è un affitto di ramo d&#8217;azienda che non comporta l&#8217;acquisizione dei crediti e dei debiti prima del 2012. Per ulteriori chiarimenti o per avere informazioni sull&#8217;Editoriale Mode, troverà tutti i dati sul colophon di <em>Maxim</em>.&#8221;</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><em>Arianna</em>:</strong> &#8220;Non si tratta di me direttore, io mi sto occupando della questione dal punto di vista giornalistico. La ringrazio per le sue informazioni adesso vediamo di approfondire questa questione del passaggio di &#8216;affitto di ramo d&#8217;azienda che non comporta l&#8217;acquisizione dei crediti/debiti&#8217;, sa per capire meglio la dinamica (magari ci rivolgeremo anche ll&#8217;Ordine dei Giornalisti per questo). La <em>Ad Hoc Consulting</em> è quindi la vostra concessionaria? La stessa della precedente proprietà di Maxim? Possiamo sapere chi lavora adesso nella redazione?&#8221;</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><strong>Direttore Maxim</strong>:</em> &#8220;Mi stupisco che una giornalista presumibilmente brava non sappia leggere un colophon e prendere i dati di collaboratori interni ed esterni. E mi stupisco ancor di più che non usi il mio cellulare che le abbiamo inviato per chiedere le informazioni che tanto le sono care. <strong>Facebook è un mezzo poco idoneo per cose così delicate</strong> che stanno per essere affrontate su un piano legale.&#8221;</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><strong>Arianna</strong></em>: &#8220;Qual è il problema che tutto questo viene affrontato in modo pubblico e trasparente? Sa perché le chiedo chi lavora nella sua redazione? Perché nel colophon su maxim.it ci sono le persone che lavoravano per la vecchia proprietà&#8230; di cosa si stupisce? Anzi le dirò di più io non la chiamerò al suo cellulare ma <strong>porterò avanti tutta la mia &#8216;inchiesta&#8217; sulla vicenda qui su Facebook</strong>. Passo dopo passo. Ho già richiesto una visura camerale sulle due società che prima e dopo hanno gestito il marchio maxim e la rivista. La terrò aggiornata. Adesso poi ci informiamo sulla questione &#8216;affitto di ramo d&#8217;azienda&#8217;. Mi sembra un&#8217;operazione di trasparenza condivisibile non crede?&#8221;</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><strong>Direttore Maxim</strong></em>: &#8220;Condivido il suo modus operandi. Ci comunichi quando avrà ottenuto tutte le sue informazioni e se deciderà di avere più informazioni sulla vecchia gestione di <em>Maxim Italia</em> mi chiami. Sarò felice di aiutarla nella sua battaglia per arrivare alla resa dei conti. Tenga in considerazione che il sito<em> <a href="http://www.maxim.it/" rel="nofollow nofollow" target="_blank">maxim.it</a> </em>non è più il nostro sito, quindi fa testo solo il colophon del magazine. Buon lavoro.&#8221;</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><em>Arianna</em>:</strong> &#8220;E come mai su quel sito c&#8217;è il numero della <em>Ad Hoc Consulting</em> che conosce tutti i dettagli della vicenda (poi magari li nega ma ci sono le mail che confermano), è la concessionaria anche di <em>Maxim</em> nuova gestione (lo chiedo visto che <em>Ad Hoc Consulting</em> ci fa sapere che il 13 aprile ci sarà il nuovo numero etc. etc.)?&#8221;</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><strong>Direttore Maxim</strong></em>: &#8220;Be&#8217;, almeno la concessionaria che nulla c&#8217;entra e si occupa solo della vendita degli spazi pubblicitari teniamocela stretta, altrimenti chi ci aiuta a sopravvivere?&#8221;</p>
<p style="text-align: left;">Chi conosce Arianna sa che non si fermerà fino a che non si sarà fatta luce sulla vicenda. E ha ragione: queste questioni vanno affrontate pubblicamente, se si vuole rompere col meccanismo del silenzio sullo sfruttamento dei freelance precari (se questo sia avvenuto con <em>Maxim</em> è ancora da dimostrare). La reazione iniziale del direttore, che sbotta in malo modo replicando di discuterne al telefono sono, a parere nostro, il segno di chi una richiesta del genere &#8211; spiegazioni &#8211; non se l&#8217;aspetta proprio.</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #888888;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong>Aggiornamento ore 12.35, 5 aprile</strong></span></span><span style="color: #888888;"><span style="color: #ff0000;"> </span></span><span style="color: #000000;">-</span> Dalla pagina Facebook di <em>Maxim Italia</em> sono stati cancellati tutti i commenti e la discussione di cui sopra. Veramente una brutta mossa, se si voleva chiarire la vicenda. Sul <strong><a href="http://ariannaciccone.tumblr.com/post/20461326801/come-vengono-fottuti-i-freelance-in-italia-se-la" target="_blank">tumblr di Arianna</a></strong> lo screenshot di parte della conversazione eliminata.</p>
<p>Arianna ora chiede alla <strong>Federazione Nazionale della Stampa</strong> e a <strong>Roberto Natale</strong> di affiancarci in questa ricerca.  Ci associamo alla richiesta.  Aggiorneremo questo post coi successivi sviluppi.</p>
<p>di <em><strong>Marco Nurra</strong></em> e<strong> </strong><em><strong>Michele Azzu</strong> </em><strong><em>| <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a> </em></strong>e<em> </em><strong><em><a href="http://twitter.com/micheleazzu" target="_blank">@micheleazzu</a></em></strong><br />
<em>(4-5 aprile 2012)</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-14633" title="BANNER-CreativeCommons" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/BANNER-CreativeCommons.jpg" alt="" width="400" height="102" /></p>
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		<title>Giornalisti precari, dimenticatevi Lilli Gruber</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 09:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornalisti precari]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo 7 e 8 ottobre a Firenze la due giorni di protesta al precariato dei giornalisti "Libera stampa, liberi tutti", un fenomeno ben raccontato nell'ultima puntata di Presa Diretta, "Generazione Sfruttata" (sopra il video), e altrettanto ignorato dalla stampa.  Cinqueuronetti è una rete di giornalisti freelance abruzzesi, e il nome la dice tutta sulla loro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MMjEykv3Sf8?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/MMjEykv3Sf8?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<pre><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px; line-height: 19px; white-space: normal;">Questo 7 e 8 ottobre a Firenze la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/giornalisti-precari-sotto-pagati-e-sfruttati-la-categoria-si-mobilita-contro-gli-editori/161973/">due giorni di protesta</a> al precariato dei giornalisti "Libera stampa, liberi tutti", un fenomeno ben raccontato nell'ultima puntata di Presa Diretta, "Generazione Sfruttata" (sopra il video), e altrettanto ignorato dalla stampa. </span></em></pre>
<pre><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px; line-height: 19px; white-space: normal;"><strong><em><a href="http://www.5euronetti.it/">Cinqueuronetti</a></em></strong> è una rete di giornalisti freelance abruzzesi, e il nome la dice tutta sulla loro protesta. Non è un problema riferibile esclusivamente alla regione: il dramma di dover scrivere per dei quotidiani a <strong>cinque euro a pezzo</strong>, spesso anche due o tre euro. Tanti, tantissimi giovani e non più giovani, impiegano la loro esistenza lavorativa a cercare notizie, ascoltare conferenze stampa, scrivere e riscrivere pezzi che all’ultimo verranno tagliati dal redattore per poi scoprire la mattina dopo che quei cinque euro non sei riuscito a guadagnarli, se il tuo articolo non è entrato in pagina. </span></pre>
<pre><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px; line-height: 19px; white-space: normal;">I collaboratori riescono, se sono ben visti dentro la redazione e si occupano di un territorio abbastanza vasto, a guadagnare circa <strong>400 euro al mese.</strong> Non è più un mestiere, il giornalismo in tempi di crisi e precariato globale: è gavetta a oltranza. È un hobby per ricchi, per chi può permettersi di perdere tempo, perché ha già un tetto sopra la testa e una pagnotta assicurata.</span></pre>
<pre><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px; line-height: 19px; white-space: normal;">Il giornalismo era una cosa seria. Quando era il quarto potere indipendente agli altri, quando era un sogno che poteva<span id="more-13410"></span> realizzarsi e diventare professione. Ora è un mezzo della politica, ognuno ha il suo giornale con cui spalma negli anni la campagna elettorale. E chi ci lavora? Precari, giornalisti con <strong>contratti di un anno o due al massimo</strong>, poi tutti gli altri, gli schiavi vestiti bene con la faccia da splendidi che sembrano tutt’altro che sottopagati (perché fare finta di essere pagati ci fa apparire giornalisti veri). </span></pre>
<pre><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px; line-height: 19px; white-space: normal;">Cinque euro al giorno, poco più delle operaie morte a<strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/10/06/barletta-morire-per-4-euro-lora/"> Barletta</a></strong>. Ormai spariti i lavori di fotoreporter e cameraman, i giornalisti televisivi locali si devono occupare anche di quello. Nessuna qualità è più assicurato a un servizio, perché mentre riprendi non puoi scrivere gli appunti in una conferenza stampa. L’informazione deve tornare a essere indipendente e fatta da persone libere che possono permettersi di lavorare bene perché hanno le spese pagate e riescono a non sentirsi schiavi e dipendenti da quei pochi spiccioli che arrivano. </span></pre>
<pre><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px; line-height: 19px; white-space: normal;">Senza parlare dell'altra categoria, gli invisibili, quelli arruolati con la <strong>speranza di un tesserino da pubblicista</strong>. Loro non ricevono nulla, neppure i 5 euro, e alla scadenza dei due anni - quando spesso si pagano loro stessi le ritenute d'acconto su soldi mai ricevuti - vengono allontanati dalle redazioni, con 24 mesi di esperienza senza certificazione e tanta frustrazione. Dimenticatevi Lilli Gruber, Gad Lerner, Massimo Giannini, loro sono la fiaba e la realtà è questa. </span><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px; line-height: 19px; white-space: normal;">Se questo è il giornalismo in Italia... tutto il resto vi sarà più comprensibile. </span></pre>
<pre></pre>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Claudia Sarritzu</em></strong><br />
<em>(8 ottobre 2011)</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em><span style="color: #000000;">Iscriviti alla pagina Facebook <a href="http://www.facebook.com/asinararevolution" target="_blank">Asinara Revolution</a> e lasciaci un messaggio!</span></em></strong></span></span></p>
<p><iframe style="width: 80px; height: 60px; overflow: hidden;" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=249340398420283&amp;href=http%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fpages%2FAsinara-Revolution%2F191809077546526&amp;send=false&amp;layout=box_count&amp;width=80&amp;show_faces=false&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font&amp;height=60" frameborder="0" scrolling="no" width="320" height="240"></iframe></p>
<h3><em>LINK CONSIGLIATI:</em></h3>
<p><strong><em><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/asinara-revolution-3/">Asinara Revolution, il romanzo de L&#8217;isola dei cassintegrati</a></em></strong></p>
<p><em><strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/09/20/lisola-dei-cassintegrati-su-presadiretta/" target="_blank">Presa Diretta: L’isola dei cassintegrati in meno di due minuti</a></strong></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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