Prosegue il percorso Storie di Omsa, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Antonella.
“La situazione sta diventando drammatica”. È uno dei primi commenti che Antonella fa al telefono; si parla di Omsa ovviamente. Antonella Valgimigli lavora all’Omsa da ben 25 anni fra i reparti fissaggio e confezione ed ora, a 45 anni, come molte altre sue colleghe, si trova nella spiacevole situazione di vedersi costretta a cercare un nuovo lavoro.
“Il problema vero” racconta “é che un lavoro in un’altra fabbrica, un lavoro da operaia quale sono, non lo trovi più oggigiorno. Questa crisi che non ha colpito direttamente l’Omsa ci colpisce però nell’impossibiltà di cambiare. Le uniche offerte che fin’ora ho trovato sono state quelle di andare a fare le pulizie a casa della gente, e pure in nero”.
Antonella sembra sapere bene quali sono state le mancanze sia dell’una che dall’altra parte nella situazione Omsa, lei che ha partecipato a tutte le proteste susseguitesi dalla firma dell’accordo che garantiva la cassa per due anni, lei che si é fatta i 55 giorni di presidio iniziale ed anche il presidio per mantenere i macchinari in azienda. (continua…)















Prosegue il percorso
È un sabato mattina quando raggiungiamo al telefono Anna Benerecetti, lo stesso sabato 10 aprile in cui riparte per la seconda volta il boicottaggio delle dipendenti Omsa come lei. «Questo pomeriggio» racconta Anna «saremo al Golden Point di Ravenna, come sempre per fare un’azione di sensibilizzazione alla nostra causa». C’é determinazione nelle parole di Anna, ma anche il cinismo e la presa di coscienza di una situazione che come dice con estrema franchezza « é una cosa che non accetto e non accetterò mai, é come un furto, il furto del nostro lavoro, e di conseguenza la nostra piccola battaglia dei boicottaggi rappresenta proprio questo, la reazione ad un furto subito ».
Questo è il primo articolo della nuova rubrica