Archive for the ‘Storie di Omsa’ Category

STORIE DI OMSA: Antonella Valgimigli

mercoledì, giugno 29th, 2011

Prosegue il percorso Storie di Omsa, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Antonella.

“La situazione sta diventando drammatica”. È uno dei primi commenti che Antonella fa al telefono; si parla di Omsa ovviamente. Antonella Valgimigli lavora all’Omsa da ben 25 anni fra i reparti fissaggio e confezione ed ora, a 45 anni, come molte altre sue colleghe, si trova nella spiacevole situazione di vedersi costretta a cercare un nuovo lavoro.

“Il problema vero” racconta “é che un lavoro in un’altra fabbrica, un lavoro da operaia quale sono, non lo trovi più oggigiorno. Questa crisi che non ha colpito direttamente l’Omsa ci colpisce però nell’impossibiltà di cambiare. Le uniche offerte che fin’ora ho trovato sono state quelle di andare a fare le pulizie a casa della gente, e pure in nero”.

Antonella sembra sapere bene quali sono state le mancanze sia dell’una che dall’altra parte nella situazione Omsa, lei che ha partecipato a tutte le proteste susseguitesi dalla firma dell’accordo che garantiva la cassa per due anni, lei che si é fatta i 55 giorni di presidio iniziale ed anche il presidio per mantenere i macchinari in azienda. (continua…)

Storie di Omsa: Valentina Drei

lunedì, maggio 2nd, 2011

Prosegue il percorso Storie di Omsa, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Valentina.

Appena risponde al telefono Valentina Drei, una ragazza di 36 anni che ne ha spesi ben 11 lavorando per l’Omsa di Faenza al reparto di assemblaggio, mi dice subito: “Volevo precisarti che comunque io sono una di quelle operaie che hanno usufruito degli incentivi alla mobilità, quindi non sono più all’Omsa tecnicamente, anche se non ho ancora trovato un lavoro”.

Questo é il paradosso della situazione venutasi a creare all’Omsa dove alcune, poche persone, se ne sono dovute andare per consentire al resto di poter usufruire ancora della cassa integrazione. Parlando con Valentina si capisce subito che lei ha fatto una scelta consapevole, ma che é molta l’amarezza che le ha lasciato quest’ultimo anno di lotte: “Io sinceramente non ci ho mai creduto davvero che si arrivasse ad una soluzione, anche se la speranza la mantenevo e la mantengo ancora per le mie ex-colleghe.

Certo é stato davvero un anno faticoso, vissuto faticosamente; io ho cercato di essere il più presente possibile nelle lotte, nelle proteste, sacrificando anche la mia vita privata, ma arrivati a questo punto ho preferito usufruire degli incentivi ed andarmene”. Valentina é una ragazza di Faenza, vive vicino alla cittadina romagnola con il suo compagno, un muto da pagare, e ci racconta di aver dovuto interrompere le pratiche di adozione proprio a causa della situazione lavorativa in cui si é venuta a trovare. “Sinceramente tutto quello che ci é capitato é stato davvero umiliante sul piano umano. Io ho dovuto cercare di reinventarmi in un altro settore, quello della ristorazione, seguendo un corso regionale. Mi era capitato di fare, certo, anche altri lavori nella mia vita, ma avevo sempre potuto scegliere se andarmene o no, noi qui ci siamo trovate costrette”.

Valentina non fa più parte dell’Omsa anche se ci dice essere sempre stata in prima linea per (continua…)

STORIE DI OMSA: Anna Benerecetti

lunedì, aprile 11th, 2011

Seconda storia per la nuova rubrica Storie di Omsa, dedicato alle testimonianze delle lavoratrici faentine che lottano per il lavoro. Per sentire dalla loro voce com’è cambiata l’azienda nel corso degli anni e quale sia il coivolgimento personale nella protesta. Un modo per indagare concretamente su cosa sia il lavoro femminile in Italia, ce lo racconta Anna Benerecetti.

È un sabato mattina quando raggiungiamo al telefono Anna Benerecetti, lo stesso sabato 10 aprile in cui riparte per la seconda volta il boicottaggio delle dipendenti Omsa come lei. «Questo pomeriggio» racconta Anna «saremo al Golden Point di Ravenna, come sempre per fare un’azione di sensibilizzazione alla nostra causa». C’é determinazione nelle parole di Anna, ma anche il cinismo e la presa di coscienza di una situazione che come dice con estrema franchezza « é una cosa che non accetto e non accetterò mai, é come un furto, il furto del nostro lavoro, e di conseguenza la nostra piccola battaglia dei boicottaggi rappresenta proprio questo, la reazione ad un furto subito ».

Anna ha 43 anni, un compagno con cui vive, anch’egli operaio presso un’altra delle grandi aziende del faentino, la Cisa, e due figli che vanno alle scuole medie. Racconta con tranquilla consapevolezza,  ma certo con preoccupazione, la situazione in cui si é trovata a dover convivere oramai da più di un anno con l’entrata in cassa integrazione: « Il fatto di prendere 300 euro in meno ogni mese chiaramente fa una certa differenza, e con il mutuo, i figli da mandare a scuola e gli altri rincari del costo della vita, certo stiamo facendo fatica. Ma é ancora più dura se pensi alla situazione assurda in cui ci siamo trovati. Io se guardo a quello che ci ha promesso in questi mesi l’azienda, sopratutto la riconversione dell’impianto ad altro uso produttivo, oramai non ci credo assolutamente. Se oggi trovassi un lavoro lo prenderei, ma il problema é che molti lavori possibili richiedono  l’entrata in stato di mobilità, che da noi é stata concessa solo a 80 dipendenti per ora». (continua…)

STORIE DI OMSA: Marina Francesconi

lunedì, marzo 7th, 2011

Questo è il primo articolo della nuova rubrica “Storie di Omsa”, dedicato alle testimonianze delle lavoratrici (che seguiamo da tempo). Per sentire dalla loro voce com’è cambiata l’azienda nel corso degli anni e quale sia il coivolgimento personale nella protesta. La prima a raccontarci la sua storia è Marina…

Marina Francesconi é una delle dipendenti Omsa. Una delle dipendenti lasciate, alla soglia dei 50 anni, in cassa integrazione straordinaria per oltre un anno. Marina abita a Faenza con il marito, operaio anch’egli, ed una figlia di 24 anni che studia all’università. “Fortunatamente non ho il pensiero del mutuo” racconta “visto che l’abbiamo finito di pagare da poco”, ma nelle sue parole si percepisce tutta la sfiducia di chi sa di avere una magra consolazione. “Certo non é comunque possibile andare avanti così, con i 750 euro di cassa integrazione. Mio marito é opeario anche lui e quindi la nostra situazione non ci consente di avere uno stipendio solo”.

Le chiediamo da quanto tempo lavora all’Omsa, e la risposta é soprendente: “Sono più di trent’anni che lavoro lì. Trent’anni in cui ho svolto le mansioni più varie. Dal fissaggio al confezionamento passando per altri reparti. Trent’anni della mia vita dedicati a quest’azienda. Ed ora, con che cosa mi ritrovo?”. É comprensibile e condivisibile il rancore e la delusione che Marina porta nelle sue parole, e nel tono della sua voce: “Mi chiedi come ho vissuto questa situazione? (continua…)