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	<title>L&#039;isola dei cassintegrati &#187; STORIE DI OMSA: Antonella Valgimigli</title>
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		<title>STORIE DI OMSA: Antonella Valgimigli</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 19:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gb Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prosegue il percorso Storie di Omsa, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Antonella. &#8220;La situazione sta diventando drammatica&#8221;. È uno dei primi commenti che Antonella fa al telefono; si parla di Omsa ovviamente. Antonella [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2011/06/omsa1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11736" title="omsa" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2011/06/omsa1.jpg" alt="" width="358" height="325" /></a> <em>Prosegue il percorso <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/omsa_faenza/storie-di-omsa/">Storie di Omsa</a></strong>, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Antonella.</em></p>
<p>&#8220;La situazione sta diventando drammatica&#8221;. È uno dei primi commenti che Antonella fa al telefono; si parla di Omsa ovviamente. <strong>Antonella Valgimigli</strong> lavora all&#8217;Omsa da ben 25 anni fra i reparti fissaggio e confezione ed ora, a 45 anni, come molte altre sue colleghe, si trova nella spiacevole situazione di vedersi costretta a cercare un nuovo lavoro.</p>
<p>&#8220;Il problema vero&#8221; racconta &#8220;é che un lavoro in un&#8217;altra fabbrica, un lavoro da operaia quale sono, non lo trovi più oggigiorno. Questa crisi che non ha colpito direttamente l&#8217;Omsa ci colpisce però nell&#8217;<strong>impossibiltà di cambiare</strong>. Le uniche offerte che fin&#8217;ora ho trovato sono state quelle di andare a fare le pulizie a casa della gente, e pure in nero&#8221;.</p>
<p>Antonella sembra sapere bene quali sono state le mancanze sia dell&#8217;una che dall&#8217;altra parte nella situazione Omsa, lei che ha partecipato a tutte le proteste susseguitesi dalla firma dell’accordo che garantiva la cassa per due anni, lei che si é fatta i 55 giorni di presidio iniziale ed anche il presidio per mantenere i macchinari in azienda.<span id="more-11714"></span></p>
<p>&#8220;L&#8217;azienda é vero <strong>ci ha umiliate</strong>, e ci ha trattato in un modo squallido. Anche se forse uno dei problemi é stata la nostra iniziale spaccatura sulla firma dell&#8217;accordo che segnava la chiusura delle attività in azienda a Faenza. Noi siamo in tre in famiglia, fortunatamente uno dei miei figli é già fuori casa, ma due anni in queste condizioni sono veramente troppi, in più senza un&#8217;alternativa all&#8217;orizzonte &#8221;. Nelle parole di Antonella c&#8217;é anche una critica allo stesso sindacato in cui lei continua ad essere iscritta e in cui continua a credere. Mi dice di come a suo avviso l&#8217;<strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/05/14/omsa-galeotti-alla-cgil-voglio-restare/">allontamento di Galeotti</a></strong>, che aveva contribuito non poco a rendere molto più visibile il caso Omsa, sia stata un grande errore: &#8220;Secondo me, il fatto che Idilio si fosse mosso tanto e bene ha dato fastidio a molta gente in Cgil. Ma il sindacato deve ascoltare gli operai, é la prima cosa da fare in quanto solo loro sono più vicno ai malumori ed ai problemi reali delle aziende. In questo caso ci hanno ignorato&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non so &#8221; continua &#8220;ma a me sembra davvero che siano venuti a mancare tutti quei diritti e quei punti di ascolto che chi ha lottato negli anni 60 e 70 aveva faticato ad ottenere, e noi ora li abbiamo persi&#8221;. È anche il fatto di essere in una azienda a stragande maggioranza femminile che suscita in Antonella un&#8217;amara riflessione: &#8220;La condizione del lavoro femminile in Italia é veramente preoccupante. Il <strong>settore femminile</strong> é quello più sottomesso, ed é brutto da dirsi ma una donna fa molta più fatica di un uomo a trovare un impiego. Io ho 45 anni e 2 figli, e non ho più questo problema, ma vedo molte ragazze che cercano un nuovo lavoro, con questi contratti da tirocinante a 300 euro al mese, a cui viene addirituttra chiesto se prendono antconcezionali o se vogliono avere figli, e questa viene usata come discriminante per assumere o meno. Mi sembra di essere tornati indietro di 70 anni&#8221;. C&#8217;é purtroppo del vero in quello che dice Antonella. In questa &#8216;nuova&#8217; Italia infatti, pare che a 45 anni si possa perdere il lavoro senza un valido motivo, trovandosi catapultati in un paese che sembra quello delle vecchie commedie all&#8217;Italiana, solo che il miracolo economico é sparito, e restano solo i pregiudizi e la mentatlità bigotta.</p>
<p><strong>di <em>Francesco Farinelli</em></strong></p>
<p><em>(29 giugno 2011)</em></p>
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		<title>Storie di Omsa: Valentina Drei</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 08:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prosegue il percorso Storie di Omsa, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Valentina. Appena risponde al telefono Valentina Drei, una ragazza di 36 anni che ne ha spesi ben 11 lavorando per l&#8217;Omsa [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-10280" title="Presentazione1" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2011/05/Presentazione1.jpg" alt="" width="259" height="346" /><em>Prosegue il percorso <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/omsa_faenza/storie-di-omsa/">Storie di Omsa</a></strong>, con le vite delle lavoratrici faentine da un anno in lotta per il proprio lavoro. Essere donne in Italia, e perdere il lavoro, ce lo racconta questa volta Valentina. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Appena risponde al telefono Valentina Drei, una ragazza di 36 anni che ne ha spesi ben 11 lavorando per l&#8217;<strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/04/22/pasqua-amara-per-omsa-faenza/">Omsa di Faenza</a></strong> al reparto di assemblaggio, mi dice subito: &#8220;Volevo precisarti che comunque io sono una di quelle operaie che hanno usufruito degli incentivi alla mobilità, quindi non sono più all&#8217;Omsa tecnicamente, anche se non ho ancora trovato un lavoro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo é il paradosso della situazione venutasi a creare all&#8217;Omsa dove alcune, poche persone, se ne sono dovute andare per consentire al resto di poter usufruire ancora della cassa integrazione. Parlando con Valentina si capisce subito che lei ha fatto una scelta consapevole, ma che é molta l&#8217;amarezza che le ha lasciato quest&#8217;ultimo anno di lotte: &#8220;<strong>Io sinceramente non ci ho mai creduto davvero che si arrivasse ad una soluzione</strong>, anche se la speranza la mantenevo e la mantengo ancora per le mie ex-colleghe.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo é stato davvero un anno faticoso, vissuto faticosamente; io ho cercato di essere il più presente possibile nelle lotte, nelle proteste, sacrificando anche la mia vita privata, ma arrivati a questo punto ho preferito usufruire degli incentivi ed andarmene&#8221;. Valentina é una ragazza di Faenza, vive vicino alla cittadina romagnola con il suo compagno, un muto da pagare, e ci racconta di aver dovuto interrompere le pratiche di adozione proprio a causa della situazione lavorativa in cui si é venuta a trovare. &#8220;Sinceramente tutto quello che ci é capitato é stato davvero umiliante sul piano umano. Io ho dovuto cercare di reinventarmi in un altro settore, quello della ristorazione, seguendo un corso regionale. Mi era capitato di fare, certo, anche altri lavori nella mia vita, ma avevo sempre potuto scegliere se andarmene o no, noi qui ci siamo trovate costrette&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Valentina non fa più parte dell&#8217;Omsa anche se ci dice essere sempre stata in prima linea per<span id="more-10279"></span> tutte le lotte che si sono fatte. Le chiedo se avesse partecipato anche alla manifestazione del 13 febbraio a Ravenna &#8216;Se non ora Quando&#8217; e lei mi dice che non ha potuto, ma <strong>é convinta che l&#8217;Omsa rappresenti uno specchio della grave situazione del lavoro, sopratutto femminile, in Italia</strong>: &#8220;La situazione é davvero scandalosa. É davvero ora di finirla di parlare solamente di chi é andato a letto con chi, ma muoversi per aiutare l&#8217;Italia tutta, che sta sprofondando&#8221;. Per Valentina questo atteggiamento si é riflettuto anche nel comportamento delle istituzioni che sono intervenute tardi a suo avviso, e solamente dopo che, grazie alle loro lotte e al loro impegno, si era riusciti ad avere un&#8217;eco anche sui media nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Per ultima&#8221; prosegue &#8220;é arrivata anche la notizia dell&#8217;allontanamento di <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/04/01/omsa-rimosso-galeotti-pesce-daprile-cgil-2/">Idilio Galeotti</a></strong>, una delle poche persone che ci avevano fatto da punto di riferimento. Certo si poteva non sempre essere d&#8217;accordo con le sue scelte, ma per noi lui si é battuto molto e ci ha sempre aiutato&#8221;. Non a caso Valentina pur essendo un&#8217;ex Rsu per la sua azienda, ha riconsegnato la propria tessera Cgil. Non a caso, Valentina ha preferito &#8216;rischiare&#8217; un nuovo percorso professionale, forse favorita anche dalla sua ancor giovane età rispetto ad altre situazioni più difficili. &#8220;Ma é davvero triste vedere come l&#8217;Omsa, alla quale tutti a Faenza sono legati,  dove quasi tutti hanno un parente o un amico che in un modo o nell&#8217;altro ci hanno gravitato attorno,  sia ridotta in questo stato&#8221;. Per Valentina non resta che guardare al futuro, e la speranza per sé e per le sue ex colleghe che la situazione si risolva al più presto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di <em>Francesco Farinelli</em></strong><br />
<em>(2 maggio 2011)</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>STORIE DI OMSA: Anna Benerecetti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seconda storia per la nuova rubrica Storie di Omsa, dedicato alle testimonianze delle lavoratrici faentine che lottano per il lavoro. Per sentire dalla loro voce com&#8217;è cambiata l&#8217;azienda nel corso degli anni e quale sia il coivolgimento personale nella protesta. Un modo per indagare concretamente su cosa sia il lavoro femminile in Italia, ce lo racconta Anna Benerecetti. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Seconda storia per la nuova rubrica <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/omsa_faenza/storie-di-omsa/" target="_blank">Storie di Omsa</a></strong>, dedicato alle testimonianze delle lavoratrici faentine che lottano per il lavoro. Per sentire dalla loro voce com&#8217;è cambiata l&#8217;azienda nel corso degli anni e quale sia il coivolgimento personale nella protesta. Un modo per indagare concretamente su cosa sia il lavoro femminile in Italia, ce lo racconta Anna Benerecetti. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-9752" title="Presentazione1" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2011/04/Presentazione1.jpg" alt="" width="346" height="259" />È un sabato mattina quando raggiungiamo al telefono Anna Benerecetti, lo stesso sabato 10 aprile in cui riparte per la seconda volta il boicottaggio delle dipendenti Omsa come lei. «Questo pomeriggio» racconta Anna «saremo al Golden Point di Ravenna, come sempre per fare un’azione di sensibilizzazione alla nostra causa». C’é determinazione nelle parole di Anna, ma anche il cinismo e la presa di coscienza di una situazione che come dice con estrema franchezza « é una cosa che non accetto e non accetterò mai, <strong>é come un furto, il furto del nostro lavoro</strong>, e di conseguenza la nostra piccola battaglia dei boicottaggi rappresenta proprio questo, la reazione ad un furto subito ».</p>
<p style="text-align: justify;">Anna ha 43 anni, un compagno con cui vive, anch’egli operaio presso un’altra delle grandi aziende del faentino, la Cisa, e due figli che vanno alle scuole medie. Racconta con tranquilla consapevolezza,  ma certo con preoccupazione, la situazione in cui si é trovata a dover convivere oramai da più di un anno con l’entrata in cassa integrazione: « Il fatto di prendere 300 euro in meno ogni mese chiaramente fa una certa differenza, e con il mutuo, i figli da mandare a scuola e gli altri rincari del costo della vita, certo stiamo facendo fatica. Ma é ancora più dura se pensi alla situazione assurda in cui ci siamo trovati. Io se guardo a <strong>quello che ci ha promesso in questi mesi l’azienda, sopratutto la riconversione dell’impianto ad altro uso produttivo, oramai non ci credo assolutamente</strong>. Se oggi trovassi un lavoro lo prenderei, ma il problema é che molti lavori possibili richiedono  l’entrata in stato di mobilità, che da noi é stata concessa solo a 80 dipendenti per ora».<span id="more-9751"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Già, per ora, poiché l’azienda non ha ancora riaperto possibili finestre per consentire ad altre dipendenti di poter usufruirne.  Anna, che lavora all’Omsa dal 1989 ed ha ‘girato’ diversi reparti, fra i quali la confezione e le spedizioni, commenta amara la situazione paradossale che si definisce nel fatto stesso dell’impossibiltà,  per molte di loro perfino di andare via: « Una mia collega aveva trovato un nuovo lavoro, ma non avendo la mobilità non ha potuto accettare. Ecco a cosa ci hanno ridotto, al non poter nemmeno andarcene da questa situazione. Già è difficile per noi ricollocarci; insomma, moltissimi dipendenti Omsa come me sono in quest’azienda da più di vent’anni, avevano un lavoro a tempo indeterminato, lavoravano e producevano bene. Ora <strong>il signor Grassi ha costruito un’altra fabbrica in Serbia con 2000 dipendenti</strong> per il solo motivo di aumentare sempre di più un profitto che già c’era». Nelle parole di Anna c’è anche un commento per il ruolo svolto dalle istituzioni che a suo dire si sono ‘svegliate’ solo da quando il caso Omsa, grazie alle loro battaglie, é arrivato ai vertici della cronaca politica italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">«Il vero problema é che nonostante le istituzioni , quando sono stati fatti gli accordi non sono poi mai stati rispettati, ed é avvenuto lo stesso anche con l’ultimo accordo siglato a febbraio, con la chiusura del reparto di tessitura, quello insomma dove si fanno le calze». Anna probabilmente le calze Omsa non le comprerà più e, se la sua storia ha un senso, molte altre donne la segurianno;  le potrete trovare  uno di questi sabati davanti al vostro Golden Point preferito, dove la voce delle lavoratrici Omsa, e quella di Anna, é ancora forte e decisa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di <em>Francesco Farinelli</em></strong><br />
<em>(1 aprile 2011)</em></p>
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		<title>STORIE DI OMSA: Marina Francesconi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 13:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è il primo articolo della nuova rubrica &#8220;Storie di Omsa&#8221;, dedicato alle testimonianze delle lavoratrici (che seguiamo da tempo). Per sentire dalla loro voce com&#8217;è cambiata l&#8217;azienda nel corso degli anni e quale sia il coivolgimento personale nella protesta. La prima a raccontarci la sua storia è Marina&#8230; Marina Francesconi é una delle dipendenti Omsa. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8341" title="storie-di-omsa-faenza" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2011/03/storie-di-omsa-faenza.jpg" alt="" width="358" height="325" />Questo è il primo articolo della nuova rubrica <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/omsa_faenza/storie-di-omsa/" target="_blank">&#8220;Storie di Omsa&#8221;</a>, dedicato alle testimonianze delle lavoratrici (<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/omsa_faenza/" target="_blank">che seguiamo da tempo</a>). Per sentire dalla loro voce com&#8217;è cambiata l&#8217;azienda nel corso degli anni e quale sia il coivolgimento personale nella protesta. La prima a raccontarci la sua storia è Marina&#8230;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Marina Francesconi é una delle dipendenti Omsa. Una delle dipendenti lasciate, alla soglia dei 50 anni, in cassa integrazione straordinaria per oltre un anno. Marina abita a Faenza con il marito, operaio anch’egli, ed una figlia di 24 anni che studia all’università. “Fortunatamente non ho il pensiero del mutuo” racconta “visto che l’abbiamo finito di pagare da poco”, ma nelle sue parole si percepisce tutta la sfiducia di chi sa di avere una magra consolazione. “Certo non é comunque possibile andare avanti così, con i 750 euro di cassa integrazione. Mio marito é opeario anche lui e quindi la nostra situazione non ci consente di avere uno stipendio solo”.</p>
<p>Le chiediamo da quanto tempo lavora all’Omsa, e la risposta é soprendente: “Sono più di trent’anni che lavoro lì. Trent’anni in cui ho svolto le mansioni più varie. Dal fissaggio al confezionamento passando per altri reparti. Trent’anni della mia vita dedicati a quest’azienda. Ed ora, con che cosa mi ritrovo?”. É comprensibile e condivisibile il rancore e la delusione che Marina porta nelle sue parole, e nel tono della sua voce: “Mi chiedi come ho vissuto questa situazione?<span id="more-8339"></span> Male, molto male ovviamente. Perché ad oggi non c’é ancora nulla. Non c’é un piano di riconversione e adesso ho visto anche le mie colleghe e colleghi fare la fila per la mobilità. Ho visto gente che é rimasta 24 ore sotto la pioggia.</p>
<p>Incredibile davvero che ci abbiano costretto a questo. Io non prendo la mobilità perché oramai ho 50 anni. Starò qui vedendo cosa succederà a quest’azienda, a cui ho dato tanti anni del mio lavoro”. Le chiedo se secondo lei succederà qualcosa, ma la sua risposta, e la sua voce si fanno ancora più laconici e disillusi: “Non lo so proprio guarda. Io sinceramente non ci ho mai creduto davvero”. Perche? “ Perché già dall’inizio della vicenda, tutti questi incontri che ci sono stati, dove poi non si arrivava a niente, tutti questi fantomatici compratori che poi sparivano. Insomma io non ho mai avuto troppa fiducia nella proprietà, anche se ho partecipato al presidio che abbiamo tenuto in piedi fino alla primavera scorsa; ho fatto anche parte delle ‘Brigate Teatrali’ per la prima esibizione. Poi, inosmma, per  il teatro ci vuole anche un carattere che io non ho”.</p>
<p>Marina parla senza problemi e sa bene chi accusare: “Io dico solo una cosa. Il lavoro ce l’ha tolto quel padrone e lui ce lo deve ridare. Perché questa non é un’azienda in crisi. É a Faenza da 70 anni e Faenza gli ha dato tantissimo, e questi sono legami che non si possono spezzare per un capriccio, per trasferire la produzione in posti più economici.”. Le chiedo anche se le istituzioni si sono mosse a dovere in questi mesi. “Guarda, a me sembra molto che le istituzioni si siano svegliate ora. E che in questi mesi nessuno abbia voluto prendere sul serio la ‘patata bollente’ che l’Omsa rappresenta. Io ho anche partecipato alla manifestazione del 13 febbraio a Ravenna con le altre colleghe del ‘Se non ora quando?’. Ma al di là di tutto credo che il problema Omsa non sia una situazione di sfruttamento del lavoro femminile, anche perché noi ci siamo fatte sentire, e credo che le donne, in generale, che quando si arrabbino e protestino lo facciano anche più forte e meglio degli uomini. Il nostro ‘Se non ora quando’ era riferito anche alla nostra azienda. Siamo stufi di accordi fittizi, promesse che vengono disattese. Vogliamo che qualcosa si smuova adesso.”</p>
<p><strong>di <em>Francesco Farinelli</em></strong><br />
<em>(7 marzo 2011)</em></p>
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