Archive for the ‘Rockwool’ Category

ROCKWOOL: Equilibrio precario a Milano

venerdì, luglio 15th, 2011

Sabato 16 luglio, a Milano

Milano, sabato 16 luglio 2011: i cassaintegrati ex Rockwool di Iglesias, saliranno sul tram numero 7 e, in equilibrio su un solo piede, racconteranno ai passeggeri la loro storia. Così per tutto il giorno. Un giorno di lotta, d’incontro… Una pagina di diario, un giorno di storia. L’isola dei cassintegrati da ancora una volta voce alla lotta degli ex lavoratori della Rockwool e vi invita a seguire la performance di protesta organizzata dalla GiuseppeFrau Gallery con i cassintegrati sardi.

“La storia dei lavoratori della ex Rockwool di Iglesias (CI, Sardegna del Sud-Ovest) è una storia ricca anche se parla di povertà, è un odissea dei singoli uomini, è l’ultimo capitolo del diario della storia dell’uomo-operaio. Racconta un Odisseo in equilibrio precario tra l’essere ed il non essere, tra il lavoro ed il non lavoro, tra l’essere escluso o l’essere protagonista; non ci sono vie di mezzo però.

In un equilibrio precario non si può restare fermi, altrimenti si cade. Non ha scelto lui questa forma di equilibrio, l’ha scelta chi ha chiuso la fabbrica, l’ha scelta chi ha creato una società dove prevalgono gli interessi finanziari e della grande economia sul lavoro e sul destino dell’uomo legato ad esso. Come in guerra, le grandi strategie sfruttano le energie dell’odio e dell’amore, l’istinto di sopravvivenza e la ferocia innata dell’uomo. La guerra fatta di carne bruciata e di sangue non crea più terrore nei nostri paesi, se non quello dei costi economici che deve subire la collettività… si esce dall’Afghanistan non perché si ha vinto o si è perso, non per una questione di giustizia, ma per recuperare risorse per restaurare i ponti americani…

La lotta dei lavoratori è una guerra civile, dove si muore senza versare sangue, dove a morire è la dignità e dove l’unica speranza è un diritto da conquistare giorno dopo giorno attraverso la lotta. Trasformare la lotta da scontro ad incontro, da odissea personale a diario collettivo. Un Ulisse ( i lavoratori) che cercano di ritornare a Itaca (il lavoro), ma attraverso un viaggio che ha trasformato il sudore in simbolo e l’esperienza in diario (storia) di tutti noi. Un viaggio che cambia l’uomo, che cambia gli uomini, che cambia, i lavoratori, che cambia il lavoro. Penelope invece che una tela ricama una perfida ragnatela che ricatta le coscienze, ma che non può fare a meno di amare ed aspettare Ulisse/Odisseo, in quanto il lavoro ha bisogno dei lavoratori così come loro hanno bisogno di esso. (continua…)

Dal ROCKBUS, prepariamoci per un’estate in presidio

lunedì, giugno 20th, 2011

Da 8 mesi seguiamo gli operai della Rockwool, che occupano il bus abbandonato (il Rockbus) nella miniera di Campo Pisano, Sulcis Iglesiente sardo. Ecco il loro ultimo diario.

Essere artefici… è il concetto ripetuto più volte da Michele Santoro nel monologo d’apertura dell’ultima puntata di Annozero. È proprio strano come delle volte alcuni concetti saltino fuori in determinati periodi, e sembrino ricorrenti nei più svariati contesti delle nostre vite. Pare sia questo il filo conduttore dei pensieri che oggi e nei giorni scorsi abbiamo fatto sul nostro Rockbus occupato.

Il sole è ancora basso e i primi arrivati – Nunzio, Emanuele, Fabio ed Andrea – preferiscono trascorrere le prime ore di presidio dentro il Rockbus. Mentre Nunzio prepara il caffé, gli altri si dedicano alla lettura del giornale di oggi insieme a quella delle copie dei giorni precedenti che troviamo ancora nei sedili posteriori. Ed ecco, ancora una volta, i discorsi sugli importanti temi degli ultimi referendum e sulla riscoperta voglia del popolo italiano di partecipare attivamente per avere voce sul proprio destino. Nel frattempo, oggi un po’ in ritardo, arrivo (continua…)

Diario dal Rockbus: un museo della lotta

giovedì, maggio 26th, 2011

Recentemente ANNOZERO ci ha portato nel Sulcis, la più povera provincia italiana, dove Pastori Sardi, operai e artigiani si sono uniti nella lotta. Da 8 mesi seguiamo gli operai della Rockwool, che occupano ancora il bus abbandonato, il Rockbus. Ecco, il loro diario.

Il Rockbus nel Sulcis, Campo Pisano

Ore 11.00 Arrivo al bus. Piove, soffia il vento… la temperatura scende, ma non dentro il Rockbus. Una mattina di assemblea, dai toni alti, per ritracciare fortemente quel percorso che abbiamo scelto. Quanto conta una rivoluzione individuale e personale? Ciò che conta è solamente riavere un lavoro o creare un’alternativa migliore per il futuro di tutto il territorio? Ma anche: nell’eventualità di ottenere un posto di lavoro, è condizione obbligatoria smettere di lottare, o è nostra scelta personale andare avanti comunque?

 

Questo territorio è alla fame: fame anche di luce, di cambiamento, di riconversione. I tempi sono maturi? Intorno al Rockbus tutto pare fermo e ordinario, cristallizzato in questa fase di stallo, ma (continua…)

Diario dal Rockbus: ANNOZERO nel Sulcis

giovedì, maggio 12th, 2011

Recentemente ANNOZERO ci ha portato nel Sulcis sardo, la più povera provincia italiana, dove Pastori Sardi, operai e artigiani si sono uniti nella lotta. Da 8 mesi seguiamo gli operai della Rockwool, che occupano ancora il bus abbandonato – Rockbus – e che per primi costrinsero il Sulcis a prendere coscienza. Ecco, dopo alcune settimane di pausa, il diario dal Rockbus.

Il Rockbus nel Sulcis, Campo Pisano

Ricordo ancora quel 16 aprile del 2009 quando con una maledetta mail indirizzata al sindaco di Iglesias, veniva comunicato dai vertici Rockwool l’intenzione di fermare le produzioni e smantellare il nostro stabilimento.

Era ancora il periodo in cui la divisa da lavoro, corredata da anonimo caschetto bianco, veniva sfoggiata solo in stabilimento. L’unico ad essere fuori dalle righe era il collega Ignazio, che era solito indossare sgargianti magliette firmate LaCoste e manifestare una innata antipatia per l’uso del casco di protezione, quasi gli rovinasse quella sua capigliatura brizzolata alla Richard Gere.

Eravamo in piena crisi economica mondiale, ma della frana che era in corso vedevamo solo il macigno che è arrivato sulla nostra testa. Sono sicuro che, con un pizzico di distaccata compassione, percepivano solo quello anche tutti quei concittadini che ci guardavano manifestare da bordo strada, come se per loro la frana fosse distante e dietro un vetro di protezione super sicuro.

In quei primi mesi di lotta alla trasmissione Annozero (continua…)