Il nostro mastro di pennelli, Manuel de Carli, ci racconta la sua giornata al Teatro Valle Occupato. Partito da Tivoli come inviato speciale del blog, ma persosi tra la bellezza di quelle pareti che trasudano Cultura e storia, Manuel ci racconta il suo incontro col Teatro Valle da visitatore curioso e affascinato. E capiamo che la forza di questa protesta sta proprio nell’arte che lottano per difendere.
Proprio ieri sono trascorsi tre mesi di occupazione del Teatro Valle Occupato. Oggi è Giovedì (15 settembre). La programmazione questa sera prevede, nell’ordine: Micol Picchioni in “La magia dell’arpa e della voce”, Roberto Citran in “Pecore nere”, due letture tratte dai racconti di Igiaba Scego e Elaila Wadia ed infine il concerto degli Assalti Frontali. La mia amica Valeria mi fa da accompagnatrice cosa, questa, che si rivelerà preziosa: conosce infatti Sandra, una donna del collettivo d’occupazione.
Arriviamo poco prima delle 21 e sostiamo fuori dal teatro. Valeria incrocia quasi subito Sandra che scappa via promettendoci di tornare appena le sarà possibile. Occupare e gestire non è uno scherzo. Io invece incontro Paolo, un ragazzo che venne a parlare a piazza San Giovanni al tavolo del lavoro il Sabato precedente. Mi saluta con un largo sorriso e mi racconta della situazione attuale: mobilitazione, costituzione di uno statuto dei lavoratori dello spettacolo… c’è ancora molto da fare. Ho saputo delle visite guidate per scoprire il Valle organizzate nei sabati e/o nelle domeniche. Hanno grande successo, mi dice Paolo, un modo per avvicinare la gente al teatro, un luogo comune, di tutti. Ma anche una sorta di “cordone ombelicale” tra la grande madre Cultura e il popolo. Decidiamo di entrare ma, non essendo ancora orario degli spettacoli, un ragazzo ci blocca subito chiedendoci chi e cosa stessimo cercando. Gli spiego che volevamo solamente dare un’occhiata e che era mia volontà scrivere un report per il blog L’isola dei cassintegrati. Sorride annuendo.
Intanto sento un odore deciso di cibo speziato, mi guardo attorno e noto un tavolo nel fouier sul quale posa una grande coppa di cibo. È il cibo degli occupanti. Al Bar interno di fronte l’entrata campeggia un foglio con scritto “Questo NON È un bar”. Il ragazzo, nel frattempo, ci spiega che c’è molta attenzione riguardo al pubblico. Lungi dall’essere una questione di tipo selettivo. Ci dice che il teatro (costruito nel ’700 e consolidato nell’800) è e deve rimanere sotto un costante controllo per mantenerne integro il suo aspetto, la sua storia. Questo concetto me lo ripeterà anche Sandra, più tardi. È un bene. Arrivano le 21. Dopo aver contribuito alla sottoscrizione entro finalmente nel cuore del teatro. Vedo la lapide celebrativa in onore dei 75 anni dalla prima rappresentazione del noto capolavoro “Sei personaggi in cerca d’autore”, di Luigi Pirandello (9 Maggio 1921 – 9 Maggio 1996). Ingenuamente mi viene da parafrasare “Sei operatori dello spettacolo in cerca d’impiego”.
Entro in platea accolto dall’arpa e dalla voce di Micol. Mi fa sorridere e divertire, affiorano i ricordi quando ci esegue “L’intervallo” della Rai degli anni ’70, in realtà la famosa “Toccata in La” del compositore napoletano Pier Domenico Paradisi. Poi è il turno dell’attore Roberto Citran che ci regala anche una chicca leggendo un brano dello scrittore Ermanno Cavazzoni chiamato “Gli albanesi”, tratto dal libro “Brevi vite di idioti”. Molto suggestivo il brano dell’indiana Elaila Wadia che parla di immigrazione passando per un pollo al curry.
Applausi. (continua…)

















