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	<title>L&#039;isola dei cassintegrati</title>
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		<title>La disperazione dei cassintegrati a 150 metri d&#8217;altezza</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 08:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi minuti fa, verso le 9.30, un gruppo di operai Vinyls dello stabilimento di Porto Marghera ha occupato la torcia della fabbrica, quella fiaccola alta 150 metri dal suolo già occupata più volte in passato durante la lunga battaglia della Vinyls. Sono gli stessi operai che lo scorso ottobre avevano occupato il campanile di San [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-19271 alignright" alt="574" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/05/574.jpg" width="270" height="358" /></p>
<p style="text-align: justify;">Pochi minuti fa, verso le 9.30, un gruppo di operai Vinyls dello stabilimento di Porto Marghera ha occupato la torcia della fabbrica, quella fiaccola alta 150 metri dal suolo già occupata più volte in passato durante la lunga battaglia della Vinyls. Sono gli stessi operai che lo scorso ottobre avevano <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/10/04/operai-vinyls-occupano-il-campanile-di-s-marco-a-venezia-2/">occupato il campanile di San Marco a Venezia</a>. Questa volta si cerca di scongiurare il <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/12/24/vinys-fallisce-la-colpa-e-di-tutti/">fallimento dell&#8217;azienda</a> - includendo quindi il polo chimico di Porto Torres &#8211; che dovrebbe arrivare nella giornata di domani dal <strong>Tribunale di Venezia</strong>. Le trattative di vendita, sia nello stabilimento sardo che in quello veneto, non sono mai andate in porto, tra tante cantonate del Ministero allo Sviluppo: come quando si caldeggiava la vendita alla croata Dioki poche settimane prima che il proprietario <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2010/12/22/dioki-in-galera-ecco-i-raccomandati-di-saglia-ed-eni/">venisse arrestato</a> per corruzione a Zagabria, o i vari <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/05/13/vinyls-3-domande-per-romani-e-scaroni/">passaggi poco chiari</a> che hanno coronato la vertenza.</p>
<p style="text-align: justify;">A Marghera, in particolare, il polo doveva essere rilevato dall&#8217;Oleificio Medio Piave, che a <a href="http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2012/08/02/news/operai-vinyls-e-accordo-ma-i-commissari-frenano-1.5495127" target="_blank">fine luglio</a> aveva rassicurato: &#8220;Ci faremo carico dei lavoratori&#8221;. In realtà nei mesi successivi l&#8217;azienda si è tirata in disparte, e nonostante gli annunci e i tavoli convocati dal sindaco di Venezia Orsoni, la firma tanto attesa ancora non è arrivata. Non rimangono altre strade da percorrere. Ci spiega <strong>Nicoletta</strong> <strong>dalla torcia</strong>: &#8220;Una vertenza angosciosa che dura da quattro anni non puo&#8217; essere chiusa dal Tribunale di Venezia con il fallimento, che comporta il licenziamento dei lavoratori. Il Ministero allo Sviluppo Economico deve assumersi la responsabilità di questa vertenza, dopo la sofferenza e gli anni di illusioni, depistaggi, spezzettamento dei siti e dei lavoratori. Il Ministero deve richiamare l&#8217;Eni ad assumersi la responsabilità e la tutela dei lavoratori con fatti concreti. Non solo su carta&#8221;.<span id="more-19269"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Continua: &#8220;L&#8217;Eni governa il Governo e non possiamo essere noi le uniche vittime! Chi ha responsabilità, o le ha avute, deve pagare e trovare una soluzione dignitosa per i lavoratori. Siamo stati spremuti fin troppo. Non vogliamo assistenza ma lavoro e dignità. <strong>Vogliamo il ministro Zanonato qui</strong>, non abbiamo più nulla da perdere. Siamo saliti sulla torcia dove abbiamo iniziato la protesta e qui la vogliamo finire. Siamo saliti con le nostre gambe. Non so come scenderemo ora da qui, siamo stanchi e delusi. Il cuore della Vinyls è stato smantellato ma non quello dei suoi lavoratori&#8221;. Due destinatari di questo messaggio, dunque: L&#8217;Eni e il ministro Zanonato. Il primo come controparte alle trattative per cedere le aree ai compratori (eventuali) Oleificio medio Piave e Mossi &amp; Ghisolfi. E, a giudicare delle trattative passate, vigilare è indispensabile. In secondo luogo il neo Ministro dello Sviluppo Economico, il super veneto ex sindaco di Padova. Deciderà di interessarsi alla più veneta delle vertenze industriali?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><strong><em>Aggiornamento ore 16.15:</em></strong></span> Il ministro dello sviluppo economico <strong>Flavio Zanonato</strong> ha parlato telefonicamente con gli operai che occupano la torcia da questa mattina. Il ministro veneto ha preso l&#8217;impegno di fissare un tavolo al ministero con la presenza dei sindacati. Alla luce di questa novità la sentenza del Tribunale di Venezia, che domani avrebbe dovuto decretare il fallimento dell&#8217;azienda chimica, potrebbe essere rinviata.</p>
<p>di<strong><em> Michele Azzu | <a href="http://twitter.com/micheleazzu" target="_blank">@micheleazzu</a></em></strong><br />
<em>Foto di Nicoletta Zago <a href="https://twitter.com/nikizag7" target="_blank">@nikizag7</a></em></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>L&#8217;isola dei cassintegrati con Paolo Nori al Primo Maggio</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 07:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;anno scorso su quel palco Caparezza aveva indossato la nostra maglietta. E anche in questa edizione L&#8217;isola dei cassintegrati ha avuto uno spazio riservato sul palco del Primo Maggio, per raccontare la storia di Marina, lavoratrice dei Call Center di Almaviva Contact di Roma. Con la straordinaria partecipazione dello scrittore Paolo Nori, che ringraziamo. Salutiamo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;anno scorso su quel palco <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/05/03/caparezza-al-primo-maggio-con-lisola-dei-cassintegrati/">Caparezza aveva indossato la nostra maglietta</a>. E anche in questa edizione L&#8217;isola dei cassintegrati ha avuto uno spazio riservato sul palco del Primo Maggio, per raccontare <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/04/22/marina-una-vita-nei-call-center-non-chiamatelo-lavoretto/">la storia di Marina</a>, lavoratrice dei Call Center di Almaviva Contact di Roma. Con la straordinaria partecipazione dello scrittore <a href="http://www.paolonori.it" target="_blank">Paolo Nori</a>, che ringraziamo.</em></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/nUSlRP7avXI" height="411" width="730" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Salutiamo e ringraziamo Marina Chimenti per la sua tenacia, Paolo Nori per le sue parole e l&#8217;organizzazione del Concertone del Primo Maggio per la disponibilità. <span id="more-19257"></span>E un abbraccio sincero a tutti i lavoratori (e disoccupati) che ci leggono, il Primo Maggio è la vostra festa ma per noi è tutto l&#8217;anno.</p>
<p>di<strong><em> Redazione</em></strong><strong><em> | <a href="http://twitter.com/cassintegrati" target="_blank">@cassintegrati</a></em></strong></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>Oncologa precaria: &#8216;La mia precarietà danneggia anche il paziente&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 06:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vincenza è un medico oncologo, trentenne, precaria. &#8220;Quando c’è una patologia oncologica diventi tu il punto di riferimento per la persona malata e per tutta la sua famiglia. E nel momento in cui il contratto scade, il paziente perde un punto di riferimento fondamentale&#8221;. Michela Giachetta, autrice del libro &#8216;Assalto al cielo&#8217;, l&#8217;ha intervistata per L&#8217;isola [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vincenza è un medico oncologo, trentenne, precaria. &#8220;Quando c’è una patologia oncologica diventi tu il punto di riferimento per la persona malata e per tutta la sua famiglia. E nel momento in cui il contratto scade, il paziente perde un punto di riferimento fondamentale&#8221;. Michela Giachetta, <a href="http://www.assaltoalcielo.com/assalto-al-cielo/" target="_blank">autrice del libro &#8216;Assalto al cielo&#8217;</a>, l&#8217;ha intervistata per L&#8217;isola dei cassintegrati.<br />
</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19253" alt="medici_precari" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/05/medici_precari.jpg" width="730" height="392" /></p>
<p>Il passato di Vincenza ha l’odore dei libri, di un villaggio turistico, di un ospedale romano e di treni presi per studiare, lavorare e riabbracciare ogni tanto la propria famiglia. Il presente ha il sapore della rabbia. Il futuro potrebbe avere i colori di Malta e il gusto acre di una scelta difficile. Vincenza è un medico oncologo, precaria. Calabrese, 35 anni, si è laureata a Roma, ha lavorato come specializzanda all’ospedale Pertini, nella Capitale, sia in reparto, sia nel day hospital. &#8220;Con i tagli e la mancanza di personale <strong>mi capitava di gestire il reparto anche da sola</strong>&#8220;.</p>
<p>Nel 2012 la specializzazione termina, il lavoro in quel nosocomio pure. &#8220;Ho iniziato a darmi da fare, cercando un impiego dappertutto, prima puntando solo su Roma e provincia, visto che lì avevo casa, un fidanzato, tutta la mia vita&#8221;. Ma nella Capitale il lavoro non si trova. &#8220;Venni chiamata da una Asl, per un’assistenza domiciliare estiva, ma fui costretta a rifiutare, perché nel frattempo avevo accettato un impiego al Sud, in un villaggio turistico a Isola Capo Rizzuto. L’offerta di lavoro prevedeva 450 euro alla settimana, vitto e alloggio, per il periodo estivo&#8221;. A luglio 2012 scende al Sud, scopre che l’alloggio è una sorta di magazzino, che fungeva anche da ambulatorio. I due spazi erano divisi da una parete di cartongesso. Niente doccia, per lavarsi doveva andare a casa del proprietario del villaggio. C’erano orari prestabiliti per le visite, ma visto che l’ambulatorio era casa sua, la luce era sempre accesa e arrivano persone a tutte le ore. <strong>Resiste tre settimane, gliene pagheranno solo due. Senza aver mai firmato alcun contratto.</strong> Continua la sua ricerca di lavoro, in tutta Italia. Viene a sapere che in un ospedale convenzionato di Monza cercano un medico, per una sostituzione di maternità, contratto di 8 mesi. Accetta e parte. Il lavoro inizia lo scorso ottobre. Oggi è ancora lì, con un contratto in scadenza.</p>
<p>Sulla carta è una libera professionista, ma nella pratica è dipendente a tutti gli effetti. Obblighi di entrata e di uscita, cartellino da timbrare, giorni di malattia da certificare. &#8220;Zero diritti e tutti i doveri&#8221;, racconta. Ad aprile chiede spiegazioni in amministrazione per un problema burocratico, legato al conteggio di determinati giorni. &#8220;Il primario mi si è scagliato contro per aver tirato in ballo l’amministrazione. Una scenata incredibile&#8221;. Intanto, non senza problemi, prosegue la sua attività nell’ospedale. Visita i pazienti, prescrive cure. &#8220;<strong>La precarietà danneggia anche il paziente</strong>. Quando c’è una patologia oncologica diventi tu il punto di riferimento per la persona malata e per tutta la sua famiglia. Nel momento in cui il contratto scade, il paziente perde un punto di riferimento fondamentale&#8221;. <span id="more-19249"></span>Parla di &#8220;empatia&#8221;, della necessità di creare un rapporto di fiducia. &#8220;Il lato umano fa parte della cura, così come la speranza che tu medico gli puoi dare. In te vedono la scienza. Per questo le capacità comunicative sono importanti come quelle scientifiche&#8221;. Ma se il contratto è in scadenza, anche il rapporto medico- paziente lo è. La doppia faccia &#8211; negativa &#8211; della precarietà: il malato non ha la certezza di avere sempre lo stesso punto di riferimento e il medico è costretto a subire torti, pressioni.</p>
<p>Oggi Vincenza è davanti a un nuovo bivio. A fine maggio scadrà il suo contratto, l’ospedale gli aveva proposto il rinnovo, alle stesse condizioni. Ma lei ha risposto &#8220;No, grazie&#8221;. &#8220;<strong>Quando vieni trattato come uno schiavo rischi anche di perdere di vista la tua professionalità, le competenze acquisite</strong>&#8220;. Per questo non resterà a Monza. &#8220;Avrei voluto progettare una famiglia, dei figli, ho seguito fino a oggi la passione per il mio lavoro, di dare un senso ai miei studi, mettendo in secondo piano tutto il resto, lasciando il mio fidanzato a Roma, gli amici, quello che mi era costruita, per poter fare il medico nel campo che avevo scelto, nel settore per cui ho studiato anni. Ma lavorare a queste condizioni, con questa precarietà continua, non ha senso&#8221;. Racconta di quanto pesa nella scelta presa il suo stesso mestiere: &#8220;Lavoro in un laboratorio in cui il concetto di vita è labile, ogni giorno che ti  è dato è un giorno in più, che va vissuto a pieno, questo respiro tutti i giorni&#8221;.</p>
<p><strong>Probabilmente ci sarà l’estero nel futuro di Vincenza</strong>. &#8220;Sono andata qualche giorno a Malta, per vedere come funziona il settore ospedaliero. Ho scritto al Consiglio dei medici. Mi hanno detto che servono tre mesi di praticantato e la conoscenza del maltese, oltre che dell’inglese. La vedo come un’isola felice, rispetto all’Italia&#8221;. Mancano pochi giorni alla scadenza del contratto. Sta già preparando il trasloco. Intanto verso Roma. Poi, incastri di vita permettendo, la tappa successiva sarà Malta.</p>
<p>di<em><strong> Michela Giachetta</strong><strong> | <a href="https://twitter.com/mgiachetta" target="_blank">@mgiachetta</a></strong></em><br />
<em id="__mceDel"></em></p>
<p style="text-align: center;"><em id="__mceDel"><img alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></em></p>
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		<title>Gallazzi, cassintegrati e creditori</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 08:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gallazzi S.p.a. è un&#8217;azienda di Minerbio (Bologna) nata nel 1973 e specializzata nella produzione e nella commercializzazione di film di PVC. Alla fine del 2012 la società ha deciso di collocare tutti i 197 dipendenti in cassa integrazione straordinaria per cessazione delle attività. Abbiamo intervistata Alex Roda, Rsu ed Rls: &#8220;L&#8217;azienda deve ancora pagarci le ferie [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gallazzi S.p.a. è un&#8217;azienda di Minerbio (Bologna) nata nel 1973 e specializzata nella produzione e nella commercializzazione di film di PVC. Alla fine del 2012 la società ha deciso di collocare tutti i 197 dipendenti in cassa integrazione straordinaria per cessazione delle attività. Abbiamo intervistata Alex Roda, Rsu ed Rls: &#8220;L&#8217;azienda deve ancora pagarci le ferie non usufruite, mezza tredicesima, e il Tfr&#8221;.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19219" alt="pvc_calandrato" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/pvc_calandrato.jpg" width="730" height="311" /></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-19220" alt="minerbio" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/minerbio.jpg" width="220" height="208" />La sede di Minerbio non è l&#8217;unico polo produttivo della Gallazzi S.p.a., ce ne sono altri due nel varesotto, per il momento estranei alla crisi che ha colpito i colleghi bolognesi. &#8220;Questo perché la società ha fatto richiesta al Tribunale di Milano di poter accedere al Concordato di Continuità per <strong>evitare il fallimento dell&#8217;intero gruppo</strong>, composto dall&#8217;opificio Bolognese e dagli altri due siti produttivi situati in Provincia di Varese&#8221;, spiega Alex. &#8220;Il tribunale ha concesso alla Gallazzi 120 giorni per presentare tutta la documentazione necessaria per l&#8217;approvazione definitiva del suddetto Concordato&#8221;. Quando scade il termine fissato dal giudice? &#8220;Fra poco, anzi pochissimo: il 29 aprile 2013&#8243;.</p>
<p>I contratti di solidarietà grazie ai quali è andata avanti la fabbrica per tutto il 2012 non sono serviti a risollevare la grave crisi economica in cui versa l&#8217;azienda, attanagliata nella morsa delle banche che da luglio 2012 negano le linee di credito per andare avanti. Purtroppo, se il 2012 è stato un pessimo anno, <strong>il 2013 sarà addirittura peggiore per i quasi duecento lavoratori,</strong> tutti tra la quarantina e la cinquantina d&#8217;anni, in esubero. Le prospettive di trovare un altro impiego sono molto basse, sia per la mancanza di alternative concrete, ma anche perché si tratta di persone altamente specializzate difficilmente riempiegabili senza un concreto piano di riconversione e aggiornamento.<span id="more-19217"></span></p>
<p>Alex ci racconta anche che i lavoratori del sito di Minerbio vantano nei confronti della società il pagamento di metà della tredicesima mensilità, le ferie non fruite ed il Trattamento di Fine Rapporto depositato in azienda. &#8220;Ma la cosa che più ci fa arrabbiare è che <strong>la proprietà non ha nemmeno provato a cercare un acquirente</strong> interessato alla fabbrica!&#8221; Una fabbrica che dal 1975 al 2000 è stata leader del mercato mondiale del PVC calandrato e che ora è ferma, abbandonata da sei mesi. &#8220;Io ed alcuni colleghi non ci arrendiamo e crediamo che questo sito produttivo possa ancora essere competitivo nella produzione mondiale di questo prodotto&#8221;.</p>
<p><strong>A cosa serve il PVC calandrato?</strong> &#8220;Potrei risponderti che serve a fare qualsiasi cosa&#8221;, risponde ridendo Alex&#8221; perché il suo impiego è veramente esteso: serve a fare carte di credito, autoadesivi, contenitori, imballaggio per alimenti e tante, tante altre cose&#8221;. Il mercato c&#8217;è, insiste Alex, manca la volontà di impegnarsi e la capacità imprenditoriale.</p>
<p>di <em><em><strong>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></strong></em></em></p>
<p><em id="__mceDel"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></em></p>
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		<title>Stampa libera? Un&#8217;illusione se i giornalisti sono sfruttati e minacciati</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 06:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è stato assegnato il premio Walter Tobagi. La vincitrice per la sezione &#8220;carta stampata&#8221; è Chiara Baldi, autrice di un articolo sul precariato nel mondo del giornalismo che pubblichiamo oggi sul blog. Il pezzo tratta un tema di grande attualità, spesso censurato dagli stessi addetti ai lavori, ci [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com" target="_blank">Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia</a> è stato assegnato il <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/29720/" target="_blank">premio Walter Tobagi</a>. La vincitrice per la sezione &#8220;carta stampata&#8221; è <strong>Chiara Baldi</strong>, autrice di un articolo sul precariato nel mondo del giornalismo che pubblichiamo oggi sul blog. Il pezzo tratta un tema di grande attualità, spesso censurato dagli stessi addetti ai lavori, ci sembrava doveroso contribuire a dargli visibilità.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19235" alt="giornalisti_sfruttati" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/giornalisti_sfruttati.jpg" width="730" height="425" /></p>
<p>Un esercito di venticinquemila precari che produce il sessanta percento delle notizie di un qualsiasi giornale, online o cartaceo che sia. Un esercito che se posasse la penna e spegnesse il pc, metterebbe in ginocchio l&#8217;intero sistema dell&#8217;Informazione. Nel resto del mondo questi “soldati” si chiamano freelance e sono sinonimo di notizie indipendenti, libere, alternative. Da noi sono semplicemente <strong>giornalisti precari, o più brutalmente: sfruttati, sottopagati, sotto ricatto</strong>. L&#8217;Italia della crisi, dei contratti atipici, degli stipendi infami, del «non arrivo a fine mese» e delle tutele inesistenti, passa anche (e soprattutto) da loro.</p>
<div id="attachment_19240" class="wp-caption alignright" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-19240" alt="Foto di Mario Panico" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/festival_del_giornalismo_perugia.jpg" width="290" height="278" /><p class="wp-caption-text">Foto di Mario Panico</p></div>
<p>E da loro passa anche la libertà di stampa in un Paese che nel 2013 si è attestato al 57° posto nella classifica mondiale di Reporters sans Frontières. Sì, perché non esiste stampa libera né diritto del cittadino ad essere informato in modo democratico <strong>se i giornalisti sono pagati quattro euro al pezzo o poco più</strong>. E che siano nette o lorde cambia poco: è pur sempre una miseria ignobile. La libertà di stampa inizia da qui, dal ricatto di un giornalista che lavora così tanto per un compenso così insulso: quale professionalità e quale indipendenza avrà mai, se per 50 euro al giorno deve produrre 15 notizie?</p>
<p>E soprattutto, di che qualità saranno quelle notizie? Per anni, di tutto ciò non ne ha parlato nessuno. Ai giornali non conveniva per evidenti motivi e le associazioni di categoria (OdG e FNSI), per loro stessa ammissione, se ne sono accorte troppo tardi. Ma queste proteste qualcuno le doveva pur raccogliere, qualcuno doveva pur incanalare questa rabbia per farla sfociare in qualcosa di concreto, e allora tra la fine del 2009 e l&#8217;inizio del 2010 sono nati i primi Coordinamenti di giornalisti precari: <a href="https://www.facebook.com/giornalistiprecari" target="_blank">quello della Campania</a> e quello romano di <a href="https://www.facebook.com/pages/Errori-di-Stampa/191215594231075" target="_blank">Errori di Stampa</a>. Questa realtà si è allargata a macchia d&#8217;olio, tanto che oggi esistono in tutta Italia. Perché <strong>lo sfruttamento del lavoro giornalistico avviene ovunque</strong>, in molteplici forme, e a volte è difficilissimo persino da individuare, oltre che da contrastare. Dobbiamo ringraziare loro, la caparbietà con cui hanno raccolto testimonianze e fatto proposte se oggi abbiamo la legge sull&#8217;equo compenso giornalistico e la Carta di Firenze che punisce i direttori che contribuiscono allo sfruttamento dei collaboratori.</p>
<p>I Coordinamenti sono stati i primi ad alzare la voce contro lo sfruttamento dei colleghi, denunciando i ritmi disumani, i pochi euro ad articolo (alcuni, come Il Messaggero, addirittura, non danno neanche un euro per le notizie sotto le 800 battute), le telefonate a proprio carico, così come la mazzetta di giornali ed agenzie pagate di tasca propria. <strong>Non una scrivania in redazione, anzi, in redazione ci vadano il meno possibile</strong>, ché se arriva un&#8217;ispezione dell&#8217;Inpgi sono guai seri per tutti. I Coordinamenti hanno denunciato questa piaga sociale che ha ormai infettato l&#8217;intero sistema della stampa italiana, e di cui non c&#8217;è alcuna percezione nell&#8217;opinione pubblica. Il giornalista è, infatti, per molti, un professionista con uno stipendio solitamente sopra la media e che appartiene alla cosiddetta “casta”: esemplari le parole dell&#8217;ex Ministro del Lavoro Elsa Fornero, che parlò di «privilegiati». Eppure non sono solo i soldi a mancare.<span id="more-19225"></span></p>
<p>Chi fa questo lavoro sa cosa voglia dire scrivere per più editori senza un contratto che preveda delle tutele.</p>
<p>Sa cosa voglia dire fare inchieste e reportage, scrivere la “notizia scomoda”, discutere affinché venga pubblicata e aspettare, inerme, la reazione che essa certamente provocherà. Dal 2006 ad oggi, racconta Ossigeno per l&#8217;Informazione, l&#8217;Osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da Odg e Fnsi, sono stati <strong>1329 i giornalisti che hanno subito minacce.</strong> Un numero esorbitante per una categoria che conta oltre 110mila iscritti di cui meno della metà “attivi”. Un numero che è cresciuto esponenzialmente di anno in anno, passando dai 200 dal 2006 al 2008 ai 324 del 2012. E neiprimi tre mesi del 2013, sono già stati 81 i cronisti che hanno subito minacce. La minaccia usata come arma di dissuasione dal pubblicare una notizia scomoda: «Non scriverla, potrebbe essere un problema», viene detto. Oggi c&#8217;è anche chi usa la propria pagina facebook per mandare avvertimenti, come è successo a Monica Raucci con il candidato di Mir per un servizio andato in onda su L&#8217;ultima Parola il 15 febbraio scorso. Ormai l&#8217;intimidazione è entrata a far parte di questo sistema malato, e il non avere alcun tipo di tutela di certo facilita le cose a chi vuole nascondere la realtà.</p>
<p>Ma la condizione di precarietà, con stipendi bassi e senza tutele, aguzza l&#8217;ingegno anche di alcuni editori che non solo vogliono risparmiare sul lavoro del giornalista, ma vogliono guadagnarci in modo diretto quando scatta la diffamazione. È quello che è successo ad Amalia De Simone, giornalista precaria e freelance ex collaboratrice de Il Mattino. Una vicenda che ha dell&#8217;incredibile, e che sfocia, per De Simone, in una richiesta di risarcimento fatta dal suo giornale di oltre 48mila euro, cioè il 70% della cifra imposta dal Tribunale a Il Mattino spa per aver pubblicato una notizia falsa la cui rettifica, come spiega De Simone, è stata inadeguata nei tempi e nei modi, nonostante le pressioni stesse della cronista che oggi chiara: “questa vicenda rischia di diventare una seria ipoteca sulla mia vita”. Impossibile darle torto.</p>
<p><strong>C&#8217;è un problema di libertà di informazione in Italia.</strong> C&#8217;è un problema di dignità professionale, di tutele mancanti, di compensi adeguati. Qualcosa è stato fatto, certamente molto altro deve essere fatto. Perché ad essere colpiti non è soltanto chi questo lavoro lo fa e cerca di farlo nel migliore dei modi possibili, ma sono soprattutto i cittadini: loro sono e rimarrano sempre il punto di riferimento per una stampa libera che deve necessariamente passare attraverso condizioni di lavoro dignitose. Sotto ricatto non esiste libertà per nessuno.</p>
<p>di <em><strong>Chiara Baldi | <a href="https://twitter.com/ChiaraBaldi86" target="_blank">@ChiaraBaldi86</a> |</strong> via <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/wp-content/uploads/2013/04/Baldi-Chiara-TOBAGI.pdf" target="_blank">Festival Internazionale del Giornalismo</a></em><br />
<em id="__mceDel"></em></p>
<p><em id="__mceDel"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></em></p>
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		<title>L&#8217;Isola racconta la sua partnership con l&#8217;Espresso al Festival del Giornalismo</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 06:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il terzo anno consecutivo L&#8217;isola dei cassintegrati parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L&#8217;appuntamento è per domenica 28 aprile, dalle 18:00 alle 19:30 nella Sala Lippi di Perugia, con Michele Azzu, Alessandro Gilioli e Alessio Jacona per parlare del primo caso italiano di blog indipendente che passa al mainstream, e scoprirne le ragioni. La crisi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>Per il terzo anno consecutivo L&#8217;isola dei cassintegrati parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L&#8217;appuntamento è per domenica 28 aprile, dalle 18:00 alle 19:30 nella Sala Lippi di Perugia, con <a href="http://twitter.com/micheleazzu" target="_blank">Michele Azzu</a>, <a href="http://twitter.com/piovonorane" target="_blank">Alessandro Gilioli</a> e <a href="http://twitter.com/alessiojacona" target="_blank">Alessio Jacona</a> per parlare del primo caso italiano di blog indipendente che passa al mainstream, e scoprirne le ragioni.<br />
</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19207" alt="isola_dei_cassintegrati_espresso_festival_del_giornalismo" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/isola_dei_cassintegrati_espresso_festival_del_giornalismo.jpg" width="730" height="268" /></p>
<p>La crisi dei quotidiani e la crisi dei blog. Da una parte la difficile integrazione cartaceo/digitale, la difficoltà ad inserirsi sui social media e ad interpretarli. Dall&#8217;altra parte la sostenibilità economica e la validità giornalistica dei blog indipendenti. Una contrapposizione che si può superare integrando media mainstream e blog indipendenti.</p>
<p>È questo il caso dell&#8217;Isola dei Cassintegrati (vincitore premio Eretici Digitali 2011) che <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/19/lisola-dei-cassintegrati-partner-de-lespresso/">da novembre 2012 è diventato partner dell&#8217;Espresso</a>, primo caso italiano di blog indipendente che passa al media mainstream. In questo panel &#8211; intitolato &#8220;Da blog a media mainstream: L&#8217;isola dei cassintegrati&#8221; - si analizza il caso, e si forniscono gli strumenti per permettere ad altri siti web di ripetere l&#8217;esperimento. E ad altri media di comprenderne i vantaggi. <span id="more-19205"></span></p>
<p>Info su <em>dove</em> e <em>quando</em>: <a href="http://goo.gl/dmEIu" target="_blank" rel="nofollow nofollow">http://goo.gl/dmEIu</a></p>
<p>Se siete a Perugia domenica prossima vi invitiamo a <a href="https://www.facebook.com/events/568801996485317/">partecipare</a> attivamente all&#8217;incontro. Chi non potrà essere presente potrà comunque vedere l&#8217;evento completo su Youtube il giorno dopo.</p>
<p>di<strong><em> Redazione</em></strong><strong><em> | <a href="http://twitter.com/cassintegrati" target="_blank">@cassintegrati</a></em></strong></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>Marina, una vita nei Call Center: &#8216;non chiamatelo lavoretto&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 08:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ho perso il lavoro all&#8217;età di 57 anni, ho perso la professionalità che mi ero costruita durante gli ultimi 20 anni, 15 dei quali da precaria. Quindi non ho neanche maturato un minimo di anzianità per poter avere un giorno la pensione&#8221;. Marina Chimenti, una vita nei Call Center, ci racconta la sua esperienza personale: &#8220;Ho [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ho perso il lavoro all&#8217;età di 57 anni, ho perso la professionalità che mi ero costruita durante gli ultimi 20 anni, 15 dei quali da precaria. Quindi non ho neanche maturato un minimo di anzianità per poter avere un giorno la pensione&#8221;. Marina Chimenti, una vita nei Call Center, ci racconta la sua esperienza personale: &#8220;Ho sempre dato tanta dignità al mio impiego e l&#8217;ho pretesa da chi lo denigrava&#8221;.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19182" alt="flashmob_almaviva_callcenter_napoli" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/flashmob_almaviva_callcenter_napoli.jpg" width="730" height="407" /></p>
<p>Origini toscane, 57 anni e una vita alle spalle dentro i Call Center, Marina Chimenti sulla dignità della sua professione non ha dubbi: &#8220;Sai, riguardo a questo lavoro si è detto e scritto tanto negli ultimi anni: film, libri, articoli. Si è messo l&#8217;accento soprattutto su alcuni aspetti molto negativi di questa attività, che in parte sono veri naturalmente. Pensa alla precarietà, o ai contratti che ci offrono, o ancora all&#8217;eccesso di produttività richiesta che spesso (anzi quasi sempre) cozza con la qualità: è la dura realtà. Però questo ha contribuito a costruire nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;idea che sia un lavoro da cancellare definitivamente. <strong>E invece dovremmo lottare tutti assieme per migliorarne le condizioni!</strong>&#8221;</p>
<p>Ascolto le parole di Marina con attenzione e mi faccio trasportare dalla loro autenticità. Pensate a quante volte, parlando di Call Center, la loro professione venga associata al tipico <em>lavoretto</em> dello studente fuori sede per pagare l&#8217;affitto, o comunque a un impiego temporaneo, per <em>arrotondare</em>. &#8220;<strong>La verità è che ci sono famiglie che campano grazie a questo lavoro</strong>&#8220;, sottolinea Marina. &#8220;Se ben supportati da strumenti e da una buona formazione, possiamo fornire all&#8217;utente un aiuto notevole: online e al telefono si fanno tutti i tipi di operazioni, dalla biglietteria ai rimborsi di ogni genere, dall&#8217;assistenza assicurativa all&#8217;assistenza previdenziale, i servizi bancari, i contratti&#8230; e potrei continuare l&#8217;elenco per ore&#8221;.<span id="more-19166"></span></p>
<p>Eppure, molto spesso, anche alcuni lettori de <em>L&#8217;isola dei cassintegrati</em> nei loro commenti difendono la chiusura dei Call Center, argomentando questa drastica posizione con l&#8217;evidente riduzione dei diritti dei lavoratori. Cosa rispondere a queste persone? &#8220;Non capisco chi chiede di chiuderli, davvero non ho risposte. Ho sempre dato tanta dignità al lavoro che ho fatto per tutti questi anni e l&#8217;ho pretesa da chi lo denigrava. Ripeto: bisogna lottare perché le condizioni migliorino. <strong>È nel momento stesso in cui difendi i tuoi diritti che mantieni la tua dignità</strong>&#8220;.</p>
<p>Marina vive a Roma e lavora nella nella sede di Almaviva Contact di via Lamaro, lei e i suoi 631 colleghi sono stati sospesi e si prospetta per loro un futuro di cassa integrazione ed esuberi (<em><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/almaviva-contact/">qui</a>, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/12/almaviva-gioca-coi-lavoratori/">qui</a> e <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/01/30/lispettorato-del-lavoro-indaga-su-almaviva-contact/">qui</a> potete leggere tutti i dettagli sulla vertenza</em>). &#8220;Io ho partecipato al <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/04/07/lavoratori-dei-call-center-uniti-contro-la-delocalizzazione/">flashmob</a> in piazza&#8221;, racconta con una certa emozione, &#8220;colorato dal rosso dei nostri palloncini, rallegrata dalle risa del nostro ritrovarci. Una manifestazione voluta e organizzata dai lavoratori in prima persona, senza bandiere o sigle sindacali. Solo noi, per difenderci da una delocalizzazione meschina: quella che si consuma dentro il territorio italiano grazie ai finanziamenti pubblici&#8221;. Hanno urlato un forte &#8220;No alla delocalizzazione&#8221;, Marina e i suoi colleghi di Roma, Napoli, Catania e Palermo, con un unica voce e la speranza che quel grido venga ascoltato, perché &#8220;<strong>è necessaria una legge seria contro la delocalizzazione, con regole chiare precise</strong>&#8220;. Regole che vengano fatte rispettare.</p>
<p>Come si vive con lo stipendio ridotto di un quarto (in seguito alla sospensione)? &#8220;Per fortuna i miei figli sono grandi, sono sposati, e lavorano. Grazie alla pensione di mio marito devo dire che siamo riusciti a far fronte a questa situazione. Il mio vero disagio è un altro&#8221;. Quale? &#8220;<strong>Ho perso il lavoro all&#8217;età di 57 anni, ho perso la professionalità che mi ero costruita durante gli ultimi 20 anni, 15 dei quali da precaria.</strong> Quindi, come se non bastasse, non ho neanche maturato un minimo di anzianità per poter avere un giorno la pensione&#8221;.</p>
<p>La sua speranza è essere riabilitata come lavoratrice, per tornare a testa alta in un Call Center. &#8220;La ragione mi dice che forse non tornerò più a lavorare in quest&#8217;azienda, per via della crisi che si è aperta anche nelle altre sedi, perché non sarà facile ricollocare tutte queste persone se non ci saranno nuove commesse&#8221;. Quando si affronta una vertenza di questo tipo è importante non stancarsi, non lasciarsi sfinire dal tempo che passa, dalle prospettive che non appaiono, dalle delusioni che si accumulano. E questo Marina lo sa bene: &#8220;Siamo 632 nella sede di via Lamaro, rimasti senza lavoro, <strong>abbandonati in un limbo senza futuro</strong>, in attesa del risultato di un&#8217;indagine dell&#8217;Ispettorato del Lavoro che non si sa quando arriverà. Eppure facciamo il possibile per rimanere uniti, per far conoscere ai cittadini e alle istituzioni la nostra situazione&#8221;.</p>
<p>Come si fa a tenere alta l&#8217;attenzione su una vertenza così lunga? &#8220;Le manifestazioni grandi ma anche quelle individuali, il dialogo e la concertazione, gli appelli e le lettere (come <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/04/20/il-presidente-della-repubblica-giorgio-napolitano-risponde-alla-lettera-dei-lavoratori-almaviva/">quella a Giorgio Napolitano</a> mandata dai colleghi di Catania): tutto serve, è necessario non abbassare mai la guardia per rimanere vivi. Nessuna singola azione può risolvere la vertenza, ma tutte assieme servono a dire: <strong>siamo qui, siamo vivi, siamo ANCORA qui!</strong>&#8221;</p>
<p>La (ri-)elezione del Presidente della Repubblica ha portato a un secondo settennato di Giorgio Napolitano, già a conoscenza di questa vertenza. Tu dove ti vedi tra 7 anni? &#8220;Non so come andrà a finire la nostra storia, ma parafrasando la frase di un bel film ti dico che <em>ho tutta la vita davanti</em>&#8220;.</p>
<p>di <em><em><strong>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a><br />
</strong><em>(Nella foto, una lavoratrice della sede di Napoli durante il flashmob. Fonte: </em><em><a href="http://unicachannel.com/flash-mob-napoli/" target="_blank">unichannel.com</a>) </em></em></em></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>Giorgio Napolitano risponde alla lettera dei lavoratori dei Call Center</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 15:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due settimane fa i lavoratori del call center Almaviva Contact di Catania, Stefano Zappalà e Isabella Cassibba, scrivevano un lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per porre all&#8217;attenzione della più alta carica dello Stato il problema della delocalizzazione. È arrivata la risposta dalla segreteria della Presidenza della Repubblica. La lettera aperta, pubblicata sul nostro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Due settimane fa i lavoratori del call center Almaviva Contact di Catania, Stefano Zappalà e Isabella Cassibba, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/04/04/almaviva-contact-lettera-aperta-a-giorgio-napolitano/">scrivevano un lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano</a>, per porre all&#8217;attenzione della più alta carica dello Stato il problema della delocalizzazione. È arrivata la risposta dalla segreteria della Presidenza della Repubblica.<strong><br />
</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19173" alt="presidente_della_repubblica_giorgio_napolitano" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/presidente_della_repubblica_giorgio_napolitano.jpg" width="730" height="457" /></p>
<p>La lettera aperta, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/04/04/almaviva-contact-lettera-aperta-a-giorgio-napolitano/">pubblicata sul nostro sito</a> ed inviata da alcuni lavoratori Almaviva Contact a Giorgio Napolitano (Presidente uscente, ma anche <em>entrante</em>, come abbiamo appreso pochi minuti fa), ha finalmente ottenuto una risposta. Le questioni trattate nella missiva sono la delocalizzazione dei call center, le problematiche legate al trattamento dei dati personali da parte delle imprese che delocalizzano, l&#8217;emergenza lavoro e i diritti dei lavoratori del settore. Riprendiamo un estratto, particolarmente evocativo, di questa richiesta d&#8217;aiuto:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Alcuni di noi sono laureati, altri invece stanno terminando, altri ancora mantengono le proprie famiglie, proprio con questo lavoro. Non abbiam voluto dimenticare la nostra Repubblica, non siamo andati via,<strong>siamo noi quel popolo che oggi le scrive e le chiede aiuto</strong>. Aiuto per far sì che nel prossimo futuro ci siano regole chiare per chi usufruisce di incentivi statali per l’attività d’impresa e decide di delocalizzare; aiuto per far sì che possano essere fermati questi fenomeni di dumping nazionale e internazionale; aiuto affinché possa essere tutelata la privacy; aiuto affinché venga fatto salvo il diritto di ogni individuo a poter condurre un’esistenza libera e dignitosa.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>La risposta del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Francesco Montefusco, è questa (<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/risposta_presidenza_della_repubblica_almaviva_contact.pdf">scarica il documento originale in pd</a>f):</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Gentile Signor Zappalà, mi riferisco alla Sua mail al Capo dello Stato del 7 aprile per comunicarLe che la questione è stata portata all&#8217;attenzione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Garante per la protezione dei dati personali.<span id="more-19172"></span></em></p>
<p><em>Colgo l&#8217;occasione per inviarLe cordiali saluti.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>I lavoratori Almaviva Contact hanno recentemente manifestato in quattro città (Roma, Napoli, Palermo e Catania) contro la delocalizzazione, con un flashmob che abbiamo <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/04/07/lavoratori-dei-call-center-uniti-contro-la-delocalizzazione/">raccontato attraverso le loro testimonianze</a>. La risposta ufficiale della Presidenza della Repubblica, seppur non conclusiva di questo percorso di protesta, è un segnale positivo specialmente perché rafforza altre azioni già in corso, come <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/02/06/diario-almaviva-lispettorato-del-lavoro-ascolta-i-lavoratori/">l&#8217;indagine degli Ispettori del Lavoro sulla vertenza che riguarda la sede romana di via Lamaro</a>. I lavoratori delle diverse città coincidono sulla necessità di regolamentare il settore. Sarà una battaglia lunga.<em id="__mceDel"><em><br />
</em></em></p>
<p><em>di <em><strong>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></strong></em></em><em><br />
</em></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fate largo ai lavoratori onesti</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 07:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È passato un anno dallo sgombero del loro presidio ai Cantieri Navali di Trapani. Oggi la Satin, la società che &#8216;li aveva fatti fuori&#8217; con il bene placido della legge e della politica, è fallita. Pubblichiamo un comunicato con le reazioni degli ex lavoratori, pronti a mettersi in gioco come cooperativa per ridare vita a quel [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>È passato un anno dallo <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/19/sgombero-all%E2%80%99alba-degli-operai-della-marettimo/">sgombero del loro presidio</a> ai Cantieri Navali di Trapani. Oggi la Satin, la società che &#8216;li aveva fatti fuori&#8217; con il bene placido della legge e della politica, è fallita. Pubblichiamo un comunicato con le reazioni degli ex lavoratori, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/06/i-pirati-del-cnt-verso-lultimo-arrembaggio/">pronti a mettersi in gioco come cooperativa</a> per ridare vita a quel sito industriale. Le istituzioni faranno la loro parte?</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19154" alt="giustizia-e-fatta_satin_fallimento" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/giustizia-e-fatta_satin_fallimento.jpg" width="720" height="383" /></p>
<blockquote><p>&#8220;Il giorno 03 aprile 2013 la sezione fallimentare del Tribunale di Trapani ha decretato il FALLIMENTO della Satin-Cnt.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo accadimento dimostra incontrovertibilmente la fondatezza delle nostre analisi e la correttezza delle nostre previsioni. Eravamo certi, e lo abbiamo detto più volte, che il percorso intrapreso dalla dirigenza aziendale si sarebbe concluso inevitabilmente con il fallimento delle due società.</p>
<p>Per più un anno abbiamo denunciato il disinteresse della dirigenza nel garantire continuità e futuro occupazionale ai suoi dipendenti e <strong>l&#8217;inadeguatezza della Satin-Cnt nel detenere in concessione l&#8217;area demaniale sulla quale sorge il cantiere</strong>. Le ragioni erano molteplici: un passivo di bilancio di svariate decine di milioni di euro; i numerosi mezzi pignorati dal Tribunale per insolvenza; le condizioni di abbandono in cui versa l’area &#8211; tale da renderla inadatta alla ripresa dell&#8217;attività produttiva &#8211; e l&#8217;impossibilità di acquisire nuove commesse o di consegnare quelle passate (<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/12/14/operai-allarrembaggio-petroliera-occupata-a-trapani/">la petroliera Marettimo M. è ancora lì</a>).<span id="more-19150"></span></p>
<p>A più riprese abbiamo segnalato alle Istituzioni che sono in corso indagini della magistratura tese a far luce su <strong>gravi e documentati atti di inquinamento ambientale nell&#8217;area demaniale in concessione alla Cnt</strong> che, come se non bastasse, è disseminata di rifiuti speciali di ogni genere che, da anni, aspettano di essere smaltiti. L&#8217;azienda peraltro non è nuova a questo tipo di accuse.</p>
<p>Nonostante tutto ciò, gli ex titolari della Satin-Cnt dichiarano che l’unica causa del fallimento sia stata la dura lotta che noi lavoratori abbiamo intrapreso per contrastare la cassa integrazione e licenziamento. Dichiarano anche, falsamente, che eravamo una minoranza. Noi rispediamo al mittente queste accuse ingiuriose e siamo consapevoli che si tratta solo di vani tentativi di sviare l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica dalle proprie gravi responsabilità.</p>
<p>Inoltre si dicono &#8216;profondamente rammaricati&#8217; per non avere ottenuto la possibilità di salvaguardare la &#8216;continuità aziendale e il livello occupazionale&#8217;. <strong>A queste affermazioni, se la situazione non fosse così critica, risponderemmo con grasse risate!</strong> Ma di quale livello occupazionale parlano? Hanno dimenticato di aver licenziato 59 lavoratori dalla Cnt?</p>
<p>Diversi dipendenti della Satin hanno preferito licenziarsi piuttosto che lavorare gratis per mesi e mesi. Quelli che sono rimasti avanzano parecchie migliaia di euro tra stipendi e ferie.</p>
<p><strong>Il FALLIMENTO della Cnt è GIUSTIZIA!</strong> È la notizia che fa esultare chi soffriva nel vedere improduttiva e abbandonata un’area demaniale che, nelle giuste mani, sarebbe in grado di dare lavoro a tantissima gente, come e meglio che in passato. E ridà dignità e valore ad una città come Trapani, priva di sbocchi occupazionali.</p>
<p>Buona parte del <em>Collettivo lavoratori in lotta</em> ha costituito una cooperativa, la <em>Bacino di Carenaggio- Società Cooperativa</em>, il cui progetto è quello di porsi come valida alternativa alla disastrosa precedente gestione dell’area demaniale in questione e, non da meno, <strong>essere noi stessi i padroni del nostro lavoro</strong>, senza mire imprenditoriali, ma con l’unico scopo di assicurare un lavoro e un futuro a noi e ad altri. Sollecitiamo ulteriormente il Ministero delle Infrastrutture, la Regione Sicilia e il Comune di Trapani, affinché finalmente si attivino per fornirci gli strumenti necessari per realizzare il nostro nobile progetto.&#8221;</p>
<p><em>FLMU-CUB Trapani</em><br />
<em> Antonino Di Cola</em></p></blockquote>
<p>di<strong><em> Redazione | <a href="http://twitter.com/cassintegrati" target="_blank">@cassintegrati</a></em></strong><em><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.559785640705038.155904.158703440813262" target="_blank"><br />
</a></em></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>Con la Riforma Fornero il loro licenziamento sarebbe legale</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 14:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
				<category><![CDATA[B3]]></category>
		<category><![CDATA[Midal]]></category>
		<category><![CDATA[Articolo 18]]></category>
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		<category><![CDATA[sentenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Seguiamo la vertenza Midal da quasi due anni ormai, ma solo pochi mesi fa abbiamo potuto scrivere finalmente qualche buona notizia. Dopo la prima vittoria in tribunale, a metà gennaio, è arrivato l&#8217;ordine di arresto per i vertici del colosso alimentare. Pochi giorni fa doveva iniziare il secondo processo per licenziamento senza giusta causa, ma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Seguiamo la vertenza Midal da quasi due anni ormai, ma solo pochi mesi fa abbiamo potuto scrivere finalmente qualche buona notizia. Dopo <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/01/14/licenziamento-illegittimo-ex-lavoratori-midal-vincono-in-tribunale/">la prima vittoria in tribunale</a>, a metà gennaio, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/02/02/crack-midal-in-manette-i-vertici-del-colosso-alimentare/">è arrivato l&#8217;ordine di arresto per i vertici</a> del colosso alimentare. Pochi giorni fa doveva iniziare il secondo processo per licenziamento senza giusta causa, ma il giudice ha rimandato al 17 settembre.<strong><br />
</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19138" alt="midal_tribunale" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/midal_tribunale.jpg" width="730" height="411" /></p>
<p>&#8220;Inutile dirvi la nostra delusione dopo l&#8217;ennesimo e del tutto inatteso rinvio&#8221;. È Marilisa, ex dipendente Midal, quasi due anni di lotte alle spalle, che ci scrive. Si riferisce all&#8217;udienza dei colleghi ex Coal, rimandata al 17 settembre dal giudice. È una delle <strong>40 cause giudiziarie per infrazione dell’articolo 18</strong> che gli ex lavoratori del colosso alimentare fallito hanno avviato presso il Tribunale di Latina, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/01/14/licenziamento-illegittimo-ex-lavoratori-midal-vincono-in-tribunale/">la prima si è conclusa con esito positivo per i dipendenti</a>.</p>
<p>&#8220;Tutta questa attesa è sfibrante&#8221;, spiega Marilisa. &#8220;<strong>Le nostre vite sono sospese</strong> perchè nessuno di noi ha trovato una collocazione stabile. Ed è diventato quasi impossibile mandare avanti il nostro quotidiano in maniera dignitosa&#8221;.<span id="more-19135"></span> I lavoratori aspettano che la Regione Lazio <em>si degni</em> di pagare il sussidio previsto dalla mobilità in deroga. &#8220;Nonostante lo stato d&#8217;animo, stiamo pensando a nuove forme di protesta per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla nostra situazione. Nonostante le lungaggini della giustizia italiana noi non molleremo, anzi!&#8221;<!--more--></p>
<p>Gli ex dipendenti avevano denunciato sin da subito l&#8217;illegittimità del licenziamento, avvenuto (ricordarlo è d&#8217;obbligo) prima della Riforma Fornero. <strong>Oggi infatti, senza l&#8217;articolo 18, i lavoratori Midal non avrebbero potuto impugnare il licenziamento</strong> in tribunale, nonostante l&#8217;evidente gestione aziendale scellerata che ha portato a un <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/02/02/crack-midal-in-manette-i-vertici-del-colosso-alimentare/">crack fraudolento dell&#8217;impresa</a>.</p>
<p>Forse chi parlava del Ministro Fornero come di una<strong> &#8220;rivoluzione culturale&#8221;</strong> (vi giuro, c&#8217;è davvero chi lo ha scritto!) non ha ben chiara la realtà italiana. E la storia della Midal, fallita in seguito al dirottamento dalle casse della società di oltre dieci milioni di euro, è solo uno dei tanti esempi tricolore di truffa a danno dei lavoratori. Un truffa sempre più legale.</p>
<p><em>di <em><strong>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></strong></em></em><br />
<em>(Foto: Andrea de Santis)</em></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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