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	<title>L&#039;isola dei cassintegrati &#187; Almaviva Contact, lettera aperta a Giorgio Napolitano</title>
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		<title>Almaviva Contact, lettera aperta a Giorgio Napolitano</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 13:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I lavoratori Almaviva Contact di Catania, Palermo, Roma e Napoli annunciano un flashmob, il 6 aprile,  per protestare contro le delocalizzazioni che danneggiano il settore del call center. E da Catania parte la lettera-appello di due lavoratori, Stefano Zappalà e Isabella Cassibba, diretta al Presidente della Repubblica. &#8220;Ill.mo Signor Presidente della Repubblica a scriverle sono i lavoratori [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>I lavoratori Almaviva Contact di Catania, Palermo, Roma e Napoli annunciano <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/03/29/flashmob-in-4-citta-contro-la-delocalizzazione-dei-call-center/">un flashmob, il 6 aprile,  per protestare contro le delocalizzazioni</a> che danneggiano il settore del call center. E da Catania parte la lettera-appello di due lavoratori, Stefano Zappalà e Isabella Cassibba, diretta al Presidente della Repubblica.<strong><br />
</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19097" alt="giorgio_napolitano_lettera_almaviva_contact" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/04/giorgio_napolitano_lettera_almaviva_contact.jpg" width="730" height="462" /></p>
<blockquote><p>&#8220;Ill.mo Signor Presidente della Repubblica a scriverle sono i lavoratori di Almaviva Contact S.p.A, distintamente dalle sedi di Catania, Palermo, Napoli e Roma. Almaviva Contact Spa è una società che offre sul mercato servizi di Customer Relationship Management nel settore Telco, Media e Utilities; si propone come partner per le attività di Business Process Outsourcing.</p>
<p>Ci rivolgiamo alla S.V. Ill.ma in qualità di massimo rappresentate del popolo italiano<strong> nella speranza di ricevere risposta scritta sulla problematica denominata “delocalizzazione”</strong>. È da ritenersi delocalizzata un’attività di call-center &#8220;qualora le commesse acquisite da una azienda con sede legale in Italia e già avviate nel territorio nazionale siano trasferite – prima della naturale scadenza del relativo contratto – a personale operante all’estero, sia attraverso la successiva apertura di nuove filiali fuori dal territorio nazionale, sia attraverso un meccanismo di subappalto”, giusta richiamo alla circolare n° 14/2013 prot. 37/ 0005914 Ministero del lavoro e delle politiche sociali.<span id="more-19096"></span></p>
<p>Orbene, alla luce di quanto anzi detto chiediamo alla S.V. di indirizzare, anche grazie a questo contributo, i Saggi che presto dovranno discutere di tematiche politico-sociali, per far sì che possano essere realizzati interventi legislativi rispettosi dei principi di cui agli art. 2,3 della Costituzione, molto spesso in questi ultimi tempi dimenticati, in nome di una libertà d’impresa. <strong>Frequentemente si ricerca l’ottimo economico a scapito di quello sociale</strong>, eppure non sarebbe difficile debellare questo male, tutto questo Ill.mo Sig. Presidente non è più tollerabile, non è più ragionevole.</p>
<p>Gli operatori dei call centers siamo noi.</p>
<p>Alcuni di noi sono laureati, altri invece stanno terminando, altri ancora mantengono le proprie famiglie, proprio con questo lavoro. Non abbiam voluto dimenticare la nostra Repubblica, non siamo andati via, <strong>siamo noi quel popolo che oggi le scrive e le chiede aiuto</strong>. Aiuto per far sì che nel prossimo futuro ci siano regole chiare per chi usufruisce di incentivi statali per l’attività d’impresa e decide di delocalizzare; aiuto per far sì che possano essere fermati questi fenomeni di dumping nazionale e internazionale; aiuto affinché possa essere tutelata la privacy; aiuto affinché venga fatto salvo il diritto di ogni individuo a poter condurre un’esistenza libera e dignitosa.</p>
<p>La delocalizzazione sta depauperando la nostra Repubblica ed in particolare quelle condotte attuate dalle grosse società multinazionali committenti, che con mente certosina realizzano i loro ricavi dimenticando le bombe sociali e le varie ricadute correlate che genera questo modus operandi. Condotta che ad oggi ha portato all’aumento degli ammortizzatori sociali con ovvie ricadute sul Pil, all’aumento del tasso di disoccupazione, all’aumento del disagio sociale, in due parole: alla “crisi attuale”. Questa crisi possiamo vincerla insieme, <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/03/29/flashmob-in-4-citta-contro-la-delocalizzazione-dei-call-center/">Uniti si Vince il grido forte che parte da Catania, Palermo, Napoli e Roma</a></strong> e noi vogliamo esserlo con la nostra Repubblica.</p>
<p>Le chiediamo Ill.mo Sig. Presidente un suo gesto un suo interessamento a tutta questa problematica. Certi di un suo interessamento le porgiamo i più distinti saluti e la preghiamo di voler accogliere a nome di tutti i sottoscrittori i sensi della più profonda stima nei Suoi confronti e dell&#8217;Istituzione che rappresenta.&#8221;</p>
<p><em>Firmato: Isabella Cassibba e Stefano Zappalà</em></p></blockquote>
<p>di<strong><em> Redazione | <a href="http://twitter.com/cassintegrati" target="_blank">@cassintegrati</a></em></strong></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>Call Center: flashmob in 4 città contro la delocalizzazione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 10:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I lavoratori Almaviva Contact di Catania, Palermo, Roma e Napoli annunciano un flashmob per protestare contro le delocalizzazioni che danneggiano il settore del call center. L&#8217;appuntamento è per il 6 aprile alle 18:00, sono invitati a partecipare tutti i lavoratori del settore che risiedono in una di queste città. [Conferma su Facebook: CATANIA - PALERMO [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>I lavoratori Almaviva Contact di Catania, Palermo, Roma e Napoli annunciano un flashmob per protestare contro le delocalizzazioni che danneggiano il settore del call center. L&#8217;appuntamento è per il 6 aprile alle 18:00, sono invitati a partecipare tutti i lavoratori del settore che risiedono in una di queste città. <strong>[Conferma su Facebook: <a href="https://www.facebook.com/events/157239417772317/" target="_blank">CATANIA</a> - <a href="https://www.facebook.com/events/371733349607478/" target="_blank">PALERMO</a> - <a href="https://www.facebook.com/events/393360924094439/" target="_blank">ROMA</a> - <a href="https://www.facebook.com/events/110545802449049/" target="_blank">NAPOLI</a>]</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19000" alt="flashmob_almaviva" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/03/flashmob_almaviva.jpg" width="730" height="201" /></p>
<p>L&#8217;idea di organizzare un flashmob in contemporanea con altre città parte dai lavoratori di Catania, recentemente colpiti dalla notizia degli esuberi. Isabella Cassibba, Rsu Slc Cgil di Catania, ha inviato a tutte le sedi d&#8217;Italia questo comunicato:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Nell’ultimo periodo tra i lavoratori del gruppo Almaviva Contact serpeggia una grande preoccupazione: la perdita del posto di lavoro dovuta al fenomeno chiamato delocalizzazione. Fino ad oggi la politica e le istituzioni hanno dimostrato una totale indifferenza al problema. Proprio per questo motivo, noi Rsu del gruppo Almaviva Catania, abbiamo deciso di sensibilizzare i lavoratori proponendo un&#8217;azione di flashmob, che oltre a coinvolgere i lavoratori possa sensibilizzare l’opinione pubblica e raggiungere i vertici della politica. Abbiamo poco tempo per farci sentire, abbiamo bisogno di essere tutti uniti in questa lotta. Giorno 6 aprile alle ore 18:00, unitevi a noi organizzando un flashmob nella piazza principale della vostra città! Mettete anche a disposizione degli stand per far firmare una petizione contro la delocalizzazione. Abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno di tutti. Diffondete la voce ad amici e cari poiché è un problema attuale e futuro di tutti. UNITI SI VINCE!&#8221;</em></p></blockquote>
<p>L&#8217;appello dei colleghi catanesi è stato raccolto con entusiasmo dalle altre sedi, come testimonia il segretario provinciale della Cisalcom di Palermo, Salvo Montevago. &#8220;Il significato più importante di un&#8217;azione di questo tipo è <strong>l&#8217;unità tra i lavoratori</strong>, perché anche se viviamo in diverse città chiediamo tutti la stessa cosa: <strong>frenare la delocalizzazione selvaggia che danneggia il settore</strong>&#8220;. Palermo ha già sperimentato sulla propria pelle il dramma della delocalizzazione (verso l&#8217;Albania), mentre Catania e Napoli stanno facendo i conti solo adesso con i capricci di Vodafone. <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/12/almaviva-gioca-coi-lavoratori/">A Roma stanno vivendo una delocalizzazione ancora più meschina</a>, ovvero quella che si consuma all&#8217;interno del territorio italiano.<span id="more-18991"></span></p>
<div id="attachment_19005" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-19005" alt="48169_10200567493297428_884534718_n" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/03/48169_10200567493297428_884534718_n-300x300.jpg" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il manifesto del flashmob Almaviva</p></div>
<p>&#8220;Allo scoccare delle 18:00 chiunque passi davanti al centro commerciale Cinecittà 2, dovrà <em>congelarsi</em> e restare immobile per 60 secondi, al termine dei quali tutti urleremo per tre volte in coro &#8220;NO ALLA DELOCALIZZAZIONE&#8221;, spiega Raffaele Carbotti, lavoratore Almaviva Contact di Roma. &#8220;Noi lavoratori della sede di via Lamaro, a Roma, <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/01/30/lispettorato-del-lavoro-indaga-su-almaviva-contact/" target="_blank">stiamo aspettando gli esiti dall&#8217;indagine avviata dall&#8217;Ispettorato del Lavoro</a></strong>, ma sappiamo già che dovremo aspettare fino a fine giugno&#8221;, racconta Giuseppe Marotta. &#8220;Ma non possiamo stare zitti davanti a quello che sta succedendo ai nostri colleghi in tutta Italia. Noi partecipiamo soprattutto per dare un segnale di solidarietà e unità. I colleghi di Palermo rischiano l&#8217;esubero per motivi di <em>spazio</em> (ne abbiamo parlato <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/02/27/almaviva-4-000-lavoratori-siciliani-col-fiato-sospeso/">qui</a>), per colpa della delocalizzazione decisa da Vodafone si prospetta la cassa integrazione a Catania, mentre da Napoli arriva la notizia di 400 esuberi. <strong>È un problema che riguarda tutto il settore</strong>&#8220;, insiste Marotta.</p>
<p>&#8220;Le modalità di protesta &#8211; spiega di nuovo il segretario della Cisalcom di Palermo - sono diverse in ogni città, per quello invitiamo i lavoratori a confermare la partecipazione nell&#8217;evento Facebook corrispondente: per essere informati su tutti i dettagli&#8221;. E non sono solo le modalità del flashmob a cambiare, <strong>anche l&#8217;appoggio del sindacato è diverso da città a città</strong>. A Roma la vertenza è seguita sin dall&#8217;inizio dai <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2013/03/06/la-tecnica-degli-esuberi-a-blocchi-di-almaviva/" target="_blank">CobasAlmaviva</a>, molto attivi anche su Facebook; a Catania invece l&#8217;appello lanciato dai lavoratori è stato accolto positivamente dai sindacati confederati; a Napoli tutti i sindacati hanno risposto positivamente, anche se i lavoratori sottolineano che &#8220;non è una protesta politica, sarà una piazza senza colore politico, senza bandiere sindacali&#8221;; mentre a Palermo è influente la presenza di Cisalcom, come attesta anche il costante impegno di tutto il direttivo in forza, che condivide giorno per giorno le informazioni sulla vertenza nei diversi gruppi Facebook dedicati ai lavoratori di Almaviva Contact.</p>
<p>L&#8217;isola dei cassintegrati, che racconta le proteste dei lavoratori Almaviva da mesi, fa suo l&#8217;appello a scendere in piazza. Se lavorate nel settore del call center vi aspettiamo a <em><a href="https://www.facebook.com/events/157239417772317/" target="_blank">Catania</a>, <a href="https://www.facebook.com/events/371733349607478/" target="_blank">Palermo</a>, <a href="https://www.facebook.com/events/393360924094439/" target="_blank">Roma</a> o <a href="https://www.facebook.com/events/110545802449049/" target="_blank">Napoli</a></em>, il prossimo 6 aprile alle 18:00.</p>
<p><em>di <em><strong>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra<br />
</a></strong></em>(Il manifesto del flashmob è stato realizzato da Angela Giambona)</em></p>
<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" /></p>
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		<title>Perché Grillo ha ragione sui sindacati</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 11:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa inchiesta di Michele Azzu è stata pubblicata su L&#8217;Espresso online il 18 marzo 2013. Quando lo tsunami si placa è tempo di contare i danni. Due settimane dopo lo tsunami elettorale di Grillo possiamo identificare le vittime: i partiti, il Pd. Ma c&#8217;è un&#8217;altra vittima: il sindacato, o meglio, i confederali Cgil, Cisl e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questa inchiesta di Michele Azzu è stata pubblicata su <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/caro-pd-hai-perso-gli-operai/2202704" target="_blank"><em>L&#8217;Espresso online</em></a> il 18 marzo 2013.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-18811" alt="grillo_sulcis" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2013/03/1a0fb9a15adfdb85340a96fcd7159a61.jpg" width="730" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quando lo tsunami si placa è tempo di contare i danni. Due settimane dopo lo tsunami elettorale di Grillo possiamo identificare le vittime: i partiti, il Pd. Ma c&#8217;è un&#8217;altra vittima: il sindacato, o meglio, i confederali Cgil, Cisl e Uil. Secondo l&#8217;Osservatorio Lapolis il 40 per cento degli operai ha votato Movimento 5 Stelle. Una cifra di questa portata significa una cosa: sono tantissimi i tesserati dei tre sindacati che hanno votato M5S, il movimento politico che vuole abolire &#8211; o in maniera più realistica riformare – queste stesse organizzazioni. Ma ogni tsunami è originato da un terremoto, e in questo caso ha tutto inizio a Roma il 26 novembre 2009: quel giorno tremila operai dell&#8217;Alcoa fecero tremare il suolo della capitale, al ritmo dei loro elmetti sbattuti all&#8217;unisono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quel terremoto si è propagato per tutto il 2010 fino ad oggi: gli operai sulle gru, sui tetti, l&#8217;occupazione dell&#8217;Asinara.</strong> Un&#8217;emergenza sociale in cui i soccorsi dei sindacati non sono mai arrivati: «All&#8217;Asinara ci andammo senza sindacati», ricorda Tino Tellini, uno degli occupanti Vinyls all&#8217;Asinara. I lavoratori della Richard Ginori, a Sesto Fiorentino, nel 2010 hanno abbandonato in massa la Cgil per fondare un Cobas: «Volevano firmare l&#8217;accordo sui licenziamenti, mentre portavamo avanti una lotta durissima» racconta Giovanni Nencini, delegato Cobas. L&#8217;Ilva di Taranto, dove anche la Fiom è accusata da più parti di connivenza con l&#8217;azienda dei Riva: «Mettersi contro l&#8217;azienda voleva dire mettersi contro il sindacato», dice Lorenzo Semeraro, ex delegato Fiom e oggi Usb, sindacato che in pochi mesi ha già raccolto 400 deleghe nell&#8217;impianto siderurgico.<span id="more-18803"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La crisi del Pd e della sinistra è strettamente connessa alla crisi dei sindacati confederali, e su queste crisi si instaura il fenomeno M5S. Non è un caso se questo accade nei giorni in cui La Notizia scopre un <a href="http://www.lanotiziagiornale.it/cisl-spunta-un-tesoretto-immobiliare-da-645-milioni/" target="_blank">“tesoretto” della Cisl di 64 milioni</a>, che mina la credibilità del sindacato cattolico, gli stessi giorni in cui un gruppo di autisti Amt di Genova organizza uno sciopero col simbolo del Movimento 5 Stelle. Lo &#8216;Tsunami&#8217; tour ha fatto tappa in tutti i luoghi distrutti nel lavoro: Ivrea, Taranto, il Sulcis, Termini Imerese, Sesto Fiorentino. Quei deserti industriali dove il terremoto della disperazione ha lasciato spazio a uno tsunami che era tutto, fuorché imprevedibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DOPO IL TERREMOTO, PRIMA DELLO TSUNAMI. </strong>Nel Sulcis alcuni operai dell&#8217;indotto Alcoa hanno occupato per 40 giorni un tunnel sotto la miniera, per ottenere la cassa integrazione. «Siamo come negli anni &#8217;60, manca poco che tornino gli anni di piombo», spiega il sindacalista <strong>Manolo Mureddu</strong>. «Pensioni ed ammortizzatori sociali sono il reddito del Sulcis, e Monti ha riformato gli ammortizzatori e creato gli esodati». Nel Sulcis, una volta feudo dell&#8217;Udc e dove Berlusconi incassava voti, il Movimento 5 Stelle ha preso il 30 per cento. Manolo ha sempre votato centrodestra, ma ora non più: «Sono sindacalista Fsm Cisl, la federazione sarda autonoma dei metalmeccanici. Ho attaccato Bonanni duramente», ammette. I politici nel Sulcis non vanno più: lo scorso novembre i ministri Barca e Passera sono dovuti scappare in elicottero a causa delle proteste. <strong>Beppe Grillo</strong>, lui ci è andato: «L&#8217;ho portato in miniera – racconta Mureddu &#8211; è l&#8217;unico che si è fatto vedere. É vero, non sa nulla di sindacato o industria, ma non importa. La funzione storica del M5S è mandare tutti a casa».</p>
<p style="text-align: justify;">Più a nord, nella provincia di Sassari della Vinyls, il dato sul M5S rimane al 30 per cento. «Il Pd ha capito di essere all&#8217;ultimo giro e si sta chiudendo a riccio», dice <strong>Tino Tellini</strong>, uno degli occupanti dell&#8217;Asinara nel 2010. «Hanno fatto le primarie e poi hanno imposto altri due candidati sul vincitore». E i sindacati? «Oggi sono visti come un&#8217;istituzione che fa finte battaglie per poi firmare gli accordi dell&#8217;azienda». Come accadde per la Vinyls: «Nel 2009 si firmava l&#8217;accordo più importante della storia dello stabilimento, quello sulla chiusura di Fenolo e Cumene, senza neanche un&#8217;assemblea per consultare gli iscritti». Gli operai delle proteste, che fine fanno? «Sono 30 anni in Cgil, non mi hanno mai proposto di entrare nel direttivo. E credimi, ci sono entrate anche persone che non sapevano mettere due parole in fila», conclude Tino, che oggi sta cercando lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LOTTARE CONTRO IL SINDACATO. </strong>L&#8217;otto marzo gli operai della Sodexo di Pisa hanno riconsegnato le tessere Cgil perché, scrivono nel comunicato: «I funzionari della Cgil hanno lavorato per dividere i delegati sindacali ed il fronte dei lavoratori, con intimidazioni e pressioni». Poco lontano, a Sesto Fiorentino, c&#8217;è la Richard Ginori, fallita a gennaio. «É il “modello toscana”», spiega Giovanni Nencini, delegato Cobas in Ginori. «L&#8217;accettazione ineluttabile dei licenziamenti e della cassa integrazione». La storia sindacale della <strong>Richard Ginori</strong> è emblematica: nel 2010 tutti gli iscritti e i delegati Filctem sono passati ai Cobas. «Nel 2004, quando i manager di allora volevano licenziare 120 persone, facemmo 30.000 ore di sciopero ma la Cgil ci lasciò da soli». Gli operai vinsero la battaglia, ma nel 2006: «Rimandarono i delegati alle proprie mansioni. Così costituimmo un Cobas che raccolse tutti». Se nel Sulcis il voto “di protesta” può essere imputato all&#8217;assenza, in Toscana il voto è antisistema. «Partiti e sindacati qui creano un sistema autoreferenziale», racconta Nencini. «I percorsi formativi per il resinserimento lavorativo sono appaltati a un&#8217;agenzia di cui si occupa un ex assessore, e che parallelamente fa selezione del personale per le aziende». Con una mano si licenzia, con l&#8217;altra ci si occupa di formare i cassintegrati. «Il voto a Grillo c&#8217;ha dentro tutte queste robe qui», conclude il sindacalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche all&#8217;<strong>Ilva di Taranto</strong> la storia sindacale può far capire molte cose. Nel 2012 sono nati prima il comitato “Cittadini liberi e pensanti”, col simbolo di un apecar, che organizza assemblee aperte. A settembre, invece, Lorenzo Semeraro e Francesco Rizzo, ex delegati Fiom, hanno costituito un sindacato di base (Usb), con cui hanno già ottenuto 400 deleghe ed organizzato 15 giorni di sciopero dopo la morte di Claudio Marsella, travolto dal locomotore. «Anni fa eravamo essenziali in Fiom, io ci sono stato sette anni, ero segretario all&#8217;Ilva», spiega Cataldo Ranieri del comitato. <strong>Ranieri, Semeraro e Rizzo</strong> lasciano la Fiom tra il 2007 e il 2008 per vicende diverse. «Mi dimisi dopo una serie di denunce ambientali che facemmo all&#8217;Asl – racconta Ranieri &#8211; I tre sindacati firmarono un accordo per cui queste denunce dovevano passare attraverso una “procedura di raffreddamento” prima che all&#8217;Asl, attraverso la gerarchia sindacale. Fu una maniera di metterci dei lacci». Semeraro, invece, di cui abbiamo già scritto su “<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/precari-e-veleni-taranto-muore/2177282" target="_blank">Precari e veleni, Taranto muore</a>” ci spiega che sulle 400 deleghe ottenute in Ilva, col nuovo sindacato di base: «C&#8217;è un ricorso perchè molti di questi operai si sono visti reiscritti a loro insaputa negli stessi sindacati in cui erano prima, soprattutto Uilm».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PERCHÈ ABBIAMO VOTATO GRILLO. </strong>«Il programma del Movimento 5 Stelle è debole sul lavoro?», si chiede Cataldo Ranieri dell&#8217;Ilva (che commenta il voto dei colleghi, sul suo voto non vuole esprimersi). «Ma perché poi gli altri partiti lo realizzano il programma sul lavoro?». Aggiunge Semeraro: «Articolo 18 nel programma lo può scrivere chiunque». Insomma, da una parte manca il programma, dall&#8217;altra la credibilità. «Grillo non è stato evasivo sull&#8217;Ilva, è stato onesto. Ha detto: lo dovete risolvere voi tarantini», ricorda Semeraro, che ha votato M5S. Laurea Stefanelli è una delegata Cobas della Richard Ginori, ed è stata consigliere comunale dei Ds. Anche lei ha votato Grillo: «Dicono che abbiamo votato degli incompetenti &#8211; spiega Laura – ma è questo il punto di forza, sono persone normali, non i soliti riciclati». Concorda Semeraro: «Ho votato M5S perchè voglio vedere le casalinghe e gli studenti in parlamento».</p>
<p style="text-align: justify;">É critico, invece, <strong>Antonio Di Luca</strong>, uno dei 19 operai Fiom reintegrati alla Fiat di Pomigliano, e candidato alla camera per Rivoluzione Civile. «I lavoratori si pentiranno di avere votato M5S. Non c&#8217;è stata un&#8217;alternativa di sinistra, la colpa è di Bersani che non ha guardato a Ingroia». Antonio, che sul lavoro ha un esperienza importante, dice che: «Trovo i grillini inconsistenti sul lavoro. Va bene il pannello solare, ma chi ci metti a lavorare? Un bambino o un operaio con contratto nazionale?». Anche per Di Luca, che porta avanti coi colleghi una battaglia durissima in Fiat, il problema è stato del sindacato: «Se sei lavoratore hai visto chiaro. I partiti che hanno candidato sindacalisti Cisl e Uil non sono passati». Ma per lui l&#8217;esito di queste elezioni risulterà drammatico: «I grillini non hanno idea dei processi di forza nei rapporti di lavoro. Ho sentito una di loro dire che vuole l&#8217;auto elettrica a Pomigliano. Glielo vai a dire tu, a Marchionne?».</p>
<p>di<strong><em> Michele Azzu | <a href="http://twitter.com/micheleazzu" target="_blank">@micheleazzu</a></em></strong><br />
<em>Foto: Ansa</em></p>
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		<title>Allarme sicurezza in Autogrill: di notte una sola dipendente</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 18:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sull&#8217;Isola dei cassintegrati abbiamo già parlato di Autogrill in passato a proposito dei licenziamenti annunciati nelle sedi di Roma, Bologna e Milano e a quell&#8217;articolo rispose Alessandro Benetton (a.d. dell&#8217;impresa) in persona con promesse vaghe e insoddisfacenti. Pochi giorni fa Autogrill ha disposto su scala nazionale la riduzione del personale notturno da due a un&#8217;unità. In seguito [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sull&#8217;Isola dei cassintegrati abbiamo già parlato di Autogrill in passato a proposito dei <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/12/la-famiglia-benetton-raddoppia-i-licenziamenti-di-autogrill/">licenziamenti annunciati nelle sedi di Roma, Bologna e Milano</a> e a quell&#8217;articolo <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/17/alessandro-benetton-risponde-al-nostro-appello-contro-i-licenziamenti-autogrill/">rispose Alessandro Benetton (a.d. dell&#8217;impresa) in persona</a> con promesse vaghe e insoddisfacenti. Pochi giorni fa Autogrill ha disposto su scala nazionale la riduzione del personale notturno da due a un&#8217;unità. In seguito a questa decisione è scattato l&#8217;allarme sicurezza tra i dipendenti, soprattutto in quelle sedi in cui i lavoratori sono in maggioranza donne.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17728" title="Autogrill di notte" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/12/autogrill_notte.jpg" alt="Autogrill di notte" width="730" height="372" /></p>
<p>Caro lettore, se tu fossi il solo responsabile notturno di uno stabilimento Autogrill, in autostrada, da mezzanotte alle sei del mattino, ti sentiresti sicuro? E come risponderanno le tante dipendenti donne Autogrill a questa drastica misura aziendale? La decisione di ridurre il numero di dipendenti notturni da due a uno sta alimentando forti preoccupazioni nelle sedi in cui i lavoratori sono <strong>in maggioranza donne</strong>.</p>
<p>A dare il primo<strong> allarme sicurezza</strong> sono stati i dipendenti di Tremestieri (Messina), che hanno dichiarato lo stato d&#8217;agitazione: &#8220;qui da noi la maggior parte del personale addetto al servizio è di sesso femminile e di conseguenza si pone oggettivamente un problema per la sicurezza delle lavoratrici&#8221;. <span id="more-17664"></span>Inoltre le grandi dimensioni della struttura, le scarse misure di sicurezza e il fatto che trovandosi all’interno di un circuito cittadino ha solitamente un’utenza maggiore rispetto alle altre zone di sosta, rappresentano un motivo di allarme implicito, come spiega il segretario della Filcams Cgil di Messina, Andrea Miano: &#8220;La verità è che per le peculiarità del locale <strong>è inaccettabile che nel turno notturno ci sia una persona sola</strong>. Tanto più se donna&#8221;.</p>
<p>Il motivo ufficiale della riduzione del personale notturno è economico, ma il sindacato ritiene che non ci siano i presupposti per <strong>garantire la sicurezza dei dipendenti</strong> e <a href="http://www.cgilmessina.it/FullNewsBox.aspx?news=2704" target="_blank">chiede all&#8217;azienda di ritirare il provvedimento</a>. La Filcams di Messina ha proclamato lo stato di agitazione del personale e minaccia di adottare forme di protesta &#8220;più incisive&#8221;.</p>
<p>di <strong><em>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></em></strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Proteste di tutta Italia sul &#8216;red carpet&#8217; di Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 14:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Da una parte c&#8217;è un padrone che per motivi di lucro vuole chiudere un&#8217;azienda, dall&#8217;altra parte ci sono gli operai che per necessità vitale si oppongono a questa chiusura. In mezzo non c&#8217;è niente altro&#8221;. Marina, cassintegrata della sede romana di Almaviva Contact, ci racconta il loro ultimo blitz al Festival del Cinema di Roma. Lo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Da una parte c&#8217;è un padrone che per motivi di lucro vuole chiudere un&#8217;azienda, dall&#8217;altra parte ci sono gli operai che per necessità vitale si oppongono a questa chiusura. In mezzo non c&#8217;è niente altro&#8221;. Marina, cassintegrata della sede romana di Almaviva Contact, ci racconta il loro ultimo blitz al Festival del Cinema di Roma.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17267" title="almaviva-festival-cinema-ro" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/almaviva-festival-cinema-ro.jpg" alt="" width="730" height="430" /></p>
<p>Lo striscione che li accompagna sul <em>red carpet</em> del Festival del Cinema dice tutto: &#8220;Almaviva licenzia a Roma e assume al sud intascando i soldi pubblici&#8221;. I 632 lavoratori romani, &#8220;troppo cari&#8221; per la compagnia, verranno messi in cassa integrazione mentre l&#8217;impresa, <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/12/almaviva-gioca-coi-lavoratori/">usufruendo dei finanziamenti della Regione Calabria</a>, apre una nuova sede al sud.</p>
<p><strong>La visibilità sui media è indispensabile. </strong>Una delegazione dei 632 lavoratori di uno dei più grossi call center europei ha sfilato al festival in occasione della presentazione del film-documentario &#8216;<em>Dell&#8217;arte della</em> <em>guerra</em>&#8216;, dei registi Silvia Luzi e Luca Bellino. Il film racconta la storia bella e sofferta della lotta operaia dei lavoratori della <strong>Innse</strong>, una fabbrica di Milano. Quattro di loro, per evitare lo smantellamento del complesso e il licenziamento, <strong>si arrampicano su una gru</strong> e ci rimangono per 8 giorni fino a che non hanno la certezza che la loro fabbrica e il loro lavoro siano a salvo. &#8221;<a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2009/08/02/AMFmEqnC-fabbrica_occupata_sgombera.shtml" target="_blank">L&#8217; episodio è del 2009</a> ma ricorda le lotte operaie di altri tempi, tempi di resistenza, di determinazione&#8221;, racconta Marina di Almaviva. &#8220;Noi siamo andati al festival anche per dimostrare che le lotte per il lavoro non sono solamente un ricordo degli anni passati, ma sono una realtà più che mai attuale&#8221;. Qualche differenza? &#8220;Lo scenario della lotta dei lavoratori oggi come ieri è la piazza, ma la visibilità sui media è diventata indispensabile&#8221;. <span id="more-17265"></span></p>
<p><strong>La protesta di tutta Italia sul tappeto rosso.</strong> L&#8217;idea di far sfilare lo striscione dei lavoratori sul tappeto rosso del festival è stata proprio dei due registi che hanno voluto con loro, oltre agli operai della Innse protagonisti del film, anche i cassintegrati del call center romano che in questo momento sono simbolo di una lotta cittadina molto importante. Ma non c&#8217;erano solo Innse e Almaviva, &#8220;con noi anche <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/08/06/cinecitta-lavoratori-occupano-e-abete-va-in-ferie/">i lavoratori Cinecittà</a></strong>, così come alcuni operai venuti da più lontano: dalla Sardegna i cassintegrati dell&#8217;<strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/20/alcoa-lultima-operaia-del-sulcis/">Alcoa</a></strong>, da Taranto quelli dell&#8217;<strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/06/ilva-cassa-integrazione-per-2-000-lavoratori/">Ilva</a></strong>&#8220;, ma anche quelli della <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/category/jabil-ex-nokia/">Jabil</a> </strong>e di <strong><a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/11/06/passera-dice-di-aver-risolto-la-vertenza-agile-eutelia-ma-non-e-vero/">Eutelia</a></strong>. Tutte proteste che seguiamo da mesi/anni su questo blog.</p>
<p><strong>Sindacato dove sei?</strong> Marina non risparmia una stoccata ai sindacati regionali che nei mesi scorsi avevano proposto un <a href="http://www.cobasalmaviva.org/documenti/Accordi/ipotesi%20di%20accordo%20Almaviva%20Roma%2016ott2012.pdf" target="_blank">accordo inaccettabile</a> e, parafrasando una frase del film presentato al festival, dice: &#8220;da una parte c&#8217;è un padrone che per motivi di lucro vuole chiudere un&#8217;azienda, dall&#8217;altra parte ci sono gli operai che per necessità vitale si oppongono a questa chiusura. In mezzo non c&#8217;è niente altro&#8221;.</p>
<p>di <em><strong>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></strong></em></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/logo-creative-commons.jpg" alt="" /></p>
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		<title>San Raffaele, prima notte in tenda</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 09:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hanno passato la prima notte in tenda, al presidio permanente, i lavoratori in lotta dell&#8217;Ospedale San Raffaele di Milano. Il presidio è iniziato nel pomeriggio di ieri, dopo l&#8217;annuncio della dirigenza Rotelli di 244 licenziamenti fra personale amministrativo, infermieri e tecnici. &#8216;Rumor&#8217; all&#8217;interno dell&#8217;ospedale dicono che più probabilmente a perdere il lavoro saranno gli amministrativi: [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-16772" title="Il cupolone di Don Verzè" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/1024121036san_raffaele_cupolone1.jpg" alt="" width="780" height="480" /></p>
<p style="text-align: justify;">Hanno passato la prima notte in tenda, al presidio permanente, i lavoratori in lotta dell&#8217;Ospedale San Raffaele di Milano. Il presidio è iniziato nel pomeriggio di ieri, dopo l&#8217;annuncio della dirigenza Rotelli di 244 licenziamenti fra personale amministrativo, infermieri e tecnici. &#8216;Rumor&#8217; all&#8217;interno dell&#8217;ospedale dicono che più probabilmente a perdere il lavoro saranno gli amministrativi: &#8220;Ci sono dirigenti che hanno più di una segretaria a testa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Se arrivi al San Raffaele sulla metro che collega Cologno Monzese alla stazione centrale due cose catturano l&#8217;occhio: sulla destra il <strong>cupolone dell&#8217;Ospedale, a sinistra l&#8217;antennone di Mediaset</strong>. Il cupolone è quello che Don Verzè ha voluto più grande di San Pietro a Roma, nel suo delirio di onnipotenza. Quello dentro cui è conservata la voliera coi pappagalli che allietavano l&#8217;esistenza del Don. Sotto questi simboli di un potere ormai decaduto da ieri c&#8217;è una tenda, con le bandiere sindacali, e lì hanno dormito stanotte i lavoratori che scrivono su facebook: &#8220;Prima notte di presidio, lavoratori e simpatizzanti hanno portato cibo e bevande ai ragazzi che si fermeranno nelle tende! Grazie e non ci abbandonate l&#8217;unione fa la forza&#8221;.</p>
<div id="attachment_16775" class="wp-caption alignright" style="width: 379px"><img class="size-full wp-image-16775       " src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/11/52921_4833019352929_1727775910_o.jpg" alt="" width="369" height="347" /><p class="wp-caption-text">Foto dal presidio (di P. Manzoni)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Altri invitano i musicisti a partecipare: &#8220;A partire da domani sera, 2 novembre, si invitano musiciste e artisti solidali a partecipare al presidio con parole, musica, balli e spettacolo&#8221;. La sindacalista Margherita Napoletano (Usb) ha detto che il presidio accompagnerà tutta la trattativa. Ed è un presidio che più di tutti è un simbolo dell&#8217;Italia di oggi: da una parte l&#8217;antenna di Mediaset e il cupolone, dall&#8217;altra i licenziamenti e le notti in tenda. Il presidio si trova in via Olgettina 60, la stessa <strong>via Olgettina</strong> casa delle escort di Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora ti chiedi se la crisi esiste davvero, se tutti questi licenziamenti non siano dovuti alla corruzione sistemica dell&#8217;Italia. Al San Raffaele solo un anno fa nessuno poteva immaginare che ci sarebbe mai stato un presidio di lavoratori. La struttura ospedaliera è un polo di eccellenza nella medicina e nella ricerca di tutto il mondo. Fino a poco tempo fa lo si diceva con orgoglio: &#8220;Io lavoro al San Raffaele&#8221;. Ma dopo la <strong><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/08/09/news/san_raffaele-40651948/" target="_blank">chiusura dei poli romani</a></strong>, ora tocca tagliare a Milano, e ci si chiede se questi 244 licenziamenti verranno ritirati, e se poi basteranno, dato che all&#8217;inizio la richiesta era per 500.<span id="more-16770"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fra i dipendenti la paura è che Rotelli voglia <strong>modificare i contratti</strong> esistenti da pubblico impiego a sanità privata, con ridefinizioni del salario e tutele minori. Il risparmio complessivo del gruppo che ha preso in mano il polo ospedaliero dopo il crollo dell&#8217;impero di Don Verzè si aggira attorno ai 10 milioni di euro. Basteranno?</p>
<p style="text-align: justify;">Vi aggiorneremo dal presidio, giorno dopo giorno.</p>
<p>di<strong><em> Michele Azzu</em></strong> <strong><em>| <a href="http://twitter.com/micheleazzu" target="_blank">@micheleazzu</a></em></strong><br />
<em> (2 novembre 2012)</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/BANNER-CreativeCommons.jpg" alt="" width="400" height="102" /></p>
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		<title>Rosa della Tacconi: &#8220;la vera Resistenza è la legalità&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Aug 2012 07:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Azzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo 543 giorni è finita l&#8217;occupazione della fabbrica Tacconi a Latina, che ha finalmente trovato un imprenditore pronto a riprendere la produzione. La Tacconi è stata una delle nostre primissime storie, dopo l&#8217;Asinara, ed è con grande gioia che pubblichiamo questa lettera da Rosa, che ci spiega come sono andate veramente le cose. In tutte [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Dopo 543 giorni è finita l&#8217;occupazione della fabbrica Tacconi a Latina, che ha finalmente trovato un imprenditore pronto a riprendere la produzione. La Tacconi è stata una delle nostre <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2011/02/11/non-siamo-ne-veline-ne-escort-protesta-delle-operaie-a-latina-2/">primissime storie</a>, dopo l&#8217;Asinara, ed è con grande gioia che pubblichiamo questa lettera da Rosa, che ci spiega come sono andate veramente le cose.</em></p>
<div id="attachment_16062" class="wp-caption aligncenter" style="width: 563px"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gvgOKOZ-bDI"><img class="size-full wp-image-16062  " title="Schermata" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/08/Schermata.png" alt="" width="553" height="324" /></a><p class="wp-caption-text">Il trailer del documentario &#39;Atlantis&#39; sulla storia della Tacconi</p></div>
<p style="text-align: justify;">In tutte le interviste i giornalisti ci hanno detto: “Allora avete vinto!&#8221; e mi spiace aver spento il loro entusiasmo rispondendo che abbiamo vinto una battaglia, non la guerra. Dopo aver ripreso un po’ di normalità posso iniziare un bilancio di questa vicenda. Come è iniziato il presidio? Con un&#8217;assemblea sindacale, l’ultima richiesta in modo formale ed accordata dall’azienda il 18 gennaio 2011. Non gli abbiamo detto, chiaramente, che intendevamo restare in fabbrica. E tantomeno che ci saremo rimaste per <strong>543 giorni</strong> (Ma questo non lo sapevamo).</p>
<p style="text-align: justify;">A una certa iconografia della lotta piace molto il termine “occupazione” magari con la K, ma con tutto il rispetto che ho per i disobbedienti, vorrei che non fosse necessario violare la legge per esercitare un diritto. Visto che delle leggi dedicate ancora esistono. Tipo lo statuto dei lavoratori: la <a href="http://www.altalex.com/index.php?azione=Nuovo_documento&amp;idnot=39728#titolo1" target="_blank">legge 300</a> consente, in un passaggio dell’articolo 20, di rendere un’assemblea permanente:</p>
<p style="text-align: center;"><em>“</em><span style="text-decoration: underline;"><em>I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell&#8217;orario di lavoro</em></span><em>&#8220; </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>E&#8217; chiaro che si tratta di un’interpretazione, ma prima che tentino di modificare anche questo di articolo, cerchiamo di difenderlo e conoscerlo! Poi il delicato tema della rappresentanza sindacale. Infatti il secondo argomento sempre evidenziato dai giornalisti è stato il lato umano, piuttosto che la vertenza in sé, e me ne assumo la responsabilità: ho voluto e  lasciato che la nostra storia venisse trattata così perché mi rendevo conto di un fatto.<span id="more-16061"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La nostra vicenda non aveva una reale soluzione: nel momento in cui iniziammo l’assemblea permanente nemmeno sapevamo dell’esistenza dell’imprenditore che oggi si è impegnato in questo affitto d’impresa (sotto il controllo di un tribunale, è bene ricordarlo). Per questo ho volutamente rimarcato il <strong>valore umano</strong> del gruppo, se avessimo spostato la discussione sul piano delle soluzioni si sarebbero alternati in passerella tutta una serie di personaggi che &#8211; bontà loro &#8211; ci avrebbero salvato! Questo non significa che non avevamo una segreteria sindacale di comparto a difenderci, cioè la Femca Cisl, che ha avuto un ruolo strategico sia per la parte legale che per la ricerca dell’imprenditore. Ma per questo, la sottoscritta e le altre pagano già una tessera, e siccome una delega esiste perché sono i lavoratori a sostenerla economicamente, una struttura sindacale che difende i lavoratori deve, appunto, difenderli per ontologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio dire che non devo meravigliarmi se questo accade. Non sono d’accordo con chi dice che eliminando la politica e le istituzioni si risolve il problema. La vera questione in gioco è proprio l’istituzione democratica, se la parola <em>Democrazia</em> indica nel suo significato il “Popolo sovrano” allora il popolo ha responsabilità di governo. Vota i suoi rappresentati (sia al governo che nel sindacato) e il nodo vero è l&#8217;esercizio della cittadinanza, il rispetto delle leggi e la partecipazione, non solo al destino della propria fabbrica ma di tutto il nostro sciagurato paese. Questo lo dico soprattutto a chi tiene tanto a sottolineare la differenza tra i lavoratori <strong>garantiti</strong> e quelli <strong>precari</strong>: l’unica vera differenza tra queste due categorie di lavoratori è la mancanza di impegno dei primi nei confronti dei secondi.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori iscritti al sindacato si interessano della loro condizione solo quando le fabbriche chiudono,  qualche volta si iscrivono al sindacato solo in quel momento! Se pensiamo che i diritti possano essere difesi al momento del bisogno allora non siamo meglio dei nostri governanti, che <em>al bisogno</em> ci interpellano per il voto. Se poi i precari dal canto loro, per paura di essere licenziati accettano consigli dell&#8217;azienda su “come farsi rinnovare il prossimo contratto” non iscrivendosi al sindacato, firmando lettere di licenziamento in bianco (se donne), su  quale base giuridica pensano di poter esercitare i loro diritti se accettano intimidazioni simili? Sicuramente i precari possono non riconoscersi nei sindacati attuali, ma i diritti sono sanciti nella Costituzione, non dai sindacati!</p>
<p style="text-align: justify;">Per tornare alla nostra vicenda: se non avessimo osservato la legge, tramite la norma sull&#8217;assemblea permanente, non saremo potute rimanere in una fabbrica per 543 giorni! E grazie a questa pressione esercitata, con Prefetto e Digos obbligati a difenderci, il nostro datore di lavoro non ha potuto portare via macchinari e materiali. Per questo ho chiamato questa azione di difesa del lavoro: “<strong>Habeas corpus contro la crisi</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno mi ha detto: “E&#8217; una nuova forma di lotta?”, ho risposto no.  È semmai ristabilire un principio fondamentale, che istintivamente tutti i lavoratori che si sono trovati in una vicenda come la mia hanno rispolverato, in una situazione di emergenza. Perché tutti sono impegnati in masturbazioni post-ideologiche, piuttosto che, ad esempio, pensare a riformare il diritto commerciale? O ripristinare il reato per il falso in bilancio! Così capiremmo meglio come mai tutte le fabbriche con problemi di liquidità possono dichiarare una “cessata attività” con la stessa semplicità con la quale si può fare benzina al distributore.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure, sempre in emergenza, le sigle sindacali coinvolte in crisi dove è chiaro l’intento di delocalizzare potrebbero pretendere il “costo sociale”, perché è troppo facile firmare una cassa integrazione quando a pagare è il fondo Inps dei lavoratori! Devi delocalizzare? Non posso impedirtelo siamo in un sistema capitalistico, ma pagateli tu gli ammortizzatori sociali. Anzi mettilo al primo punto  delle spese di trasloco! Così si capisce meglio se dietro tutte queste “cessate attività”  si nascondono crisi reali o si tenta eludere il fisco, o di creare bolle speculative.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera <strong>Resistenza</strong> è questa: credere nella legalità, esercitare il diritto, partecipare alla vita politica di questo paese, non importa quale scatola vi scegliete! Di destra o sinistra! Pretendete che venga applicato l’ordinamento per il quale siamo una “Repubblica fondata sul Lavoro”! Il successo della vicenda della Tacconi Sud  è stato l’esercizio della cittadinanza, la consapevolezza che i diritti possono essere difesi soltanto rappresentandoli in prima persona, e se necessario anche con il corpo!</p>
<p style="text-align: justify;">Intere generazioni sono morte per un’idea di democrazia e libertà, hanno pagato con tutto quello che avevano senza nemmeno essere cittadini di uno stato democratico! Credendo soltanto in un mondo migliore. Se ci vedessero oggi, forse, nutrirebbero dubbi sulla “qualità del popolo” per il quale sono morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto a me, che ho sacrificato molto della mia quotidiana esistenza, per questa “idea di rappresentanza” non provo la sensazione di nessuna vittoria, perché il mercato del lavoro non è cambiato, come non è cambiato il diritto commerciale e il sindacato. La Resistenza è la misura dei valori, se si resiste all’evidenza del contrario tanto più quei valori vanno mantenuti e difesi.</p>
<p><strong><em>di Rosa Emilia Giancola</em></strong><br />
<em>(23 luglio 2012)</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="BANNER-CreativeCommons" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/BANNER-CreativeCommons.jpg" alt="" width="400" height="102" /></p>
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		<title>350.000 esodati: il Governo ha sbagliato i conti</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 07:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Governo avrebbe sbagliato i calcoli sul numero degli esodati (coloro che perdono pensione e stipendio) secondo questo articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera. Il governo aveva calcolato un numero oscillante fra i 50 e i 70mila lavoratori intorno ai 60 anni, non riassumibili, che rischiavano di trovarsi entro breve senza più lavoro e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15123" class="wp-caption alignleft" style="width: 274px"><img class="size-full wp-image-15123 " title="governo_manovra_fornero" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/03/governo_manovra_fornero.jpg" alt="" width="264" height="200" /><p class="wp-caption-text">Immagine di repertorio</p></div>
<p>Il Governo <strong>avrebbe sbagliato i calcoli sul numero degli esodati</strong> (coloro che perdono pensione e stipendio) secondo questo <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CX68O" target="_blank">articolo</a> pubblicato oggi sul Corriere della Sera.</p>
<p>Il governo aveva calcolato un numero oscillante fra i 50 e i 70mila lavoratori intorno ai 60 anni, non riassumibili, che rischiavano di trovarsi entro breve senza più lavoro e senza assegno pensionistico. Quindi senza reddito. Ma in realtà secondo calcoli dell&#8217;INPS la cifra sarebbe decisamente superiore.</p>
<p>Anche se ancora non c&#8217;è stata la conferma ufficiale da parte dell&#8217;INPS, secondo l&#8217;ex Ministro del Lavoro <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-03-29/proposta-legge-targata-esodati-161338.shtml" target="_blank">Cesare Damiano (PD)</a> <strong>gli esodati sarebbero 357.000: cinque volte tanto quelli calcolati da Elsa Fornero</strong>. E i soldi previsti dal Ministero per risolvere il problema non sono più sufficienti.<span id="more-15122"></span></p>
<p>E se questo è il Governo Tecnico, quello dei professori illustri, possibilmente i più preparati per tirarci fuori dalla crisi, <strong>come è possibile accettare un errore di questo genere?</strong> Perché, è bene ricordarlo, quei numeri non sono cifre astratte ma lavoratori. Persone dimenticate nel limbo della Riforma.</p>
<p>di <strong><em>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></em></strong><br />
<em>(30 marzo 2012)</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-14633 aligncenter" title="BANNER-CreativeCommons" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/BANNER-CreativeCommons.jpg" alt="" width="400" height="102" /></p>
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		<title>Algida senza cuore (di panna?)</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 10:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I lavoratori Algida di Caivano in allarme: presidio e volantinaggio in difesa del &#8220;tempo tuta&#8221;. Nella fabbrica del famoso cornetto è stato infatti abolito il pagamento del &#8220;tempo tuta&#8221;: i venti minuti di vestizione e svestizione degli operai. A quanto pare Marchionne sta facendo scuola velocemente. I lavoratori hanno iniziato il presidio e il volantinaggio davanti alla fabbrica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-14939" title="Un cuore di panna" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/02/algida.jpg" alt="" width="450" height="500" />I lavoratori <strong>Algida di Caivano</strong> in allarme: presidio e volantinaggio in difesa del &#8220;tempo tuta&#8221;. Nella fabbrica del famoso cornetto è stato infatti <strong>abolito il pagamento del &#8220;tempo tuta&#8221;</strong>: i venti minuti di vestizione e svestizione degli operai. A quanto pare Marchionne sta facendo scuola velocemente.</p>
<p>I lavoratori hanno iniziato il presidio e il volantinaggio davanti alla fabbrica Algida di Caivano, in contrada Pascarola, &#8220;per informare i lavoratori &#8211; spiega l&#8217;<strong>avvocato Giuliana Quattromini</strong> del Comitato avvocati giuslavoristi in difesa dei lavoratori &#8211; sui reali rischi che stanno correndo con la dismissione dei loro diritti&#8221;.</p>
<p>Lo studio dell&#8217;avvocato Quattromini ha vinto diverse cause per il pagamento del così detto &#8220;tempo tuta&#8221;, ovvero dei tempi di vestizione e svestizione degli indumenti di lavoro nella fabbrica <strong>Unilever</strong> di Caivano dove si producono ed esportano in tutto il mondo <strong>cornetti Algida</strong> e altri gelati. &#8221;I lavoratori &#8211; sostengono i Giuristi democratici &#8211; ottengono grazie ai giudizi proposti, il riconoscimento di un diritto pari a venti minuti al giorno di retribuzione per il così detto tempo tuta: ovvero dieci minuti per le operazioni di dismissione degli abiti borghesi all&#8217;inizio turno e altri dieci per le operazioni inverse all&#8217;uscita&#8221;.</p>
<p><strong>La colpa è anche dei sindacati</strong> (Cgil, Cisl, Uil) che, a totale insaputa dei lavoratori nel periodo di chiusura della fabbrica, ovvero a cavallo tra Natale e Capodanno 2011, si incontrò con i dirigenti per firmare una serie di accordi iniqui per i lavoratori.<span id="more-14890"></span></p>
<p>&#8220;Il tempo tuta &#8211; prosegue l&#8217;avvocato Quattromini &#8211; a partire da gennaio 2012 viene svenduto. I venti minuti di normale orario di lavoro riconosciuti da <strong>centinaia di sentenze di appello e svariate sentenze di Cassazione</strong> sono stati ridotti a 10 minuti di ROL (permessi), che i dipendenti potranno prendere a fine anno ed a consuntivo dei giorni di lavoro effettuati. Insomma, una miseria. Non vi sono state assemblee, né consultazioni di alcun genere&#8221;.</p>
<p>di<strong><em> Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></em></strong><br />
<strong><em></em></strong>Illustrazioni:<strong> <em>Manuel de Carli</em></strong><br />
<em>(28 febbraio 2012)</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-14633" title="BANNER-CreativeCommons" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/BANNER-CreativeCommons.jpg" alt="" width="400" height="102" /></p>
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		<title>Compagnie aeree &#8220;fuori rotta&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Nurra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa ci ha scritto Katia, 13 anni nel settore aereo, per raccontarci l’abuso che certe compagnie aeree fanno della cassa integrazione straordinaria: mantengono i loro dipendenti in cassa integrazione e contemporaneamente assumendo personale a tempo parziale per coprire i picchi di attività stagionale (Leggi la sua lettera). Oggi torniamo sull&#8217;argomento con un&#8217;intervista a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pochi giorni fa ci ha scritto Katia, 13 anni nel settore aereo, per raccontarci l’abuso che certe compagnie aeree fanno della cassa integrazione straordinaria: mantengono i loro dipendenti in cassa integrazione e contemporaneamente assumendo personale a tempo parziale per coprire i picchi di attività stagionale (<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/01/29/le-aereolinee-piu-pazze-del-mondo/" target="_blank">Leggi la sua lettera</a>).</em></p>
<p><em>Oggi torniamo sull&#8217;argomento con un&#8217;intervista a Katia, nella quale le chiediamo maggiori dettagli sulla sua storia.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-14730" title="air" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/air_valee.jpg" alt="" width="756" height="600" /></p>
<p><strong>Ciao Katia, leggendo i commenti alla <a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/01/29/le-aereolinee-piu-pazze-del-mondo/" target="_blank">tua lettera</a> (anche su Facebook) posso sintetizzare che il consiglio generale è quello di muoversi attraverso il Sindacato. Lo avete fatto?</strong></p>
<p>Nella prima lettera inviata alla redazione ho semplificato molti aspetti e tralasciato i particolari. Noi ci siamo mossi a livello sindacale, iscrivendoci alla CGIL più di un anno fa. L&#8217;azienda però non ha mai riconosciuto il Sindacato e per questo motivo nel 2011 sono stati proclamati tre scioperi.</p>
<p><strong>Nella tua prima lettera dici che in Air Vallée &#8220;<em>capita che si cancelli un volo e allora quel giorno non sarà conteggiato come riposo ma come un giorno di cigs, e i diendenti in questione lo scoprono direttamente dalla busta paga</em>”. Avete denunciato questo fatto all&#8217;INPS o all&#8217;Ispettorato del Lavoro?</strong></p>
<p>Io e altri  colleghi abbiamo fatto una denuncia alla Direzione Provinciale del Lavoro, ci è stato assegnato un ispettore ma di fatto pare tutto si sia arenato. Se hai voglia di leggerla ti mando la denuncia via mail (<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/02/Denuncia-DPL-Air-Vallée.pdf" target="_blank">Leggi la denuncia</a>), dove spieghiamo come Air Vallée si muove nell&#8217;assegnare ore di cassa integrazione straordinaria a chi è in servizio. Considera che si tratta della primavera dell&#8217;anno scorso, quando noi lavoravamo in Francia. Oggi l&#8217;attività si svolge in Italia, ma le ore a consuntivo vengono comunque applicate: io oggi sono ufficialmente (da turno mensile) di riposo, ma quando avrò la busta paga saprò se di fatto si tratta di un riposo o di un giorno di cassa.<span id="more-14711"></span></p>
<p><strong>Quindi il Sindacato vi sta appoggiando?</strong></p>
<p>La via sindacale non è stata un gran successo e alcuni colleghi (sfiduciati, impauriti dalle ritorsioni che ci sono state) hanno tolto la delega al sindacato. Al momento in azienda è riconosciutala Uilche si sta muovendo proprio in questi giorni, principalmente sul fronte degli stipendi (pagati in ritardo e con delle irregolarità relative all’anzianità).  Mi auguro che questo “fronte” arrivi ad ottenere qualche risultato concreto  almeno sotto questo punto di vista e che si possa aprire un dialogo che coinvolga tutti, senza tabù (visto che vanno di moda) e soprattutto senza escludere qualcuno.</p>
<p><strong>Qualcuno, nei commenti al precedente articolo, suggerisce che tu stia zitta e smetta di protestare per evitare ritorsioni. </strong><strong>Un altro commento scritto da un anonimo (che lascia intendere di lavorare per Air Valée) ti accusa praticamente di essere una sovversiva. Cosa rispondi a queste persone?</strong></p>
<p>Noi abbiamo tentato la via sindacale e quella delle denunce,  con scarso successo purtroppo. Ma la vera vittoria sarebbe stata quella di non dover arrivare agli scioperi e nemmeno alle segnalazioni all’INPS o alle denunce. Ci si poteva fermare prima: un anno fa gli argomenti erano gli stessi di oggi. Perché dovrei tacere? Per sollevare questo problema fra altri dodici mesi?</p>
<p>Ringrazio <em>L&#8217;isola dei cassintegrati</em> per lo spazio concessomi e tutti coloro che hanno commentato la nostra situazione. Il confronto con altre persone è sempre importante.</p>
<p>di<strong> <em>Marco Nurra | <a href="http://twitter.com/marconurra" target="_blank">@marconurra</a></em></strong><br />
Illustrazioni:<strong> <em>Manuel de Carli</em></strong><br />
<em>(2 febbraio 2012)</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-14633" title="BANNER-CreativeCommons" src="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2012/01/BANNER-CreativeCommons.jpg" alt="" width="400" height="102" /></p>
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