Sulcis, le miniere e la miseria

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La miseria e la rabbia le puoi trovare anche sottoterra, nel Sulcis Iglesiente, a sudovest di Cagliari, in quella che è la provincia più povera d’Italia. I minatori della Carbosulcis la notte di domenica sono scesi a 407 metri di profondità, nel buio della miniera di Nuraxi Figus, dove rimarranno finché la Regione non sbloccherà 200 milioni di finanziamento per riqualificare il sito. Col progetto Ccs, per la cattura dell’anidride carbonica, che rivoluzionerebbe quella che oggi è solo una miniera di carbone per la vicina centrale dell’Enel.

Quella che va in scena in questi giorni sotto la terra del Sulcis è una lotta per la vita: nelle gallerie sono presenti ingenti quantità di esplosivo. Non è la prima volta che succede, nel 1995 i minatori erano rimasti tre mesi sotto terra, e solo lo scorso dicembre anche gli operai della Rockwool avevano occupato un’altra miniera per 11 giorni. Ora il sito è in mano ai minatori e alle Rsu, che occupano sotto e presidiano sopra, bloccando l’entrata con tre camion di carbone. Sono 468 i dipendenti della Carbosulcis, che rischiano di perdere il lavoro. Poco lontano gli operai dell’Alcoa, che la scorsa settimana hanno bloccato l’aeroporto di Cagliari e si sono tuffati a decine nel porto per fermare i traghetti. Per minatori ed operai il problema è lo stesso: i finanziamenti pubblici sono aiuti di stato illegali per l’Unione Europea. Ma il vero problema è una Regione assente, un governo lontano, la necessità di dover mettere in gioco la propria vita per ottenere un diritto.

Continua a leggere l’inchiesta sul sito de L’Espresso…

di Michele Azzu @micheleazzu

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