Vinyls Sardegna, 88 licenziamenti: una ‘via crucis’ durata 5 anni

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È calato il sipario su una vertenza simbolo durata cinque anni. Gli operai della Vinyls hanno ricevuto le lettere del curatore fallimentare proprio il giorno di Venerdì Santo. Finisce la ‘via crucis’ dei lavoratori che quattro anni fa sono riusciti a commuovere l’Italia con la loro protesta pacifica nel carcere, ma che non è bastata a riportarli al lavoro. I 500 giorni di occupazione all’Asinara “rimarranno nella Storia”, come dice Tino Tellini, “ma ora della storia non importa più a nessuno”.

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LEGGI LA LETTERA DI LICENZIAMENTO

“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”, era questo il motto dei lavoratori sardi della Vinyls di Porto Torres che quattro anni fa hanno occupato l’ex carcere dell’Asinara [GALLERIA FOTOGRAFICA], nella speranza di dare visibilità alla loro vertenza lavorativa, ma soprattutto con l’obiettivo di tornare a lavorare. Così non è stato. Gli operai della Vinyls di Porto Torres hanno ricevuto le lettere del curatore fallimentare il giorno di Venerdì Santo. [LETTERA DI LICENZIAMENTO]

Tino Tellini, ex lavoratore Vinyls che prese parte all’occupazione dell’Asinara, ha scritto sul suo profilo Facebook quello che potrebbe essere l’epitaffio della loro vertenza: “Nel silenzio generale cala definitivamente il sipario sulla Vinyls: arrivata a tutti la lettera di licenziamento. Eravamo gli unici produttori di PVC in Italia, un’altra produzione strategica buttata al macero. Tutti i politici sono spariti, con le loro promesse e bugie”. Conclude amaramente con una considerazione: “La nostra lotta rimarrà nella storia, ma la storia non interessa più a nessuno”. [TUTTI GLI ARTICOLI SULLA VINYLS]

C’è anche Pietro Marongiu, il ‘Tiranno’ dell’isola, come lo chiamavano amichevolmente alcuni suoi colleghi che hanno condiviso con lui i 500 giorni di occupazione nell’ex carcere di massima sicurezza. Il più anziano degli occupanti, esperto di mille battaglie, testardo e determinato. “Potevano almeno telefonarmi”, reclama in un’intervista sulla Nuova Sardegna di oggi. “Capisco la forma, ma avrei gradito una telefonata, sarebbe stato meno brutto”. Sì, perché la lettera di licenziamento è arrivata a freddo, come se niente fosse.

“Con la presente le comunico il recesso del rapporto di lavoro. Il motivo di recesso è connesso alla cessazione dell’attività produttiva della società, all’assenza di prospettive atte a ricollocare il personale in altre realtà produttive stante l’assoluta mancanza di interesse da parte di terzi all’assorbimento del personale”.

Dopo essersi confrontati e aver cercato una soluzione con 4 Governi e 6 Ministri dello Sviluppo Economico, è ormai sotto gli occhi di tutti la totale indifferenza della classe politica: dal centro-destra, al centro-sinistra, passando per un governo tecnico, nessuno ha mai fatto nulla per la Vinyls. Solo chiacchiere.

Sul comunicato ufficiale dei lavoratori licenziati possiamo leggere l’ultimo ruggito di indignazione: “Come può i politici non sentirsi responsabili dell’accaduto? Perché non si fa qualcosa di concreto per poter formare e riqualificare dei lavoratori che hanno diversi anni di esperienza?”

di Marco Nurra

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