Pastori sardi: l’Izs di Teramo fa l’offesa

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"Muuuuuuuuuuu"

In riferimento all’articolo I pastori sardi contro le mucche fantasma, pubblicato su questo blog venerdì scorso, è arrivato oggi in Redazione un comunicato stampa da parte dell’Istituto zooprofilattico (Izs) di Teramo, che vi invitiamo a leggere. È una risposta strampalata alle accuse mosse dal Fatto Quotidiano ai due enti ministeriali, Agea e Istituto zooprofilattico, di essere ricorsi a trucchetti contabili di dubbia regolarità.

Abbiamo letto attentamente il loro comunicato stampa e possiamo dire con tutta tranquillità che quanto sostenuto dall’Istituto non risolve in alcun modo la questione. E questo perché:

  • Già il titolo del comunicato stampa (“I rapporti tra Izs e Agea sono regolati dalla legge”), c’entra ben poco con la vicenda riportata dal Fatto Quotidiano, e da noi ripresa. Non viene messa in discussione, infatti, l’esistenza dei rapporti che intercorrono tra i due enti, ma la loro regolarità. Ciò che è stato contestato sono i trucchi orchestrati per manomettere l’età massima dei capi, e non il semplice fatto che Agea e Izs si occupino di questa materia.
  • Nei primi cinque punti del comunicato, l’Izs afferma di avere un ruolo di semplice gestore dei dati nazionali, e di non aver nessun tipo di competenza in relazione alla “validazione o indagine” sugli stessi. Perché allora l’Agea contatta l’Istituto di Teramo per comunicare che: “Vorremo togliere il limite superiore di età che attualmente è impostato a 120. Come preferisci procedere? Impostiamo il dato a 999?”. E l’Izs risponde: “Non ci sono problemi”? Sarà mica che l’istituto teramano non ha solo un ruolo passivo, ma anche attivo nella gestione dei dati, e quindi anche nella loro eventuale manomissione?
  • L’agenzia ministeriale sostiene che quello scambio di mail non è mai avvenuto e accusa sia noi che Il Fatto Quotidiano di ignoranza, incompetenza e malafede. Come prima cosa teniamo a sottolineare che “L’isola dei cassintegrati” e il sottoscritto, autore dell’articolo in questione, hanno semplicemente ripreso una notizia pubblicata da un quotidiano nazionale che assicura di aver letto i documenti del Nac, all’interno dei quali sarebbe riportata anche la mail citata. Il giornale diretto da Antonio Padellaro non è solito pubblicare bufale o dossier strampalati, la riteniamo una fonte attendibile, e se sostiene di aver letto dei documenti, ci crediamo.

E poi, è sufficiente che l’Izs dica che: “Non c’è stata alcuna intercettazione di corrispondenza elettronica”? No, non è sufficiente. Sarebbe utile che l’Istituto di Teramo dimostri effettivamente l’inesistenza di quello scambio telematico. Solo allora potremo rettificare quanto da noi sostenuto. Se noi o Il Fatto Quotidiano, poi, dovessimo rendere pubblici quei documenti, dimostrando inconfutabilmente la veridicità della notizia, l’accusa di malafede potrebbe essere facilmente rispedita al mittente…

di Andrea Demontis
(4 aprile 2011)

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