Giornalisti precari, dimenticatevi Lilli Gruber

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Questo 7 e 8 ottobre a Firenze la due giorni di protesta al precariato dei giornalisti "Libera stampa, liberi tutti", un fenomeno ben raccontato nell'ultima puntata di Presa Diretta, "Generazione Sfruttata" (sopra il video), e altrettanto ignorato dalla stampa. 
Cinqueuronetti è una rete di giornalisti freelance abruzzesi, e il nome la dice tutta sulla loro protesta. Non è un problema riferibile esclusivamente alla regione: il dramma di dover scrivere per dei quotidiani a cinque euro a pezzo, spesso anche due o tre euro. Tanti, tantissimi giovani e non più giovani, impiegano la loro esistenza lavorativa a cercare notizie, ascoltare conferenze stampa, scrivere e riscrivere pezzi che all’ultimo verranno tagliati dal redattore per poi scoprire la mattina dopo che quei cinque euro non sei riuscito a guadagnarli, se il tuo articolo non è entrato in pagina. 
I collaboratori riescono, se sono ben visti dentro la redazione e si occupano di un territorio abbastanza vasto, a guadagnare circa 400 euro al mese. Non è più un mestiere, il giornalismo in tempi di crisi e precariato globale: è gavetta a oltranza. È un hobby per ricchi, per chi può permettersi di perdere tempo, perché ha già un tetto sopra la testa e una pagnotta assicurata.
Il giornalismo era una cosa seria. Quando era il quarto potere indipendente agli altri, quando era un sogno che poteva realizzarsi e diventare professione. Ora è un mezzo della politica, ognuno ha il suo giornale con cui spalma negli anni la campagna elettorale. E chi ci lavora? Precari, giornalisti con contratti di un anno o due al massimo, poi tutti gli altri, gli schiavi vestiti bene con la faccia da splendidi che sembrano tutt’altro che sottopagati (perché fare finta di essere pagati ci fa apparire giornalisti veri). 
Cinque euro al giorno, poco più delle operaie morte a Barletta. Ormai spariti i lavori di fotoreporter e cameraman, i giornalisti televisivi locali si devono occupare anche di quello. Nessuna qualità è più assicurato a un servizio, perché mentre riprendi non puoi scrivere gli appunti in una conferenza stampa. L’informazione deve tornare a essere indipendente e fatta da persone libere che possono permettersi di lavorare bene perché hanno le spese pagate e riescono a non sentirsi schiavi e dipendenti da quei pochi spiccioli che arrivano. 
Senza parlare dell'altra categoria, gli invisibili, quelli arruolati con la speranza di un tesserino da pubblicista. Loro non ricevono nulla, neppure i 5 euro, e alla scadenza dei due anni - quando spesso si pagano loro stessi le ritenute d'acconto su soldi mai ricevuti - vengono allontanati dalle redazioni, con 24 mesi di esperienza senza certificazione e tanta frustrazione. Dimenticatevi Lilli Gruber, Gad Lerner, Massimo Giannini, loro sono la fiaba e la realtà è questa. Se questo è il giornalismo in Italia... tutto il resto vi sarà più comprensibile. 

Claudia Sarritzu
(8 ottobre 2011)

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