A Roma i Pastori Sardi non hanno diritti

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Il Movimento Pastori Sardi

Pubblichiamo il resoconto della giornata romana dei Pastori Sardi, a cui è stato tolto il diritto di manifestare, in modo razzista e illegale.

Roma – 29 novembre 2011. Il cielo su Roma regala ampie sensazioni, sembra che ogni cosa sia colorata di bianco e di azzurro, mentre un’aria di ghiaccio ci accoglie, sbiancando i volti e gelando le mani scoperte. Siamo un centinaio arrivati da tutta la Sardegna. Addosso i colori della nostra storia, l’animo è quasi inaspettatamente sereno, per quanto possibile. L’obiettivo stavolta risiede nell’occasione di far notare al Commissario Europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Dacian Ciolos, la nostra presenza durante un convegno promosso dalla Coldiretti sulla Politica Agricola Comune presso il centro Congressi Rospigliosi. Volevamo portare il nostro sostegno all’dea di Ciolos di creare, attraverso le nuove politiche, una situazione più equilibrata, smembrando quei criteri che per tanto, troppo tempo, hanno considerato pastori di serie A e pastori di serie B. Indovinate dove sono collocati i pastori sardi… (leggete anche l’intervista al leader del movimento)

C’è ancora chi intende privilegiare le grandi produzioni, premiando laddove risiede miracolata la possibilità di investire in artificiose infrastrutture, che in alcuni casi, sono state esse stesse causa del tracollo di molti produttori.

Il fatto è che anche questa volta a Roma, come un anno fa a Civitavecchia, e come in tante altre occasioni, non eravamo persone desiderate. Rispetto al passato ho avuto la triste sensazione che qualcosa fosse cambiato, ma in peggio. Rinchiusa nel porto di Civitavecchia pensavo: ci viene negato il diritto di stare sul suolo italiano, quella che dovrebbe essere la nostra terra. Sulla nave che ci riportava indietro capivo che solo in Sardegna sarei stata sul suolo della mia terra. Ma questa volta a Roma ho provato qualcosa che pesa molto di più. Una strada dritta è la via XXIV maggio a Roma, porta su fino al grande palazzo bianco del Quirinale, sulla destra una lunga fila di magliette e bandiere gialle, sulla sinistra i pastori in maglietta blu. Non si tratta di una partita di calcetto, né una sfida tra buoni e cattivi, o almeno così si pensava. Ma ad un certo punto gli sguardi delle magliette gialle si fanno torbidi e ci intimano di andare via. A loro sostegno arrivano le forze dell’ordine, i quali pronunciano una frase che noi conosciamo bene: “Qua non potete stare! Siete sprovvisti di autorizzazione”.

Noi esprimiamo, quasi in coro, che stavolta si sbagliano, visti i nostri trascorsi, che l’autorizzazione ce l’abbiamo! Eccome! Ma la cosa non sa da fare. Chi indossa la maglietta gialla passa il turno, quelli con la maglietta blu sono pregati di entrare dentro il recinto. Si avete capito bene. Questa volta ci è stato allestito uno spartano recinto di transenne dentro il quale accomodarci, possibilmente senza troppe storie, oltretutto confinato in una piazza a circa trecento metri dal luogo del convegno. Ed è inutile che qualcuno dei pastori si ribelli, rivendicando il sacro diritto di manifestare pacificamente le sue intenzioni. Nessun diritto, anzi, una profonda tristezza, anzitutto nel vedere che già qualche pastore si trova “ingabbiato” e secondo, ma non meno grave nel sentire da parte delle forze dell’ordine frasi del tipo “ Se voi siete esperti di pecore, noi lo siamo di legge”. Badate bene farci notare la nostra esperienza in fatto di pecore non è da ritenersi offesa, è la verità. Il punto è che pensavo di aver sentito sufficiente arroganza e disprezzo quel giorno a Civitavecchia quando uno dei grossi marcantonio in tenuta antisommossa ci disse, dopo averci chiuso all’interno del cancello del porto: “I sequestri sono una vostra prerogativa”.

Comunque dentro quel recinto non ci siamo entrati. Perché avremmo dovuto? È vero di nostra competenza sono le pecore e non la legge, ma non mi sembra di ricordare qualcosa che possa per legge recitare così: “I pastori sardi, autorizzati o meno, se arrivano oltremare in suolo italiano, hanno perentorie, preventive, certe misure costrittive”.

Ciò che mi rammarica però è sapere che, perché accada questo devi indossare una maglietta blu, ciò che mi rincuora è che nessuno dei pastori ha pensato di scendere a compromesso e toglierla.

di Movimento Pastori Sardi 
(7 dicembre 2011)

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  • Cari conterranei, da Bruxelles dove opero da più di 20 anni come avvocato e dove nel 2007 ho costituito il Movimento del cittadino europeo per la Giustizia, vi manifesto tutta la mia solidarietà e vi offro la mia collaborazione professionale per una Sardegna che sia proiettata verso un futuro europeo nel rispetto delle proprie tradizioni . Mariapaola Cherchi

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