Olivetti, ogni tasto è una persona

 

Pochi mesi fa siamo stati ad Ivrea, a presentare Asinara Revolution. Ci hanno accolto i lavoratori Agile Eutelia, quelli di Phonemedia. Tutti cresciuti nella culla Olivetti. Siamo entrati nella grande ‘macchina da scrivere’ della città, un edificio dove ogni tasto della macchina doveva corrispondere a una persona. Erano altri tempi, imprenditori visionari come Adriano Olivetti pensavano si potesse creare qualcosa assieme ai lavoratori. L’Olivetti è fallita, poi smembrata, come spesso accade alle cose migliori del nostro paese. Quel poco che ne rimane oggi chiude. La cronaca di un giorno in cui vieni a sapere che la tua azienda chiude, da Miriam. Uno dei tasti della macchina da scrivere che era l’Olivetti.

Illustrazione di Manuel de Carli

Venerdì  1 giugno arrivi a lavoro presto, vuoi iniziare appena possibile, che hai molte cose di cui liberarti prima di iniziare il fine settimana. Rinunci a prendere il caffè coi tuoi colleghi, entri subito in ‘camera bianca’. Il piano di lavoro per la giornata prevede un ritmo serrato. Tuta, sovrascarpe, guanti, mascherina e girare come una trottola da una macchina all’altra. Ti raggiunge una collega: “C’è un sacco di gente nuova in corridoio”. No, non è una buona notizia. Non ci sono nuove assunzioni. È un giorno speciale perché sono stati convocati i sindacati. Chiami una collega di un altro laboratorio: “Hai notizie? Si sa qualcosa della riunione?”

“No ancora niente, ma le notizie che circolano non sono belle”.

“Tieni botta”, ti dici, e riprendi il tuo ritmo serrato, scambi due parole con un’altra collega, sale la tensione nell’attesa di notizie certe speri che le voci di corridoio che dicono chiusura abbiano torto. Dal primo luglio. Ricevi una chiamata dalla collega di prima: “La riunione con i sindacati è terminata, esci, vieni a sentire la nostra RSU, ci sarà cassa integrazione da luglio. Qui chiudiamo”. Ti si scalda il viso dall’emozione e il cervello sembra si rifiuti di cogliere la notizia, “Tieni botta” e rispondi che hai ancora del lavoro da fare e che quando avrai finito sentirai le notizie.

Informi le colleghe e anche se il tuo cervello è concentrato sul lavoro, forti emozioni ti avvolgono, hai bisogno di energie per tenerle a bada… continui a lavorare fino pranzo anche se hai la mente piena di domande sul futuro.

Nella posta c’è un’email della tua responsabile che convoca una riunione. Email asciutta. Vai in mensa con i soliti colleghi e con delicatezza si affronta l’argomento, con delicatezza. La decisione con la quale il giorno prima si affrontavano le voci di corridoio è scomparsa. Ti sforzi di mangiare, cosa insolita per te, rifletti su quanto la notizia ti stia scavando dentro. L’incertezza del futuro si siede al tavolo con noi, è il convitato di pietra e voi siete il suo pranzo.

“Olivetti I-Jet è in liquidazione“, ti dice il capo. Bisogna metabolizzare il fatto che un’azienda con tale patrimonio di tecnologia e conoscenza possa essere chiusa. Ti attardi a parlare con gli altri, non vorresti lasciarli più. Vorresti continuare a stare lì. Una collega tira fuori da un cassetto una bustina trasparente con dentro una sigaretta, ha smesso di fumare da tempo, la teneva lì per un’occasione speciale. Ecco l’occasione.

Incontri un altro collega che ti ferma: “Fino all’altro giorno eravamo lì a discutere con un cliente per delle specifiche e oggi… ”. Finalmente finisci, mandi le ultime email e ti avvii verso Ivrea. Sei fortunata: non hai famiglia da mantenere, mutuo da pagare, ‘solo’ un affitto e una famiglia numerosa che i genitori ti hanno regalato.  Pensi che c’è di peggio.

Ma alla fine torni a casa da sola, accendi il pc e cerchi su google “Olivetti I-Jet” e trovi subito le notizie di oggi. Tutte dicono la stessa cosa con il freddo linguaggio dell’economia: si chiude. Leggi tutti gli articoli che trovi, simili a tanti altri che hai letto negli ultimi tempi. Non si fa l’abitudine a certe notizie, non si fa l’abitudine alle aziende che chiudono. Non si fa l’abitudine alle persone che perdono il lavoro.

Perché un’azienda, una fabbrica, un posto di lavoro sono un Giano bifronte: vedi numeri, soldi, affari, oppure uomini e donne che si incontrano per lavorare e trarre il sostentamento per vivere. Donne e uomini che costruiscono relazioni mentre producono, si impegnano, inventano, creano. Perché l’Olivetti I-Jet non è solo un sito produttivo, è un Centro di Ricerca, un luogo dove si dà del tu alla tecnologia.

Nella notte insonne hai iniziato a pensare che conoscenza, scienza e tecnologia dovrebbero essere patrimonio comune di un paese che vuole rimanere vivo. La ricerca non può essere solo una questione privata da buttare via. Oggi è la festa della Repubblica, in questa Ivrea tappezzata di tricolori. Mi rivolgo a loro, ai  miei Fratelli d’Italia, con un invito: “Stringiamoci a coorte!”

di Redazione | @cassintegrati
(5 giugno 2012)

LEGGI ANCHE: 

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

6 Responses to “Olivetti, ogni tasto è una persona”

  1. Tore Sanna scrive:

    Il marchio Olivetti nella storia della nostra patria è stato un momento d0rgoglio nazionale e di altissima tecnologia sempre, oltre a sinonimo di azienda perrennemente innovatrice sul piano della stessa tecnologia e soprattutto nei rapporti sociali, sempre dialoganti e aperti con sindacati e lavoratori. Le macchine da scrivere Olivetti 22 furono una autentica rivoluzione perchè praticamente facevano diventare portatile uno strumento di lavoro fino a pochi giorni prima, parliamo degli anni 30, solo ed esclusivamente d’ufficio.

    La Olivetti si potrebbe definire anche l’azienda che invento il persolan computer, il C101, calcolatrice programmabile, dotata di 4 registri di memoria che all’occasione potevano essere spitati in altrettanti parti, ho avuto il piacere d’averla nella prima metà degli anni 70 sulla mia scrivania e proprio sulle sche de magnetiche dove l’operatore scriveva i programmi, io toresanna ho imparato a programmare. Il C101 era per quei tempi talmente rivoluzionario che l’HP americana lo copiò im molte sue parti mettendone in commercio un fac simile che la Olivetti contestò in tribunale perchè era una copia del suo gioiello. Alcuni anni dopo un tribunale USA dette ragione all’azienda di IVREA costringendo la HP a versare alla Olivetti ben 900 mila dollari, per quei tempi una fortuna.

    Penso sia inutile poi ricordare i personal degli anni 80, M22 e poi M24, considerati i migliori del mondo, tanto che i progettisti e i tecnici italiani della Olivetti venivano contesi a peso d’oro dalle multinazionali del settore. Tutto ciò finche a dirigere il ministero dell’industria dello stato italiano non arrivò quel tale Gianni De Michelis che ha distrutto nel giro di pochi anni oltre l’industria elettronica anche quella metallurgica, quella alimentare, quella siderurgica ed ha posto le basi per la successiva distruzione di quella chimica e petrolchimica. Potrei anche aggiungere per inquadrare in termini drammaticamente moderni il comportamento di questo Attilia socialista che il suo capo gabinetto e primo consigliere per queste distruzioni in quegli anni fu quel tale Brunetta di cui non c’è bisogno d’aggingere altro.

  2. Giuliano Favro scrive:

    Sottoscrivo tutto quello che ha scritto “Tore Sanna” e aggiungo: Un tecnico di Olivetti, tale “Federico Faggin” è stato l’Inventore del Microprocessore INTEL 4004, nonno e papà di tutti i moderni computer.
    Questo solo per dire che quella parte della Valle d’Aosta era la Silicon Valley Italiana e che non aveva niente da invidiare all’omologa Italiana.
    Anzi… Una cosa da Invidiare l’ha avuta. La classe dirigente che ha ereditato la Olivetti dal vecchio Camillo.

  3. Alessandro La Tessa scrive:

    Mi ricordo l’M24, teneva testa a tutti gli altri PC e parlo di IBM, HP, Bull…ecc.. Certo che ce ne vuole per distruggere un gioiello come l’Olivetti, un fiore all’occhiello di tutta l’Italia e gli italiani. Ecco quello che succede a dare in mano aziende sane ad emeriti imbecilli, imposti dai politici o intrallazzati con la politica marcia. Mandiamo al diavolo questi manager del c…o e facciamo dirigere le aziende persone oneste, competenti, meritevoli. Altrimenti non ci sarà futuro per l’Italia a causa dei danni che provocano questi buffoni !

  4. Il Duca scrive:

    la olivetti come altre gloriose aziende italiane sono le viscere che pian piano lasciano un cadavere ormai in putrefazione da anni, ma la colpa di chi è?

    In Francia si ribellarono ai potenti, In Egitto si sono ribellati, in Libia si sono ribellati… in Italia? scriviamo sui blogs..

  5. Marco Nurra scrive:

    @IlDuca, in Francia si sono ribellati e in Italia no? Davvero?

Top post

Post recenti