Non fate incazzare i pastori!!!

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Guerriglia urbana. Ieri pomeriggio, a Cagliari, è andato in scena un vero e proprio scontro armato tra i pastori sardi e le forze dell’ordine che presidiavano l’ingresso del Consiglio regionale. Il corteo guidato da Felice Floris era infatti arrivato davanti al palazzo della Regione intorno a mezzogiorno, e una delegazione era stata ricevuta dopo qualche ora di attesa. In piazza circa 3000 manifestanti aspettavano con ansia qualche risvolto positivo per la vertenza che vede da mesi l’Mps lottare per il sacrosanto diritto al lavoro, ma la tensione era alle stelle, con i pastori che premevano per entrare all’interno dell’edificio.

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La situazione è degenerata quando la polizia ha fatto partire una serie di cariche per disperdere i manifestanti e ha dato il via ad un lancio di lacrimogeni, sparando addirittura ad altezza d’uomo. Si è risposto con un lancio di bottiglie di vetro. È stato il caos. Gli agenti in tenuta antisommossa hanno usato i manganelli senza ritegno, anche contro chi non sembrava voler creare particolari problemi, via Roma è diventata una bolgia, sembrava di essere tornati al G8 di Genova.

I manifestanti hanno reagito con un lancio di pietre, transenne e bottiglie per poi bloccare la strada con dei cassonetti della spazzatura. È la forza della disperazione che porta i pastori a reagire in questo modo, consapevoli di esser stati, oltre che presi per i fondelli dalle istituzioni, anche malmenati dalla polizia. I cellulari sono arrivati a sirene spiegate bloccando tutte le vie di fuga; le forze dell’ordine hanno iniziato un rastrellamento che ha portato al fermo di sei manifestanti. Uno di questi sarebbe stato trovato in possesso di un coltello a serramanico. Non è ancora chiaro se la persona in questione rientri nelle fila dell’Mps o se si tratti di un provocatore infiltratosi con intenti ben diversi da quelli comuni tra i pastori.

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Tre, alla fine, saranno i feriti tra gli agenti di polizia, uno dei quali colpito in faccia da una pietra, mentre perderà addirittura un occhio uno dei pastori colpito da un fumogeno. Molti saranno, poi, i volti insanguinati che a stento si capaciteranno del perchè si sia dovuti arrivare a tanto. Le immagini del Tg3 Sardegna mostreranno poi con chiarezza la gravità dell’accaduto.

E’ un bilancio pesante quello che viene fuori da una giornata sicuramente difficile, dove ancora una volta siamo stati spettatori dell’inefficienza dei governanti unita alla violenza incondizionata delle forze dell’ordine. Un mix devastante per chi, come i pastori, ha immediato bisogno di tempestive risposte senza doversi trovare necessariamente nel bel mezzo di una guerra pomeridiana da combattere a mani nude.

I pastori, infatti, non ci stanno, e chiedono immediatamente la liberazione dei fermati: “Siamo pronti a manifestare davanti alla questura, domani mattina, per ottenere il rilascio dei nostri colleghi” ha annunciato il leader dell’Mps Felice Floris. La tensione che ha portato agli scontri di ieri è sicuramente figlia del silenzio del governatore della regione, Ugo Cappellacci. Floris lo sottolinea: “Abbiamo aspettato 40 giorni e le promesse della Giunta regionale non sono state mantenute. Nessuno ci risponde, e la situazione rischia sempre più di precipitare. I pastori non chiedono assistenza o elemosine ma aiuti per il settore produttivo”.

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In serata la situazione è tornata alla normalità con i pastori nuovamente riuniti davanti al palazzo dell’Assemblea sarda. La protesta continuerà a oltranza, assicura la delegazione del Movimento dei pastori sardi che ha occupato l’aula della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, ma l’invito di Felice Floris, rivolto ai manifestanti provenienti da Sassari e Nuoro, è stato quello di tornare a casa per riposarsi, e fare ritorno questa mattina per dare il cambio ai pastori del cagliaritano, in presidio permanente per la notte. Nessuno, però, è voluto andare via. Quasi tutti i manifestanti hanno espresso la loro volontà a restare.

Ciò che manda avanti questa protesta, è una straordinaria forza che tiene uniti lavoratori di un’isola intera in nome di un valore comune, quello del lavoro. E non stiamo parlando di una forza distruttiva, come quella fisica, ma di una forza d’animo che spinge queste persone a non mollare e a far valere ad ogni costo i propri diritti. E’ una forza che non tutti hanno. Qualcuno si preoccupi di regalarne un po’ ai vari Prato, Cappellacci, ai parecchi componenti delle forze dell’ordine maggiormente responsabili della violenza pubblica andata in scena a Cagliari ieri sera. Chissà che un giorno, anche loro, saranno in grado di lavorare per la collettività in maniera non dico virtuosa, ma perlomeno decorosa.

di Andrea Demontis
(19 ottobre 2010)

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