ELECTA, una scatola vuota. Ma i lavoratori sperano ancora

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Cinzia e Giovanna di Electa

(22 dicembre 2010)

Da quando abbiamo aperto questo blog – nato per sostenere gli operai Vinyls – agli altri lavoratori in lotta d’Italia c’è un caso che abbiamo sempre trascurato, e che invece avrebbe dovuto essere il primo a essere raccontato. Parliamo della vicenda del call center di Sassari ELECTA, le cui ex impiegate Cinzia Leoni e Giovanna Ganadu sono state fra le protagoniste della prima fase della protesta dell’Asinara.

Quando mesi fa nelle celle del carcere c’erano solo operai Vinyls arrivarono loro a dare manforte, e anche loro ebbero parte di promesse poi cadute nel vuoto. Come quando, ad esempio, parlarono col segretario Bersani sulla torre aragonese, spiegando loro la vicenda del call center, e Bersani disse che si sarebbe impegnato anche per loro. Certo, come lo ha fatto per la Vinyls (ironico).

O la volta che Le Iene realizzavano il servizio su L’isola dei cassintegrati e Enrico Lucci – immagino per specifici obblighi del format televisivo – si rifiutò di ascoltarle. Se c’è un lavoro che è il simbolo del precariato e della totale assenza di diritti, così come di attenzione dei media, quello è certamente il call center.

La storia di Electa per molti versi ricorda la mega truffa di Agile-Eutelia: l’azienda principale crea un ramo staccato di azienda dove riversa solo il personale, cioè la parte da buttare via una volta fuggiti col denaro dei finanziamenti pubblici.  E questo era Electa alla fine: una scatola vuota.

La società di intermediazione finanziaria con call center Electa nasce a Sassari nel 1999 con finanziamenti pubblici, titolari Michele Falchi e Giorgio Bertossi, con sede in Lussemburgo e datori di lavoro un fondo fiduciario. Il solito sistema di scatole cinesi già visto appunto nel caso Agile, quando la sede di un’importante azienda che dava lavoro a migliaia di lavoratori in Italia si era scoperta essere la cantina di uno stabile a londra.

Eppure i lavoratori Electa sono ben più sfortunati dei colleghi Agile, che almeno hanno avuto una sentenza in tribunale a loro favore e un pò di notorietà. Di Electa nessuno ne parla, a chi interessa l’ennesimo call center e l’ennesimo caso di truffa speculativa in Sardegna?

Nel 2009 le lavoratrici Electa rimangono sei mesi senza stipendio, nell’aprile dello stesso anno inizia la cassa integrazione, a dicembre il fallimento. Poi la solidarietà con gli operai Vinyls, le promesse, il riaccendersi della speranza e poi più nulla. La cassa integrazione finisce proprio questo dicembre, nonostante si fosse detto che esistevano i fondi per un altro anno. Dove sono finiti quei fondi? Finora per le lavoratrici Electa, duecento dipendenti, non c’è stata alcuna conferma del prolungamento della cassa integrazione.

Il curatore fallimentare della società, Dott. Treglia sta lavorando bene? Chiediamo a lui stesso, dalle pagine di questo sito, aggiornamenti sulla situazione Electa, e sul prolungamento della cassa integrazione.

Ma è Cinzia a dirci quale sarebbe, ancora, la loro speranza: “Che qualcuno rilevasse la società, che ci comprasse. Noi siamo bravi, possiamo lavorare bene, chissà…”

E’ questa la speranza dei lavoratori Electa, che rigiriamo al ministro Romani, assiduo fan del nostro blog che ormai riporta la gran parte degli articoli sul ministro se cercate foto e articoli su di lui in google.

In attesa di una risposta sia dal Dott. Treglia che dal ministro auguriamo buon natale a tutti gli Electa, e i migliori auguri a Giovanna nel video qui sotto – realizzato da socialmediares – e al suo neonato. Possa avere un futuro migliore del presente, e un lavoro sicuro!

Michele Azzu (22 dicembre 2010)

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