Thyssen: quegli applausi inopportuni di Confindustria

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Gli ispettori del lavoro appaiono sempre come personaggi pericolosi. In un Italia sotto ricatto come quella che ci troviamo a vivere oggi, per molti, che ormai accettano qualsiasi condizione di sfruttamento pur di lavorare, sono percepiti come i responsabili della chiusura di cantieri, aziende, stabili e così via. Invece sono le anime salvatrici di un paese che avrebbe bisogno di molti più angeli custodi come questi. Sia perché le morti bianche, come spesso ricordato in questo blog sono troppe, 3 al giorno negli ultimi tempi, sia perché il loro lavoro andrebbe divulgato e spiegato perché la cultura della sicurezza, del rispetto verso la persona umana prima che verso la persona giuridica –azienda, ha ancora tanta strada da fare.

Abbiamo intervistato per voi Alessandro Di Virgilio, ispettore del lavoro, per chiedergli come ha vissuto l’ultimo schiaffo, compiuto con quell’applauso, alle vittime della tragedia della Thyssenkrupp.

Quando hai ricevuto la notizia dell’applauso a colui che secondo la sentenza è stato considerato il responsabile della tragedia alla Thyssenkrupp quale è stata la tua reazione?

Gli applausi del direttivo di Confindustria ai dirigenti della ThyssenKrupp, hanno portato allo scoperto, senza il frapporsi di un’ipocrisia vuota e sfacciata, un dato di fatto.

Ovvero che, nonostante decenni di lotte e sensibilizzazione nei confronti della tutela dei diritti dei lavoratori, nulla è cambiato. O, meglio, è cambiato in peggio.

Dagli anni ’70, quando in Italia si sono raggiunti traguardi normativi all’avanguardia in Europa (penso, per esempio, al c.d. “Statuto dei lavoratori”), di passi indietro se ne sono fatti tanti.

Troppi.

Complici, sicuramente i sindacati confederali, che da naturale controparte, si sono trasformati in soggetti “più realisti del Re”. E il fatto che, ultimamente, una parte di questo mondo stia tornando sui suoi passi, non sana le ferite profonde inferte a tutto l’apparato della tutela dei lavoratori.

Non dimentichiamo, infine, lo Stato stesso, che a fronte di indignazioni e di campagne mediatiche “politicamente corrette”, manda in giro i propri funzionari a vigilare con risorse professionali ed economiche da terzo mondo.

Le scuse di Confindustria e della Marcegaglia bastano?

Da Ispettore del Lavoro so quanto costi la sicurezza nei luoghi di lavoro e, in certe circostanze (piccole ditte o artigiani) posso comprendere (ma mai condividere) una certa incuria al riguardo.

Nel caso della ThyssenKrupp viene meno ogni tipo di comprensione.
Faccio un esempio: immaginiamo un povero cristo che, per dare precedenza al mutuo della casa e alle rate per l’apparecchio ortodontico dei figli, trascuri di cambiare le gomme ormai lise dell’auto di famiglia.

Immaginiamo che un suo familiare, a causa di questa incuria, perda il controllo del mezzo e si faccia molto male. In questo caso scatta in ciascuno di noi, anche se le responsabilità sono ben chiare, un certo grado di comprensione.

Nel caso di una persona molto più che benestante, tutto ciò non può avvenire.

di Claudia Sarritzu
(23 maggio 2011)



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