Jabil occupata: “Ci hanno assediato coi camion all’alba”

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Venerdì mattina le forze dell’ordine sono penetrate alla Jabil di Cassina Dè Pecchi (Milano) – occupata da oltre un anno dagli operai – per permettere all’azienda di riprendersi i macchinari. Sono stati momenti di forte tensione, ecco il racconto di Anna Lisa, che lì vive da un anno:

È ancora buio quando arrivano i manovali pagati dalla Jabil scortati dalle forze dell’ordine. Sembra un’azione condotta per arrestare un boss della mafia, mentre qui ci sono solo mamme e operaie rimaste a difendere il lavoro. Tutti intorno alla fabbrica ci sono blindati, camionette, jeep, la statale è bloccata e nessuno potrebbe raggiungerci per aiutarci. Dai palazzi di fronte la gente osserva alle finestre, e con noi urlano: “Bastaaaa!”. Intanto anche un operaio è salito sul tetto, col megafono, e urla: “Non siamo noi i delinquenti da arrestare, stiamo solo difendendo il nostro lavoro!”

Il tentativo di sgombero alla Jabil (di Enrico Brandi / Fotogramma)

Ma perché l’azienda ha deciso oggi di portare via i macchinari, oggi che finalmente c’è un protocollo d’intesa approvato da Comune, Regione e Ministero per il rilancio del sito? Perchè Jabil ci vuole schiacciare in questo modo? I loro camion se ne sono andati con le pive nel sacco, caricando solo un po’ di fornitura, per lo più obsoleta. Scortati dalla polizia con sette camionette su un cancello e sei sull’altro, aprendosi un varco nel picchetto, sono entrati una dozzina di manovali con un pullman, un camion con quattro carrelli elevatori, e un grosso camion da carico.

Sui cancelli il picchetto degli operai ha resistito a lungo alla pressione fisica delle forze dell’ordine, con diversi contusi ma nessun ferito grave. Mentre il pullman e i camion raggiungevano il magazzino gli operai hanno scavalcato l’inferriata che circonda la fabbrica, sono entrati nel cortile, un gruppetto è salito sul tetto, mentre tutti gli altri come una ragnatela si sono stretti intorno agli uomini al soldo di Jabil, venuti a portare via i macchinari rimasti in fabbrica. Sono rimasti delusi: in magazzino non c’era quel che andavano cercando, solo un paio di scatoloni.

La rete operaia, ha poi impedito che il commando Jabil dilagasse in altri reparti, usando i carrelli elevatori per avviare uno smembramento della fabbrica che rimarrà solo nei loro sogni. Il permesso alla polizia per invadere l’area è stato concesso da Nokia Siemens – proprietaria dei capannoni di Jabil – e in cambio avevano chiesto che il presidio si limitasse solo all’esterno del perimetro. Visto il risultato dell’operazione di forza lo scambio è risultato impraticabile, ma per tutta la mattinata hanno cercato d’impedirci perfino l’uso dei bagni della fabbrica. C’è voluta una successiva mobilitazione per conquistarci il diritto a fare i nostri bisogni. L’inciviltà di questa azienda si misura anche da questo.

Gli operai e i lavoratori ex Jabil ringraziano i loro sostenitori per la solidarietà concreta dimostrata anche in questa occasione. Saluti dalla Jabil occupata.

di Anna Lisa Minutillo
(30 luglio 2012)

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