Uno spostamento della direzione della Fiat a Detroit questo proprio no, non si potrebbe accettare, tanto che perfino il Ministro del lavoro Sacconi, dopo un’assenza imbarazzante sul caso Fiat, si è preso la briga di sentire, per telefono si intende, Sergio Marchionne in seguito alle sue dichiarazioni di ieri circa la possibilità che Fiat e Chrysler possano diventare “un’unica entità” con sede negli Stati Uniti.
Perché se il Ministro poteva accettare di buon grado la delocalizzazione degli stabilimenti Fiat nell’est Europa in nome della globalizzazione e della libertà dell’impresa, se tutto sommato non vedeva un problema nell’eventualità che i 4600 lavoratori di Mirafiori più i circa 10000 dell’indotto perdessero il proprio posto di lavoro, la possibilità di un trasferimento della direzione Fiat nella terra di Obama proprio non gli è andata giù e ha ceduto ad una irrefrenabile, quanto sconosciuta, voglia di fare il Ministro del lavoro.
Marchionne ha però smentito subito le sue dichiarazioni. Aver ricevuto la telefonata di Sacconi deve avergli evidentemente fatto capire di averla detta proprio grossa, per meritarsi l’interessamento del Ministro che ha chiesto all’azienda “la garanzia di un trasparente e continuo confronto con le istituzioni e le parti sociali”.
L’amministratore delegato di Fiat ha precisato che la dichiarazione si riferiva “a futuri e possibili, ma assolutamente non decisi, assetti societari, senza alcun riferimento né per l’oggi né per il domani a una diversa localizzazione delle funzioni direzionali e progettuali della società”.
Marchionne si conferma cosi sulla stessa linea di molti politici nel nostro Paese che prima urlano una grossa scemenza e poi fanno marcia indietro e smentiscono tutto, accusando giornalisti e avversari di aver frainteso quella che, come in questo caso, era “solo una battuta”.
Peccato che l’amministratore si sia, questa volta per davvero, lamentato della situazione italiana, sostenendo che nel nostro Paese “si fa troppa politica”.
Di politica per la verità se ne è vista ben poca anche oggi che Sacconi, dopo aver ricevuto la caramella della buna notte, ha subito smesso di fare domande.
di Serena Gennaro
(6 febbraio 2011)
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