I lavoratori Midal vi invitano al DisGusto Tour

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Oggi parliamo di Midal, azienda leader nel settore alimentare da circa 27 anni, con sede a Latina, 335 dipendenti dislocati tra logistica, amministrazione e 18 punti vendita tra Roma e provincia di Latina. I suoi dipendenti hanno lanciato da un mese per protesta l’inizizativa DIS-GUSTO TOUR (visitate il loro gruppo su Facebook). Per capire di cosa stiamo parlando bisogna fare qualche passo indietro…

Nei primi mesi del 2010 i dipendenti del punto vendita Gusto Sidis, cominciano a capire che qualcosa non va. I fornitori più importanti come pane, salumi, e rifornimenti della scaffalatura, cominciano a non consegnare i prodotti. I negozi sono sempre più sforniti. E iniziano ad arrivare notizie ai dipendenti che la proprietà Izzi avrebbe dato in gestione i punti vendita.

I dipendenti che si occupano della logistica, iniziano una occupazione di 25 giorni che purtroppo si conclude con la chiusura del magazzino e la loro dislocazione. A settembre 2011 i lavoratori si rendono conto che la promessa dell’azienda del saldo delle spettanze non si sarebbe verificata e comunicano ai direttori l’intenzione di attuare uno sciopero ad oltranza, ma nel pomeriggio stesso, l’azienda abbassa le serrande e gli impedisce di proseguire la protesta.

Parliamo con Andrea De Santis che ci racconta: “veniamo parcheggiati in ferie e la proprietà comunica che tutti i punti vendita vengono rilevati per conto della società Sigma Prime”. A questo punto iniziano le trattative con i sindacati e vengono coinvolte anche le istituzioni: Provincia, Comune, Prefettura e Ispettorato del Lavoro. Tutti assieme appassionatamente firmano un accordo che avrebbe dovuto tutelare i posti di lavoro mantenendo il contratto a tempo indeterminato.

“La realtà al momento della presentazione del verbale d’intesa l’accordo si è rivelato una vera tagliola: contratti a tempo determinato per dodici mesi. Va sottolineato che la nuova azienda ha percepito il massimo degli sgravi fiscali previsti dalla legge e cioè 24 mesi, ma la ciliegina sulla torta sono i 60 giorni di prova per un posto già nostro!”, spiega sempre De Santis. Cominciano altre trattative contro questo contratto ma qualsiasi modifica viene impedita da diverse organizzazioni. Molti dipendenti firmano l’accordo convinti di non avere scelta, ma più di 30 rifiutano questo documento “tagliola”.

Le testate locali indicano il caso come risolto nel migliore dei modi. Ma gli ex dipendenti del gruppo Midal non accettano questa fine. “Abbiamo deciso di impugnare i licenziamenti, per difendere i nostri diritti, e amareggiati e arrabbiati abbiamo messo in atto un sit.in di protesta denominato Dis-Gusto Tour, mettendoci la faccia e dicendo la verità sulla torta spartita dalle varie organizzazioni sindacali”.

I lavoratori sono decisi: “Continueremo la nostra lotta proseguendo con la causa per il reintegro nelle nostre sedi di lavoro, rivogliamo ciò che è nostro, che ci è stato sottratto perché non abbiamo abboccato alla falsa promessa che fosse stato fatto tutto nel pieno rispetto dei patti. La conciliazione si è rivelata invece un pietra tombale e i nostri colleghi che hanno apposto la loro firma in quel documento, allo stato di fatto, vivono con un cappio al collo. La loro illusione è che, vista la crisi mondiale, sono fortunati ad avere un contratto, così almeno per un anno lavoreranno. Ma poi? …lascio a voi la conclusione.”

di Alessia Colanero | @alessiacolanero

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