Il flashmob dei lavoratori (licenziati) Midal

 

Abbiamo già scritto del DIS-GUSTO tour messo in atto dagli ex-dipendenti della società di distribuzione alimentare Midal S.p.a. che gestiva che gestiva 18 punti vendita a marchio Sidis e Gusto nella provincia di Latina. Questo è il flashmob che hanno realizzato in occasione della Festa dei Lavoratori (Fotografia e immagini di giosacchetti.com):

Ma qual è la storia degli ex lavoratori Midal? A parlare con noi è ancora Andrea De Santis, che ci racconta cosa sta succedendo dopo le proteste di questi mesi, e dei 36 ex lavoratori. “Dopo il lungo DIS-GUSTO TOUR in cui abbiamo manifestato raccontando la verità sull’affaire della Spa, la storia continua in Tribunale; stanno accertando molti documenti dell’azienda per individuare come la stessa possa essere arrivata al fallimento. La dottoressa Falcione Raffaella non crede ad una crisi economica dell’azienda, che fatturava 300 milioni di euro l’anno, ed ha incaricato un consulente esperto per visionare i documenti. Al momento sono indagati sei manager ed ex sindaci.”

La scorsa estate inizia il crollo dell’azienda Midal. Alcuni punti vendita chiudono, i dipendenti non ricevono stipendi e arretrati, e i fornitori bloccano lo scarico delle merci. Si vantano perdite di numerosi posti di lavoro e soprattutto si innesca una reazione a catena che si riscuote anche su i fornitori;  i corner come ortofrutta, macelleria e pescheria subiscono anche loro gravi perdite, e  si sono aggiunti alla lunga serie di creditori.

Ad ottobre 2011 viene proposto ai dipendenti di firmare un accordo che prevedeva il passaggio da un contratto a tempo indeterminato ad un determinato di dodici mesi con clausole di accettazione al momento del passaggio più 60 giorni di prova. Per un posto di lavoro che avevano già.

Molti lavoratori sono costretti ad accettare, ma più di 30 rifiutano e da un anno sono impegnati in questa protesta per far emergere la verità. Ci sono state già due udienze, una per sancire il fallimento dell’azienda, l’altra per decidere l’ammissibilità del concordato con i creditori. L’inchiesta continua e il sostituto procuratore Falcione sta cercando di verificare un’eventuale fondatezza dell’ipotesi di bancarotta e soprattutto se questa è dovuta a dinamiche di natura gestionale o commerciale, o se si tratta di comportamenti spregiudicati da parte degli amministratori dell’azienda.

Gli investigatori continuano a controllare la gestione dei bilanci del gruppo per individuare attività discutibili e l’ipotesi della bancarotta e sempre più verosimile. Le cause sono state fissate a partire dal 24 aprile 2012 al febbraio 2013. E fino ad allora?

“La nostra vita continua come prima” dice sempre Andrea  “con molte difficoltà da affrontare ogni giorno, parliamo di stati d’animo, difficoltà economiche, nonostante tutto vogliamo essere un esempio per i nostri figli e la società, dimostrare che nel mondo del lavoro si è innescato un sistema malato, e che deve essere affrontato a testa alta. Per questo noi  36 lavoratori abbiamo deciso di far valere i nostri diritti acquisiti con anni di lavoro pur essendo consapevoli che le cause hanno una lunga durata ma siamo un bel gruppo, tutti fortemente convinti che solo alzando la testa potremo difendere tutto ciò che in anni di dura lotta i nostri padri hanno conquistato.”

di Alessia Colanero | @alessiacolanero
(4 maggio 2012)

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4 Responses to “Il flashmob dei lavoratori (licenziati) Midal”

  1. andrea scrive:

    La lotta continua, fino al raggiungimento dell’obbiettivo.
    altro video del flash mob messo in atto a latina dei lavoratori midal.
    http://www.youtube.com/watch?v=PHKdtInahFw&feature=plcp

  2. Cadigia Perini scrive:

    Mi avete fatto emozionare … di rabbia. Un applauso a tutti voi ed un abbraccio solidale.
    Cadigia

  3. Marilisa scrive:

    Grazie per aver ancora una volta dato voce alla nostra protesta.
    L’indifferenza puo’ uccidere.

  4. andrea scrive:

    Lettera Aperta integrale, pubblicata sul quotidiano la Provincia 1° Maggio.

    Abbiamo scelto di festeggiare il Primo Maggio con un flash mob e nella coreografia daremo spazio alla lettura dei principali articoli che sanciscono i diritti inerenti al lavoro. Per ricordare a tutti che questa festa simbolo è soprattutto una giornata in difesa della dignità stessa che il lavoro offre come opportunità, senza la quale, qualsiasi altra forma di attività per procurarsi da vivere prende il nome di schiavitù. Nella storia del diritto, le norme in difesa dei lavoratori nascono riconoscendo una differenza sostanziale tra il dipendente e il proprio datore, e cioè la natura verticale di questo rapporto, dove “la base” è costituita dal lavoratore stesso. In tal senso, nasce una difesa organizzata dei lavoratori che oggi chiamiamo sindacato, il quale, in virtù delle sue strutture di rappresentanza costituite dagli stessi lavoratori, si pone come mediatore nelle crisi e nelle controversie che possono nascere tra lavoratori ed impresa. Non dovremmo essere costretti a spiegare e ricordare quale sia la funzione della rappresentanza sindacale , e quali intenti dovrebbero animarla, giacché esiste in quanto sono gli stessi lavoratori con le loro tessere a sostenerla. Nessuno chiede alla rappresentanza in quanto “mediatrice” di sostituirsi alla legge o di varare norme apposite, per questo c’è lo Stato con le sue funzioni, non a caso nessun accordo sindacale o tra le parti, può essere di diritto, superiore alle norme stesse del diritto! Varebbe a dire, che ognuno può accordarsi come vuole ,e su cosa vuole, senza per questo dover rendere conto a nessuno e tanto meno alla legge. La situazione che ci ha visto subire un accordo che ha favorito nei fatti un’operazione poco chiara come quella di Midal, dovrebbe far sentire almeno imbarazzati tutti coloro che “nel delirio di salvataggio” che si è scatenato intorno a noi hanno deciso di “mediare” tutto il possibile, compresa la nostra dignità. Quando iniziò questa vicenda , non si sono minimamente preoccupati, se dietro a quella cessata attività dichiarata dalla Midal ci fossero, non in modo “formale”, ma “sostanziale”, le condizioni di protezione minime dei lavoratori, affichè tutta la vertenza seguisse i passaggi previsti dalla legge. Ad una cessata attività, un sindacato, degno di tale nome, risponde chiedendo un anno di CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria), visto che si trattava di 400 dipendenti, o comunque avrebbe chiesto lumi, qualora questa non potesse essere richiesta, e garanzie su come si intendesse cessare un’ attività senza pagare, né le mensilità, né il TFR che tutti i lavoratori Midal attendevano.( Era forse già allora un conclamato fallimento?) E se questa cessata attività, era solo necessaria, come hanno ben lasciato intendere a noi, al passaggio di affitto dal soggetto “A” al soggetto “B”, per quale motivo bisognava firmare un verbale di conciliazione? ( strumento che viene utilizzato solo nelle controversie, come se avessimo fatto denuncia?) e che vedeva , oltre che ad un ridimensionamento delle nostre mansioni e conseguentemente dei nostri stipendi, un tombale su quanto dovuto? E poneva il recupero di tutte le nostre spettanze in “una giostra” di sostituzioni in solido, dove per riuscire a trovare “il solido” occorreva affidarsi al mago Otelma? Fermo restando che la mission sindacale è anche quella di salvare il salvabile, e nel caso soprattutto i posti di lavoro, vorremmo far notare che a non essere stati riassorbiti, non siamo solo noi “quelli che non hanno firmato” i verbali di conciliazione, sono fuori anche molti altri nostri colleghi, che ad oggi, pur avendo firmato, saranno comunque costretti a muovere causa se vogliono recuperare ciò che spettava loro di diritto. Certo se avessimo presentato tutti per tempo i decreti ingiuntivi saremmo entrati nel fallimento Midal di diritto e sicuramente i primi ad essere liquidati, ma noi avevamo tanto di rappresentanza sindacale ed istituzionale a garantirci. Perché temere? Era solo un affitto d’impresa? Perché preoccuparsi, se è sfumato per noi anche il diritto ad avere un anno di CIGS prevista dalla legge in caso di fallimento?
    Finito “il grande deliro del salvataggio” nel quale, per nostra disgrazia siamo stati i primi ad essere soccorsi, è molto irritante per noi assistere un giorno sì e l’altro pure, dalle pagine dei giornali, alla personale difesa che tutti i personaggi della Midal ingaggiano, raccontando come “loro” avrebbero risolto il caso. Non una parola sui superstiti “del salvataggio”. Le nostre vite con un assegno di disoccupazione fino a giugno 2012, senza nessun sostegno per tre mesi e in attesa di agganciare l’unico e ultimo ammortizzatore sociale previsto, la mobilità. Qualcuno dovrebbe sentirsi responsabile di una vertenza, che nella sua risoluzione, non ha visto nemmeno le tutele minime, quelle che nella normalità ogni lavoratore si sarebbe visto garantire.

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