Thyssen in appello: “La colpa è anche degli operai”

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Secondo i legali di uno dei dirigenti Thyssen, condannato in primo grado per il rogo che uccise 7 operai nel 2007, gli operai coinvolti nell’incidente sono colpevoli di “ripetute negligenze”. L’odissea giudiziaria dei familiari delle vittime continua.

“Omicidio volontario con dolo eventuale”. Questo il reato per il quale nel 2011 sono stati condannati in primo grado i dirigenti dell’azienda, una sentenza storica in tema di morti sul lavoro che ha visto i giudici torinesi accogliere pienamente le richieste dell’accusa. Sedici anni e sei mesi ad Harald Espenhahan, amministratore delegato della ThyssenKrupp Italia; tredici anni e sei mesi per i dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, e per Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, rispettivamente direttore dello stabilimento torinese e responsabile alla sicurezza; dieci anni e dieci mesi a Daniele Moroni, anche lui dirigente. Queste sono le condanne in primo grado inflitte dalla Corte d’Assise di Torino ai vertici della Thyssen.

Durante il processo di primo grado l’accusa spiegò che le misure di sicurezza venivano trascurate perché la multinazionale aveva da tempo deciso di trasferire gli impianti di Torino a Terni. Sette gli operai morti a causa del dirottamento di quegli 800.000 euro da Torino a Terni, denaro che sarebbe servito a garantire la messa in sicurezza della linea 5 di Corso Regina Margherita. La difesa negò da subito questa impostazione, ma fino ad oggi non aveva mai mosso accuse dirette riguardo il comportamento degli operai.

Adesso, però, uno dei dirigenti condannati ha cambiato avvocati e questi ultimi hanno dedicato quattro pagine del ricorso d’appello alle negligenze dei lavoratori.

Alcuni familiari delle vittime

Il prossimo novembre i familiari delle vittime saranno di nuovo in tribunale per assistere al processo d’appello. Secondo gli avvocati della ThyssenKrupp la dinamica dell’incendio venne “condizionata in modo decisivo” dalle “ripetute negligenze” ascrivibili ai lavoratori. ”Solo dopo 10 minuti e 44 secondi, contemporaneamente e del tutto imprudentemente, si sono precipitati nella zona dell’incendio, quando ormai le fiamme erano troppo alte per essere domate” e nessuno di loro ”ha attivato le procedure di emergenza”.

Sono passati quasi cinque anni dalla strage e forse qualcuno, leggendo il ricorso in appello, si dimentica dell’assenza di un’adeguata manutenzione dello stabilimento, dell’assenza di sistemi di rilevazione incendi, e degli estintori vuoti o mal funzionanti. Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, RobertoScola, Bruno Santino, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi: sono i nomi delle sette persone bruciate vive sul posto di lavoro per manifesta negligenza di un industriale alla ricerca di un risparmio criminale.

Ricordiamoci di queste cose quando, da novembre, seguiremo sui telegiornali il processo d’appello.

LEGGI ANCHE: L’INDIGNAZIONE DI UNO DEI SOPRAVVISSUTI | SPECIALE THYSSENKRUPP

di Marco Nurra | @marconurra
(20 ottobre 2012)

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