Fincantieri, la prospettiva è cassa integrazione lunga

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È passato quasi un anno dalle forti contestazioni degli operai navali della Fincantieri, tra Sestri Ponente (Genova), Castellamare di Stabia (Napoli), Palermo e Ancona. Avevano marciato a Roma, a Genova, a Castellamare erano entrati di forza al comune spaccando tutto. Poi era arrivata la toppa della Cassa Depositi e Prestiti, e l’azienda aveva ritirato l’ipotesi di chiudere uno dei cantieri, con gli esuberi. Ma le commesse, ovvero le navi da costruire, ancora non ci sono. Lo ha ribadito l’azienda due giorni fa, il 26 novembre al tavolo coi sindacati a Roma. “Fincantieri si è presentata in forze per dirci che non si chiude ma si lavora poco”, ci spiega il sindacalista Giulio Troccoli, del cantiere di Genova.

Insomma la buona notizia è che non si chiude, ma: “Se tutto il 2012 è stato di cassa integrazione, la prospettiva è di un 2013 uguale, la crisi è di lungo periodo”. Navi da costruire non ce ne sono, da crociera o traghetti. “L’unico cantiere più o meno tranquillo è Monfalcone, con cinque navi”, aggiunge il sindacalista. Qual é allora il futuro di un’azienda che complessivamente da lavoro in tutta Italia a migliaia di operai? Dopo un anno di cassa integrazione, con la prospettiva di un altro anno o due di cassa, può esserci un rilancio? “La verità vera – dice Troccoli – è che non si sa”. Nel frattempo gli operai lavorano una settimana al mese, quando va bene, e aspettano. Come Pino Baglio, nostra vecchia conoscenza, che ci racconta gli ultimi mesi:

“Da fine aprile, quando è stata consegnata l’ultima nave in costruzione, è iniziata la cassa integrazione ‘lunga’… lunga perchè non c’è una data certa di rientro, in quanto i carichi di lavoro sono pari a ZERO. Durante l’estate si è materializzata una chiatta da costruire per uso interno, con un picco di lavoro al massimo per 300 persone circa su quasi 700 che siamo. A questo lavoro si sono aggiunti i cassoni per il recupero della Costa Concordia, comunque poca roba e solo ferro. Da aprile ad oggi ho lavorato solo due settimane, a fine ottobre, mentre le prossime potrebbero essere a cavallo dell’anno. Ma non mi sto a lamentare troppo, in quanto i colleghi della salderia sono fermi da un’anno e mezzo circa. Questi mesi sono stati, e continueranno ad essere duri da affrontare, il bilancio familiare deve per forza terminare in pareggio e con le entrate ridotte le spese devono essere per forza calcolate e meditate. A roma il 26 c’è stato un incontro tra azienda e sindacati dove si doveva parlare di carichi di lavoro, le navi da costruire ora sono cinque, ma questa attesa spartizione è stata rimandata. Io ed i miei colleghi siamo rimasti un po’ delusi da questo esito, attenderemo con ansia i prossimi incontri che ci saranno in futuro e se sarà il caso torneremo a farci sentire per strada”.

di Michele Azzu | @micheleazzu

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