Sono tornata in Italia perché non voglio rassegnarmi

Il mio è un lavoro temporaneo (precario?), ho una borsa da ricercatore che scade il prossimo marzo. Ho 29 anni e un lavoro che per […]

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Ora che ho perso il lavoro potrò laurearmi

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai […]

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La guerra fra vecchi e giovani di cui non si parla più

Ieri mattina a Roma c’è stata la protesta dei giornalisti precari davanti la sede del sindacato Fnsi. Reo, quest’ultimo, di avere firmato l’accordo sull’equo compenso. […]

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Lo Stato Sociale: non sono 100 concerti a cambiare la precarietà

La band Lo Stato Sociale si racconta per #tivendibenetu, la campagna de L’Isola dei cassintegrati sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani […]

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Ho 36 anni e tanta rabbia mentre cerco un lavoro

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai […]

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‘Traditi e licenziati dal Pd’: le dure accuse di Agile Eutelia

È “incazzato nero” Giulio Basile, ex quadro Eutelia di Torino ora cassintegrato, a Roma per l’incontro al ministero dello sviluppo sulla vertenza Agile Eutelia, che […]

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La mia Sicilia del lavoro gratis, in nero, merce di scambio elettorale

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai […]

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Noi, avvocati stagisti pronti a lavorare gratis

Della nostra generazione dicono di tutto: che siamo inadeguati, insoddisfatti, scansafatiche. Che dovremmo andare a zappare o a fare i mestieri, che gli studi non ci […]

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Ho 5 dubbi sull’accordo Electrolux

Lo dico subito, non sono contrario a priori all’accordo firmato il 15 maggio a Palazzo Chigi sulla vertenza Electrolux, che ha permesso di salvare 1.200 […]

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10 cose da fare mentre aspetti un pagamento a 90 giorni

Partita Iva? Precario? Lavori con la Pubblica Amministrazione? Beh, allora sai di cosa stiamo parlando, di quelle fatture che invii di fretta perché loro devono […]

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74 licenziati: non è una sitcom

Pubblichiamo il pensiero di Giulia Marrone, ex dipendente Sitcom che ora scrive ai suoi ex colleghi che stanno per subire 74 licenziamenti, e che oggi hanno […]

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Presidio Alcoa: ‘Da 5 mesi non ci pagano la cassa integrazione’

Gli operai Alcoa e dell’indotto sono in presidio da oltre due settimane nelle tende, appena fuori la fabbrica. Uno scenario post apocalittico, con la fabbrica […]

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Quando Matteo Renzi diceva: “Cancelleremo la cassa integrazione”

La cassa in deroga doveva finire qui. Ma è stato necessario rifinanziare gli ammortizzatori, perché i soldi erano già stati spesi. E i sussidi universali? […]

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Emergenza lavoro: dai giovani ai cinquantenni non si salva più nessuno

I giovanissimi “neet”, i precari quasi trentenni, i disoccupati over 50 e gli esodati. Ognuna di queste categorie è considerata un’emergenza. L’inchiesta di Michele Azzu per L’Espresso. […]

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Lavoro ai giovani: il caos delle regioni

Nel nostro paese i disoccupati tra i 15 e il 24 anni sono il 43,3 per cento. Ma il programma europeo per impiegare i giovani, […]

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Morti sul lavoro, ‘L’isola dei cassintegrati’ ospite del Tg3

Le morti sul lavoro sono un problema politico. Se gli incidenti si ripetono sugli stessi luoghi – all’Ilva, alla Marcegaglia, alla metro di Roma – […]

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10 cose che devi sapere prima di aprire la partita Iva (se no sei fottuto)

Dire “Ho la partita Iva” per molti oggi equivale a dire: “Ho una malattia incurabile”. Eppure aprire la partita Iva non è per forza un […]

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Ho lavorato ogni giorno per studiare e non è servito a nulla

Pochi mesi fa il ministro Giovannini aveva chiamato “inoccupabili” i giovani che non trovano lavoro. La critica era rivolta alla formazione italiana, considerata inadeguata. Oggi pubblichiamo […]

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La mia Sicilia del lavoro gratis, in nero, merce di scambio elettorale

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai dovuto chiedere un prestito ai tuoi genitori? #tivendibenetu è una campagna de L’isola dei cassintegrati sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani in Italia.

alessandro_sardoni

Fa un caldo infernale nella mia stanza, nonostante tiri il maestrale su Agrigento. Spiaggiarsi come una balena arenata sulla battigia significa andare incontro ad una tempesta di sabbia. Diamo uno sguardo agli annunci di lavoro. Trovo questo: “Ai fini dell’acquisizione del titolo di giornalista, si ricercano n° 2 – che burocratica eleganza – per il giornale online taldeitali, nelle sedi di Montelusa e Fiacca”.

E telefoniamo un po’ al numero, va. Risponde una signorina dalla voce acuta, sarà sicuramente molto giovane, eppure ha imparato bene quel che deve dire: “Metto le mani avanti dicendole che si tratta di un tirocinio non retribuito, valido però – finissima inversione a U finalizzata a stupirmi – al conseguimento del tesserino dell’Ordine dei Giornalisti”.

Che bello – penso – avrò l’opportunità di lavorare a gratis per guadagnarmi l’onore di versare un centinaio di euro all’anno ad un istituto che in altri paesi non ha equivalenti. “Va bene, arrivederci”. Chiudo laconicamente la telefonata. Che bravi! Nemmeno il rimborso spese che in altre testate online riuscivo a percepire. Da ragazzino avevo un sogno: fare il giornalista. Mi è bastata qualche esperienza lavorativa nel settore, con editori più o meno improvvisati, che nella loro magnanimità offrono ai giovani la possibilità di mettere un passo nel meraviglioso mondo della stampa.

E adesso? A due esami dalla laurea lavoro saltuariamente nella ristorazione. Almeno pagano. Dalle mie parti c’è un detto: “Cu nesci, arrinesci”. Chi va via, chi emigra, chi recide le proprie radici migliora le proprie condizioni di vita. Un po’ quel che è successo a Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, e tanti altri agrigentini. Chi continua a vivere anche dopo il diploma nella mia città, si abitua presto a veder scomparire dalla circolazione i propri coetanei. Non soltanto la propria cerchia di amicizie: tutta la generazione d’appartenenza.

Un paese per vecchi. Dove il lavoro è poco e spesso merce di scambio elettorale. “La Sicilia havi un patruni / un patruni sempri uguali / ca la teni misa ‘n cruci / e ci canta lu funerali”. Il resto è in nero. Anni di lavoro senza pagare il minimo contributo (allontanando il raggiungimento dell’età pensionabile), senza la possibilità di inserire le proprie esperienze professionali in un curriculum da presentare a un ente pubblico. Come per il Piano Giovani Sicilia. 500 euro al mese per sei mesi, legittimazione dei compensi da lavoro nero.

“Meglio di niente”, dice qualcuno. Certo, meglio di niente. “La Sicilia è addrummisciuta / dormi un sonnu di li morti / ed aspetta mentri dormi / chi canciassi la so sorti. / Ma la sorti nun è ostia / nun è grazia di li santi / si conquista cu’ la forza / ‘nta li chiazzi e si va avanti”.

(Versi in siciliano dalla canzone “La Sicilia havi un patroni”, di Rosa Balistreri)

di Alessandro Sardone

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Sono tornata in Italia perché non voglio rassegnarmi

Il mio è un lavoro temporaneo (precario?), ho una borsa da ricercatore che scade il prossimo marzo. Ho 29 anni e un lavoro che per fortuna mi piace. Per l’Inps continuo a risultare inesistente, ma non mi lamento.

Poi c’è “Cervelli di ritorno”, il blog che curo su “Vita Non profit”, dove colleziono testimonianze di giovani italiani che provano a cambiare questo paese maltrattato, mettendo a disposizione conoscenze e visioni, frutto delle loro esperienze vissute oltre confine. Questo, lo faccio gratis.

Ma il bisogno di cambiare la narrazione sulla generazione under 35 è così forte, che la gestione di questo spazio è diventato per me uno strumento di cittadinanza attiva. Perché ho questa necessità? Faccio un passo indietro.

Quando ho deciso di tentare la sorte rientrando a Torino, un anno fa, ignorando chi cercava di convincermi ad abbandonare questo piano, non sapevo a cosa sarei andata incontro. Prima ho vissuto per un po’ in Svizzera, dove ho avuto il tempo di capire che cosa significa essere tutelati da un sistema statale che mette il cittadino al centro, che gli semplifica la vita, non gli fa mancare nulla. L’altra cosa che ho capito è che non sono fatta per l’ordine. Per la routine e la fonduta ogni sabato sera. Per le grandi organizzazioni internazionali di Ginevra. Per i quartieri ghetto italo-ispano-portoghesi. Non sono fatta neanche per la vita da expat. Leggi il resto di questa notizia »

Quando Matteo Renzi diceva: “Cancelleremo la cassa integrazione”

La cassa in deroga doveva finire qui. Ma è stato necessario rifinanziare gli ammortizzatori, perché i soldi erano già stati spesi. E i sussidi universali? Rinviati a data da destinarsi. Sembra il gioco delle tre carte: spostare i soldi da una parte all’altra in una rincorsa all’emergenza che non conosce fine. L’articolo di Michele Azzu per L’Espresso. 

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“Cancelleremo la cassa integrazione in deroga”: era questa l’intenzione del governo Renzi, e del ministro al lavoro Poletti, più volte ribadita in questi 5 mesi di governo. I motivi della scelta sono noti: la cassa in deroga è uno strumento oneroso, che tiene spesso in vita aziende decotte. Un sussidio che dura troppo a lungo, anche diversi anni.

Eppure, alla resa dei conti, il governo ha fatto marcia indietro. Gli ammortizzatori in deroga sono stati rifinanziati con 1 miliardo e 720 milioni, fanno sapere dal governo. La copertura sale di 320 milioni in più su quanto previsto dalla Legge di Stabilità per il 2014 (circa 1 miliardo e 400 milioni). Ma le cose non stanno esattamente così.

Il governo è stato costretto a rifinanziare la cassa in deroga, per due motivi. Primo, la riforma del lavoro è ferma, e con essa la riforma degli ammortizzatori: «Se tra sei mesi, a gennaio, non ci sarà stata avranno avuto ragione i pessimisti», ha affermato il premier. Secondo, del miliardo e 400 milioni stanziati per il 2014, buona parte è già stata spesa. Circa 800 milioni sono stati utilizzati per il 2013. Altri 450 milioni consistevano in somme residue già assegnate ad alcune regioni. Leggi il resto di questa notizia »

Lo Stato Sociale: non sono 100 concerti a cambiare la precarietà

La band Lo Stato Sociale si racconta per #tivendibenetu, la campagna de L’Isola dei cassintegrati sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani in Italia. Li ringraziamo, perché è importante che una band come loro faccia passare un messaggio: la precarietà ormai riguarda tutti. Anche le band di successo. 

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#tivendibenetu… non c’è budget per questo progetto, A ZAPPAR LA TERRA!

Purtroppo nel nostro lavoro non esistono paracadute, e se un giorno ci dovesse capitare di scrivere una canzone più brutta del solito, talmente brutta da rovinarci definitivamente, dovremmo ripartire da zero. Senza alcuna indennità, e senza scampo.

Probabilmente dovremmo cambiare mestiere e non ci sarebbe alcun problema: ho portato pizze col motorino, ho lavorato nella grande distribuzione (cioè i supermercati), ho fatto lavori abbastanza ignobili. E non saranno certamente qualche centinaio di concerti davanti a migliaia di persone a farmi cambiare attitudine verso il mondo del lavoro. Leggi il resto di questa notizia »