Il mio amico Mario ha un contratto di un anno e la gamba rotta

Voglio raccontarvi una storia in cui, sono certo, molti di voi si riconosceranno. Il motivo per cui devo raccontarla io, anziché farla scrivere a chi […]

Continua a Leggere...

Ora che ho perso il lavoro potrò laurearmi

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai […]

Continua a Leggere...

La guerra fra vecchi e giovani di cui non si parla più

Ieri mattina a Roma c’è stata la protesta dei giornalisti precari davanti la sede del sindacato Fnsi. Reo, quest’ultimo, di avere firmato l’accordo sull’equo compenso. […]

Continua a Leggere...

Articolo 18, Marchionne e i cococo: debunking di Matteo Renzi da Fabio Fazio

Ieri Matteo Renzi è stato ospite alla prima di “Che tempo che fa”. Ha detto molte cose interessanti sul lavoro, dall’annunciata abolizione dei co.co.pro, che […]

Continua a Leggere...

Serie A e Serie B: perché penso che sui contratti Renzi non dica la verità

Senza offesa, secondo me si tratta di una fesseria. Mi riferisco a ciò che ieri, il premier Matteo Renzi, ha detto in Parlamento sul lavoro: […]

Continua a Leggere...

Lo Stato Sociale: non sono 100 concerti a cambiare la precarietà

La band Lo Stato Sociale si racconta per #tivendibenetu, la campagna de L’Isola dei cassintegrati sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani […]

Continua a Leggere...

L’articolo 18 può salvare la vita a chi muore sul lavoro

Qui su “L’Isola dei cassintegrati” in merito all’articolo 18 abbiamo una politica: fare parlare chi ne sa più di noi. Per questo, in passato, abbiamo […]

Continua a Leggere...

Noi, avvocati stagisti pronti a lavorare gratis

Della nostra generazione dicono di tutto: che siamo inadeguati, insoddisfatti, scansafatiche. Che dovremmo andare a zappare o a fare i mestieri, che gli studi non ci […]

Continua a Leggere...

Ho 5 dubbi sull’accordo Electrolux

Lo dico subito, non sono contrario a priori all’accordo firmato il 15 maggio a Palazzo Chigi sulla vertenza Electrolux, che ha permesso di salvare 1.200 […]

Continua a Leggere...

Sono tornata in Italia perché non voglio rassegnarmi

Il mio è un lavoro temporaneo (precario?), ho una borsa da ricercatore che scade il prossimo marzo. Ho 29 anni e un lavoro che per […]

Continua a Leggere...

10 cose da fare mentre aspetti un pagamento a 90 giorni

Partita Iva? Precario? Lavori con la Pubblica Amministrazione? Beh, allora sai di cosa stiamo parlando, di quelle fatture che invii di fretta perché loro devono […]

Continua a Leggere...

74 licenziati: non è una sitcom

Pubblichiamo il pensiero di Giulia Marrone, ex dipendente Sitcom che ora scrive ai suoi ex colleghi che stanno per subire 74 licenziamenti, e che oggi hanno […]

Continua a Leggere...

Palermo, British Telecom vuole 10 milioni per salvare il call center

ll centro palermitano Accenture chiude per la scadenza della commessa di British Telecom. Che chiede 10 milioni per farsi carico dei lavoratori. E da tre […]

Continua a Leggere...

Turisti in fuga dal paradiso terrestre: La Sardegna è diventata un inferno

Tra crisi e maltempo, anche quest’anno le presenze turistiche sono in calo. Alberghi e ristoranti non assumono. E senza il salvagente del lavoro stagionale, emergono […]

Continua a Leggere...

Quando Matteo Renzi diceva: “Cancelleremo la cassa integrazione”

La cassa in deroga doveva finire qui. Ma è stato necessario rifinanziare gli ammortizzatori, perché i soldi erano già stati spesi. E i sussidi universali? […]

Continua a Leggere...

La mia Sicilia del lavoro gratis, in nero, merce di scambio elettorale

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai […]

Continua a Leggere...

Morti sul lavoro, ‘L’isola dei cassintegrati’ ospite del Tg3

Le morti sul lavoro sono un problema politico. Se gli incidenti si ripetono sugli stessi luoghi – all’Ilva, alla Marcegaglia, alla metro di Roma – […]

Continua a Leggere...

10 cose che devi sapere prima di aprire la partita Iva (se no sei fottuto)

Dire “Ho la partita Iva” per molti oggi equivale a dire: “Ho una malattia incurabile”. Eppure aprire la partita Iva non è per forza un […]

Continua a Leggere...

Palermo, British Telecom vuole 10 milioni per salvare il call center

ll centro palermitano Accenture chiude per la scadenza della commessa di British Telecom. Che chiede 10 milioni per farsi carico dei lavoratori. E da tre giorni c’è uno dei dipendenti in sciopero della fame. L’inchiesta di Michele Azzu da L’Espresso online del 16 settembre 2014. 

accenture_palermo

Una richiesta di circa 10 milioni di euro. È quello che British Telecom ha chiesto alla multinazionale americana Accenture per farsi carico dei 262 lavoratori del call center di Palermo. Quelli per cui, da giorni, è partita una campagna in rete che ha portato tantissime celebrità a scattarsi una foto di solidarietà col cartello #262acasa: da Jovanotti a Elio e le storie tese, passando per Fiorello.

È quanto emerge dall’incontro al ministero dello sviluppo di venerdi scorso: «Ci hanno fatto sapere che la richiesta di British Telecom era di 10-12 milioni di euro», spiega Vincenzo Daniele, rsu Uil presente all’incontro. La richiesta non è stata formalizzata, perché le aziende non hanno sottoscritto il verbale. «Per me è ufficiale nella misura in cui mi viene comunicato da un funzionario del ministero, alla presenza delle parti sociali», spiega Daniele.

Nella giornata di ieri il premieri Matteo Renzi, in visita a Palermo, ha ricevuto dal sindaco Leoluca Orlando la maglietta dei lavoratori. Quest’ultimo scrive su Twitter : «Ho ottenuto la conferma di un impegno per la soluzione». La palla passa dunque al premier, che dovrà occuparsi dei 10 milioni. Soldi chiesti come condizione per le reinternalizzazione di quei dipendenti esternalizzati nel 2005 (e passati ad Accenture), e che costituirebbero un indennizzo: «Per i danni degli ultimi mesi in cui noi lavoratori avremmo incrociato le braccia», spiega Giuseppe Giallanza, delegato Cgil presente al ministero. Leggi il resto di questa notizia »

Articolo 18, Marchionne e i cococo: debunking di Matteo Renzi da Fabio Fazio

Ieri Matteo Renzi è stato ospite alla prima di “Che tempo che fa”. Ha detto molte cose interessanti sul lavoro, dall’annunciata abolizione dei co.co.pro, che personalmente auspico da anni. Questa, più altre sparate tra cui: “Il sindacato che è l’unica azienda sopra i 15 dipendenti in cui non vige l’articolo 18″, il richiamo ai giovani e alle mamme, tutto questo ha reso il suo discorso un WIN totale. E no, non sono un suo sostenitore.

renzi_fazio

Frasi come: “Quando c’hai un disoccupato non devi fare una battaglia ideologica sull’articolo 18, devi far sì che trovi lavoro”, in concreto non significano nulla ma possono avere un buon effetto catartico. Però, Matteo Renzi ha detto anche qualche palla o inesattezza. Vediamole assieme.

  • “Cancelleremo co.co.co e co.co.pro” > Questa affermazione potrebbe essere vera, anche se ad oggi non era un’intenzione dichiarata dal governo. Personalmente sono d’accordissimo: si tratta di due forme di lavoro inutili che troppo spesso nascondono sfruttamento. Ho solo il dubbio che cancellino solo i co.co.co, dato che sull’argomento il premier ha ripetuto più spesso questa categoria. Il fatto è che i co.co.co in Italia sono stati superati coi co.co.pro dalla riforma Biagi nel 2003. Insomma, come dice Susanna Camusso Renzi non sa che i co.co.co non esistono più. Non è proprio così, i co.co.co. rimangono in specifiche categorie: nella pubblica amministrazione, pensionati che lavorano, società sportive, liberi professionisti iscritti ad ordini professionali, amministratori di società. Ma da qui ad affermare che riformare i co.co.co sia una rivoluzione, in questi specificissimi ambiti, ecco mi sembra una fesseria.  Leggi il resto di questa notizia »

L’articolo 18 può salvare la vita a chi muore sul lavoro

Qui su “L’Isola dei cassintegrati” in merito all’articolo 18 abbiamo una politica: fare parlare chi ne sa più di noi. Per questo, in passato, abbiamo pubblicato chi è a favore e chi è contro. Oggi pubblichiamo l’appello di Carlo Soricelli, che da anni realizza l’utilissimo Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro. E di cui abbiamo scritto su L’Espresso

minatori_turchia

La tragedia di Adria, in cui 4 operai sono morti intossicati da sostanze chimiche, mette in luce una verità banale e scontata. L’articolo 18 tutela (anche) la sicurezza dei lavoratori. Del resto lo scrivo da anni: le morti sul lavoro sono quasi tutte da ricercarsi in luoghi dove non c’è questa protezione (e dove non è presente il sindacato). Quanto successo ad Adria mette in luce i veri aspetti della posta in gioco. Un’azienda di soli 10 dipendenti, come quella dove si è verificata la tragedia, non ha l’articolo 18 e quindi non ha un rappresentante della sicurezza.

Un’azienda di quel tipo non ha probabilmente nessun iscritto al sindacato, ed è quindi quasi impossibile fare un’assemblea per discutere dei problemi aziendali con un rappresentante dei lavoratori. Un camionista, che purtroppo è morto, è andato a versare direttamente in una vasca il contenuto della cisterna del camion contenente acido fosforico, mentre l’acido doveva andare in un silos a decantare.

Com’è stato possibile? Di chi è la responsabilità? Ma davvero i lavoratori tramano contro la loro vita e volontariamente non rispettano le procedure di sicurezza che possano tutelarli? Un camionista ha deciso da solo di saltare le procedure, o era una prassi abituale, e perché non è stato fermato? La magistratura chiarirà. Ma, mi chiedo: se ci fosse stato presente un sindacato, se ci fosse stato un rappresentante sulla sicurezza, la tragedia ci sarebbe stata ugualmente? Leggi il resto di questa notizia »

Il mio amico Mario ha un contratto di un anno e la gamba rotta

foto_anonima

Voglio raccontarvi una storia in cui, sono certo, molti di voi si riconosceranno. Il motivo per cui devo raccontarla io, anziché farla scrivere a chi l’ha vissuta in prima persona – come si è fatto per tutta la campagna #tivendibenetu sulle condizioni di lavoro e di vita dei giovani precari – beh, il motivo lo capirete fra poche righe.

Pochi giorni fa ho rivisto un amico che non vedevo da un po’. Entrambi lavoriamo molto e si fa fatica a incontrarsi, ma delle volte ci si riesce. Dopo i mesi e gli anni a cercare borse di studio, tirocini, erasmus placement e cose di questo tipo, finalmente Mario (nome di fantasia) è riuscito a trovare un lavoro per lo meno in linea con ciò per cui si è laureato e per cui ha viaggiato mezzo mondo collezionando stage di alto livello. Mario, come me, si avvicina ai 30 anni.

Dalle poche volte che ci siamo visti ho intuito che il lavoro che fa adesso è piuttosto duro, soprattutto per quanto riguarda gli orari di lavoro, che si dilatano ben oltre il timbro del cartellino. Ma questa è una cosa molto comune fra i miei coetanei, in ogni tipo di lavoro, per cui non mi sono scandalizzato. Certo, vederlo stanco morto ogni sera, le poche, che siamo riusciti a vederci, mi ha fatto pensare. D’altra parte, quasi sempre ero più stanco di lui. Leggi il resto di questa notizia »