La guerra fra vecchi e giovani di cui non si parla più

Ieri mattina a Roma c’è stata la protesta dei giornalisti precari davanti la sede del sindacato Fnsi. Reo, quest’ultimo, di avere firmato l’accordo sull’equo compenso. […]

Continua a Leggere...

La ‘Repubblica del call center’ scende in piazza il 4 giugno

“Da Milano a Taranto, da Pistoia a Catania i call center italiani, in questi giorni, sono attraversati da un’unica parola d’ordine: tutti a Roma il […]

Continua a Leggere...

Il lavoro deve essere pagato, caro Sofri

Sabato sera al Festival del Giornalismo di Perugia Luca Sofri, direttore de ilPost.it, ha presentato il panel “31 domande sul giornalismo e le risposte da trovare insieme“, durante […]

Continua a Leggere...

Ho 36 anni e tanta rabbia mentre cerco un lavoro

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai […]

Continua a Leggere...

‘Traditi e licenziati dal Pd’: le dure accuse di Agile Eutelia

È “incazzato nero” Giulio Basile, ex quadro Eutelia di Torino ora cassintegrato, a Roma per l’incontro al ministero dello sviluppo sulla vertenza Agile Eutelia, che […]

Continua a Leggere...

Omsa, le donne, il lavoro (che non c’è)

Pochi giorni fa Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale, ha dichiarato in un intervista al Corriere della Sera che l’Italia fa troppo poco per […]

Continua a Leggere...

Noi, avvocati stagisti pronti a lavorare gratis

Della nostra generazione dicono di tutto: che siamo inadeguati, insoddisfatti, scansafatiche. Che dovremmo andare a zappare o a fare i mestieri, che gli studi non ci […]

Continua a Leggere...

Ho 5 dubbi sull’accordo Electrolux

Lo dico subito, non sono contrario a priori all’accordo firmato il 15 maggio a Palazzo Chigi sulla vertenza Electrolux, che ha permesso di salvare 1.200 […]

Continua a Leggere...

Primo Maggio con il lutto al braccio

Carlo Soricelli, direttore dell’Osservatorio Indipendente morti sul lavoro è in sciopero della fame dal 26 aprile. Per sensibilizzare contro la strage di morti recenti: dalla Thyssen, all’Ilva, […]

Continua a Leggere...

10 cose da fare mentre aspetti un pagamento a 90 giorni

Partita Iva? Precario? Lavori con la Pubblica Amministrazione? Beh, allora sai di cosa stiamo parlando, di quelle fatture che invii di fretta perché loro devono […]

Continua a Leggere...

74 licenziati: non è una sitcom

Pubblichiamo il pensiero di Giulia Marrone, ex dipendente Sitcom che ora scrive ai suoi ex colleghi che stanno per subire 74 licenziamenti, e che oggi hanno […]

Continua a Leggere...

Presidio Alcoa: ‘Da 5 mesi non ci pagano la cassa integrazione’

Gli operai Alcoa e dell’indotto sono in presidio da oltre due settimane nelle tende, appena fuori la fabbrica. Uno scenario post apocalittico, con la fabbrica […]

Continua a Leggere...

Lavoro ai giovani: il caos delle regioni

Nel nostro paese i disoccupati tra i 15 e il 24 anni sono il 43,3 per cento. Ma il programma europeo per impiegare i giovani, […]

Continua a Leggere...

Electrolux, tutto quello che non è stato detto sull’accordo

Il “patto” firmato a Palazzo Chigi salva 1.200 posti di lavoro. Entusiasti i ministri, Matteo Renzi, i sindacati. Eppure i sindacalisti territoriali non hanno potuto […]

Continua a Leggere...

Cosa ci ha insegnato il 1 maggio di Taranto senza sindacati

Nella città dell’Ilva si è svolta una giornata alternativa a quella organizzata dai sindacati a Piazza San Giovanni a Roma. Per marcare la differenza su […]

Continua a Leggere...

Morti sul lavoro, ‘L’isola dei cassintegrati’ ospite del Tg3

Le morti sul lavoro sono un problema politico. Se gli incidenti si ripetono sugli stessi luoghi – all’Ilva, alla Marcegaglia, alla metro di Roma – […]

Continua a Leggere...

10 cose che devi sapere prima di aprire la partita Iva (se no sei fottuto)

Dire “Ho la partita Iva” per molti oggi equivale a dire: “Ho una malattia incurabile”. Eppure aprire la partita Iva non è per forza un […]

Continua a Leggere...

Ho lavorato ogni giorno per studiare e non è servito a nulla

Pochi mesi fa il ministro Giovannini aveva chiamato “inoccupabili” i giovani che non trovano lavoro. La critica era rivolta alla formazione italiana, considerata inadeguata. Oggi pubblichiamo […]

Continua a Leggere...

Ho 36 anni e tanta rabbia mentre cerco un lavoro

Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai dovuto chiedere un prestito ai tuoi genitori?  Ti vendi bene tu, all’ennesimo rinnovo del determinato? #tivendibenetu è una campagna de L’isola dei cassintegrati sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani in Italia.

simone_spinale

Avevo un lavoro in un call center, non era quello per cui avevo studiato tanti anni ma era un lavoro di cui, col tempo, avevo iniziato ad apprezzare alcuni aspetti. All’interno del mio percorso in quell’azienda ero riuscito a fare alcuni passi avanti (anche se né stipendio, né posizione, sono mai cambiati). Non mi lamentavo, anche se il mio sogno non era quello.

Volevo continuare quel lavoro, volevo continuare quella stabilità data da un contratto a tempo indeterminato. Potevo pensare a costruire, con fatica, almeno qualcosa per la mia vita: una casa, una famiglia.

Ma non è andata così… per colpa di alcuni giochetti aziendali dell’amministrazione io e altre 90 persone abbiamo perso il lavoro. Nel 2010 in un solo giorno abbiamo perso stabilità, lavoro, serenità, progetti per il futuro. Hanno tentato di farci perdere anche la dignità ma quella l’abbiamo tenuta stretta e l’abbiamo usata per ottenere quei pochi diritti che sulla carta avremmo dovuto avere in automatico. Leggi il resto di questa notizia »

Noi, avvocati stagisti pronti a lavorare gratis

Della nostra generazione dicono di tutto: che siamo inadeguati, insoddisfatti, scansafatiche. Che dovremmo andare a zappare o a fare i mestieri, che gli studi non ci preparano al lavoro, che dovremmo accontentarci. Oppure, che non sappiamo protestare abbastanza. E mentre dicono questo continuano a stanziare soldi per i prepensionamenti, mentre a noi lasciano solo le briciole. #tivendibenetu è una campagna sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani in Italia. Questa è la storia di Roberta, avvocato praticante.

avvocati-stagisti-pronti-a-lavorare-gratis

È un pomeriggio di fine aprile quando mi arriva una telefonata: “Pronto sono la collaboratrice dell’avvocato Taldeitali”. La parte più catastrofica di me pensa subito a una querela, la parte giuridica ricorda che le notifiche non avvengono al cellulare, la parte sociale continua a parlare al telefono con faticosa disinvoltura.

Alla fine, quello che mi si offre, è il colloquio per uno stage. Una settimana dopo mi ritrovo davanti all’avvocato, una giovane donna che prende appunti sugli esami che ho dato. “Lei sa scrivere?” mi chiede poi. “Dicono di sì” rispondo. E quindi mi spiega: nel suo studio lavorano la collaboratrice che mi ha telefonato, che sta svolgendo il praticantato per l’esame da avvocato, e un’altra ragazza, studentessa in stage, che copre tre pomeriggi.

Io dovrei lavorare tre mattine, redigendo documenti semplici e depositando atti in tribunale. “Lo stage durerebbe due mesi. Ma se Le piace possiamo prorogarlo di altri due mesi. E poi altri due mesi. Però facciamo una settimana di prova, così anche lei vede se le piace il lavoro, perché se poi non le piace va a finire che me lo fa male”. Leggi il resto di questa notizia »

La guerra fra vecchi e giovani di cui non si parla più

Ieri mattina a Roma c’è stata la protesta dei giornalisti precari davanti la sede del sindacato Fnsi. Reo, quest’ultimo, di avere firmato l’accordo sull’equo compenso. 120 milioni di euro dal governo per i prepensionamenti a fronte di un compenso minimo di 20 euro a pezzo per i precari. Ma i fatti di ieri mattina sono importanti per il lavoro in generale. Perché ignorarli significa chiudere gli occhi davanti al conflitto di questa epoca.

tivendibenetu

La protesta dei giornalisti precari si è svolta in maniera accesa, con una irruzione dentro la sede del sindacato. Che, assieme al governo risponde così: non si tratta di equo compenso ma di compenso minimo, 20 euro è meglio di 5 euro, è un primo passo. “Non è un salario mensile, ma un compenso per 12 articoli pubblicati in un mese”, ha precisato Franco Siddi, segretario Fnsi, di cui su twitter si chiedevano le dimissioni. E l’hashtag #StopFnsi è diventato TT per diverse ore.

Di questo scontro, tra sindacato e giornalisti precari sull’equo compenso, si scrive poco, e potete immaginare perché. Ma è un grave errore. Perché la dinamica di questo scontro è davvero importante nel contesto della disoccupazione giovanile, e della precarietà. Da una parte abbiamo un governo che assieme a un sindacato (unico) firma un accordo dove la discrepanza fra “garantiti” e “precari” è notevole, 120 milioni ai prepensionati contro 250 euro al mese ai precari. Da qui a ristabilire la dicotomia “vecchi contro giovani”, il passo è breve (in questo caso meno fuori luogo che altrove).

Con una totale assenza di mediazione fra le due parti, con sindacato e governo che si mostrano indisposti – se non apertamente ostili – verso le istanze presentate dai manifestanti. Un abisso a definire i rapporti fra le parti, che a pensarci è roba da ’800. Un governo che – vi piaccia o no – ha dalla sua l’appoggio della quasi totalità dei mezzi di comunicazione e giornali. Un sindacato unico. Dall’altra tanti, tantissimi giovani precari senza tessera sindacale, contratto, soldi, tutele, nulla. Leggi il resto di questa notizia »

10 cose da fare mentre aspetti un pagamento a 90 giorni

Partita Iva? Precario? Lavori con la Pubblica Amministrazione? Beh, allora sai di cosa stiamo parlando, di quelle fatture che invii di fretta perché loro devono scaricarle come costi, ma a te verranno pagate tra mesi. Molti mesi. Quanti mesi? Meglio non pensarci. Giacomo Cannelli in questo post ci rivela 10 semplici trucchi per ingannare il proprio desiderio di essere pagati.

10-cose-da-fare-mentre-aspetti-un-pagamento-a-90-giorni

  1. Calcolare il lasso di tempo in ore, minuti e – perché no – secondi. Tanto per farsela prendere a male. 1 ora è uguale a 60 minuti, 1 giorno fanno 24 ore, quindi 24×60 = 1.440 minuti. 90 giorni sono dunque 90×1440= 129.600 minuti. In secondi? Sì, so che lo volete sapere. In secondi sono 129.600×60 e cioè – fate un bel respiro – 7.776.000 secondi. Buona conta.
  2. Seguire la gravidanza di un puma, magari non troppo da vicino.
  3. Seguire le orme di Jake Reilly ed entrare nell’Amish Project. Astinenza totale da tecnologia, qualsiasi essa sia, per 90 giorni. “Sono andato in bici, ho fatto collages, puzzle”, insomma tutte quelle cose che normalmente non avrei mai fatto. Ah, beata gioventù.
  4. Votare un numero svariato di volte (se vi trovate in Italia) e/o assistere a una serie di promesse elettorali inevitabilmente non mantenute.
  5. Guardare l’intera serie di Breaking Bad 44 volte (senza pause, don’t do it at home).
  6. Guardare i lavori in corso (ma a un certo punto ricordatevi dei soldi: potrebbero essere già arrivati da mesi se vi trovate a fissare i lavori della Metro C).
  7. Girare sette versioni di “The Rope” di Alfred Hitchcock. Il buon Alfred aveva la fissa del film girato in un’unica location, e in qualche caso dell’unità di tempo. Molti altri l’hanno seguito, non ultimo Rodrigo Cortes, che ha girato “Buried” in soli 17 giorni. In pratica, lui finisce un film in due settimane e una società ce ne mette dodici per saldare una fattura. Deve essere molto complicato fare un bonifico.
  8. Piantare del grano nel gioco “Simpsons Tapped Out”. Si, ci vogliono 90 giorni, se non volete pagare. Ma visti i tempi di fattura vi conviene aspettare.
  9. Vedersi scorrere davanti agli occhi circa 45.000.000.000 di tweet (ma sotto i mondiali potrebbe andare peggio).
  10. Aggiornare la mail ogni 5 minuti, che per 90 giorni, fanno circa 25.920 click sul tasto aggiorna (F5). Mentre cliccate, vi consiglio di pensare al nome di un buon avvocato.

Leggi il resto di questa notizia »