Oncologa precaria: ‘La mia precarietà danneggia anche il paziente’

Vincenza è un medico oncologo, trentenne, precaria. “Quando c’è una patologia oncologica diventi tu il punto di riferimento per la persona malata e per tutta [...]

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Marina, una vita nei Call Center: ‘non chiamatelo lavoretto’

“Ho perso il lavoro all’età di 57 anni, ho perso la professionalità che mi ero costruita durante gli ultimi 20 anni, 15 dei quali da [...]

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Negozi chiusi e nessuna soluzione per i lavoratori Aligrup

Sono più di 1.300 i dipendenti prossimi alla cassa integrazione dell’azienda in liquidazione Aligrup, holding siciliana che gestisce i punti vendita a marchio Despar, Eurospar, [...]

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L’isola dei cassintegrati con Paolo Nori al Primo Maggio

L’anno scorso su quel palco Caparezza aveva indossato la nostra maglietta. E anche in questa edizione L’isola dei cassintegrati ha avuto uno spazio riservato sul [...]

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Ex Golden Lady, ex New Trade, ex Silda Invest: l’odissea continua

“Siamo passati da un Natale senza stipendio, a un nuovo licenziamento, questa volta da parte della New Trade arrivato dopo soli 39 giorni di lavoro, [...]

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Incendio ex Olivetti: ‘Non ci faremo seppellire dalla cenere’

Il 19 marzo sono andate in fiamme le aziende di Scarmagno, vicino Ivrea, ovvero ciò che rimane dello smembramento dell’Olivetti. Al momento ci sono due [...]

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Gallazzi, cassintegrati e creditori

Gallazzi S.p.a. è un’azienda di Minerbio (Bologna) nata nel 1973 e specializzata nella produzione e nella commercializzazione di film di PVC. Alla fine del 2012 la [...]

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Fate largo ai lavoratori onesti

È passato un anno dallo sgombero del loro presidio ai Cantieri Navali di Trapani. Oggi la Satin, la società che ‘li aveva fatti fuori’ con [...]

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Con la Riforma Fornero il loro licenziamento sarebbe legale

Seguiamo la vertenza Midal da quasi due anni ormai, ma solo pochi mesi fa abbiamo potuto scrivere finalmente qualche buona notizia. Dopo la prima vittoria [...]

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Stampa libera? Un’illusione se i giornalisti sono sfruttati e minacciati

Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è stato assegnato il premio Walter Tobagi. La vincitrice per la sezione “carta stampata” è Chiara Baldi, autrice [...]

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Lavoratori dei Call Center uniti contro la delocalizzazione

I lavoratori dei call center di Almaviva Contact sabato scorso hanno organizzato un flashmob in contemporanea a Catania in piazza Università, a Palermo in piazza Politeama, a Napoli in piazza del Plebiscito, e a Roma al [...]

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I panni sporchi di Indesit: cassa integrazione per tutti

Indesit Company ha annunciato la cassa integrazione ordinaria per tutti gli impiegati del gruppo: un giorno alla settimana da aprile ad agosto, mentre i dirigenti [...]

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Perché Grillo ha ragione sui sindacati

Questa inchiesta di Michele Azzu è stata pubblicata su L’Espresso online il 18 marzo 2013. Quando lo tsunami si placa è tempo di contare i [...]

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Bersani e Ingroia rispondono a L’Isola sugli Esodati

Una lettera degli Esodati twittata agli account dei candidati premier diventa un confronto fra i due candidati della sinistra: Pierluigi Bersani e Antonio Ingroia. E’ [...]

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Melfi, la beffa della Fiat

Era il 20 dicembre scorso quando i capi della Fiat Sergio Marchionne e John Elkann, al cospetto del premier Monti, presentavano il nuovo piano industriale [...]

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L’Isola racconta la sua partnership con l’Espresso al Festival del Giornalismo

Per il terzo anno consecutivo L’isola dei cassintegrati parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L’appuntamento è per domenica 28 aprile, dalle 18:00 alle 19:30 nella [...]

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Giorgio Napolitano risponde alla lettera dei lavoratori dei Call Center

Due settimane fa i lavoratori del call center Almaviva Contact di Catania, Stefano Zappalà e Isabella Cassibba, scrivevano un lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio [...]

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Ri-Maflow e il sogno di una nuova finanza pubblica e sociale

In tutta l’Europa e anche in Italia si moltiplicano le esperienze di autogestione di lavoratrici e lavoratori. Ce lo raccontano i lavoratori della ex Maflow, [...]

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L’isola dei cassintegrati con Paolo Nori al Primo Maggio

L’anno scorso su quel palco Caparezza aveva indossato la nostra maglietta. E anche in questa edizione L’isola dei cassintegrati ha avuto uno spazio riservato sul palco del Primo Maggio, per raccontare la storia di Marina, lavoratrice dei Call Center di Almaviva Contact di Roma. Con la straordinaria partecipazione dello scrittore Paolo Nori, che ringraziamo.

Salutiamo e ringraziamo Marina Chimenti per la sua tenacia, Paolo Nori per le sue parole e l’organizzazione del Concertone del Primo Maggio per la disponibilità. Leggi il resto di questa notizia »

Gallazzi, cassintegrati e creditori

Gallazzi S.p.a. è un’azienda di Minerbio (Bologna) nata nel 1973 e specializzata nella produzione e nella commercializzazione di film di PVC. Alla fine del 2012 la società ha deciso di collocare tutti i 197 dipendenti in cassa integrazione straordinaria per cessazione delle attività. Abbiamo intervistata Alex Roda, Rsu ed Rls: “L’azienda deve ancora pagarci le ferie non usufruite, mezza tredicesima, e il Tfr”.

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minerbioLa sede di Minerbio non è l’unico polo produttivo della Gallazzi S.p.a., ce ne sono altri due nel varesotto, per il momento estranei alla crisi che ha colpito i colleghi bolognesi. “Questo perché la società ha fatto richiesta al Tribunale di Milano di poter accedere al Concordato di Continuità per evitare il fallimento dell’intero gruppo, composto dall’opificio Bolognese e dagli altri due siti produttivi situati in Provincia di Varese”, spiega Alex. “Il tribunale ha concesso alla Gallazzi 120 giorni per presentare tutta la documentazione necessaria per l’approvazione definitiva del suddetto Concordato”. Quando scade il termine fissato dal giudice? “Fra poco, anzi pochissimo: il 29 aprile 2013″.

I contratti di solidarietà grazie ai quali è andata avanti la fabbrica per tutto il 2012 non sono serviti a risollevare la grave crisi economica in cui versa l’azienda, attanagliata nella morsa delle banche che da luglio 2012 negano le linee di credito per andare avanti. Purtroppo, se il 2012 è stato un pessimo anno, il 2013 sarà addirittura peggiore per i quasi duecento lavoratori, tutti tra la quarantina e la cinquantina d’anni, in esubero. Le prospettive di trovare un altro impiego sono molto basse, sia per la mancanza di alternative concrete, ma anche perché si tratta di persone altamente specializzate difficilmente riempiegabili senza un concreto piano di riconversione e aggiornamento. Leggi il resto di questa notizia »

Stampa libera? Un’illusione se i giornalisti sono sfruttati e minacciati

Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è stato assegnato il premio Walter Tobagi. La vincitrice per la sezione “carta stampata” è Chiara Baldi, autrice di un articolo sul precariato nel mondo del giornalismo che pubblichiamo oggi sul blog. Il pezzo tratta un tema di grande attualità, spesso censurato dagli stessi addetti ai lavori, ci sembrava doveroso contribuire a dargli visibilità.

giornalisti_sfruttati

Un esercito di venticinquemila precari che produce il sessanta percento delle notizie di un qualsiasi giornale, online o cartaceo che sia. Un esercito che se posasse la penna e spegnesse il pc, metterebbe in ginocchio l’intero sistema dell’Informazione. Nel resto del mondo questi “soldati” si chiamano freelance e sono sinonimo di notizie indipendenti, libere, alternative. Da noi sono semplicemente giornalisti precari, o più brutalmente: sfruttati, sottopagati, sotto ricatto. L’Italia della crisi, dei contratti atipici, degli stipendi infami, del «non arrivo a fine mese» e delle tutele inesistenti, passa anche (e soprattutto) da loro.

Foto di Mario Panico

Foto di Mario Panico

E da loro passa anche la libertà di stampa in un Paese che nel 2013 si è attestato al 57° posto nella classifica mondiale di Reporters sans Frontières. Sì, perché non esiste stampa libera né diritto del cittadino ad essere informato in modo democratico se i giornalisti sono pagati quattro euro al pezzo o poco più. E che siano nette o lorde cambia poco: è pur sempre una miseria ignobile. La libertà di stampa inizia da qui, dal ricatto di un giornalista che lavora così tanto per un compenso così insulso: quale professionalità e quale indipendenza avrà mai, se per 50 euro al giorno deve produrre 15 notizie?

E soprattutto, di che qualità saranno quelle notizie? Per anni, di tutto ciò non ne ha parlato nessuno. Ai giornali non conveniva per evidenti motivi e le associazioni di categoria (OdG e FNSI), per loro stessa ammissione, se ne sono accorte troppo tardi. Ma queste proteste qualcuno le doveva pur raccogliere, qualcuno doveva pur incanalare questa rabbia per farla sfociare in qualcosa di concreto, e allora tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 sono nati i primi Coordinamenti di giornalisti precari: quello della Campania e quello romano di Errori di Stampa. Questa realtà si è allargata a macchia d’olio, tanto che oggi esistono in tutta Italia. Perché lo sfruttamento del lavoro giornalistico avviene ovunque, in molteplici forme, e a volte è difficilissimo persino da individuare, oltre che da contrastare. Dobbiamo ringraziare loro, la caparbietà con cui hanno raccolto testimonianze e fatto proposte se oggi abbiamo la legge sull’equo compenso giornalistico e la Carta di Firenze che punisce i direttori che contribuiscono allo sfruttamento dei collaboratori.

I Coordinamenti sono stati i primi ad alzare la voce contro lo sfruttamento dei colleghi, denunciando i ritmi disumani, i pochi euro ad articolo (alcuni, come Il Messaggero, addirittura, non danno neanche un euro per le notizie sotto le 800 battute), le telefonate a proprio carico, così come la mazzetta di giornali ed agenzie pagate di tasca propria. Non una scrivania in redazione, anzi, in redazione ci vadano il meno possibile, ché se arriva un’ispezione dell’Inpgi sono guai seri per tutti. I Coordinamenti hanno denunciato questa piaga sociale che ha ormai infettato l’intero sistema della stampa italiana, e di cui non c’è alcuna percezione nell’opinione pubblica. Il giornalista è, infatti, per molti, un professionista con uno stipendio solitamente sopra la media e che appartiene alla cosiddetta “casta”: esemplari le parole dell’ex Ministro del Lavoro Elsa Fornero, che parlò di «privilegiati». Eppure non sono solo i soldi a mancare. Leggi il resto di questa notizia »