Sandretto Romi, la crisi in Piemonte

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Pubblichiamo la storia dei lavoratori piemontesi della Sandretto Romi, che stanno soffrendo una fortissima crisi lavorativa e produttiva. A voi, amici della Sandretto, va tutto il nostro sostegno e speriamo di contribuire a dare visibilità alle vostre rivendicazioni.

Sandretto Industrie

Nel luglio del 2008 Sandretto Industrie con stabilimenti a Grugliasco e Pont Canavese (entrambi nel torinese) è stata acquistata da Romi S.A., produttore brasiliano di macchine utensili e presse ad iniezione. Per oltre sessanta anni le Industrie Sandretto  sono state sinonimo di occupazione, sviluppo economico e sociale e benessere per l’intera comunità piemontese;  le presse prodotte dalla Sandretto sono installate in tutto il mondo e si stima che non meno di 20.000 siano tutt’oggi funzionanti. I dipendenti  Sandretto, che negli anni ‘90 erano più di 1500 ed ancora nel 2007 circa 400, oggi sono meno di 150; il fatturato dell’azienda, che nel 2000 era di oltre 120 milioni di euro è oggi ridotto a meno di un decimo.

Per la verità più che di acquisto sarebbe meglio parlare di regalo che il Governo Italiano (Ministero dello Sviluppo Economico) ha fatto ai brasiliani della Romi. Sandretto, infatti, era finita nel 2006 in amministrazione straordinaria dopo che appena un anno prima era stata venduta per 1 euro ad un sedicente gruppo americano che si era rivelato un vero e proprio bluf. È stata regalata alla Romi perché allo scadere dell’amministrazione straordinaria nessuno pareva voler rilevare le attività Sandretto, per cui pur di scongiurare il fallimento il Ministero, il Commissario Straordinario e i dipendenti stessi si erano visti costretti ad accettare l’offerta della Romi: bere o affogare!

La cessione fu salutata con grande enfasi da parte della stampa e delle istituzioni (prime fra tutte la Regione Piemonte) e con grande aspettativa dai lavoratori che speravano fossero finalmente finiti i tempi dei sacrifici e delle ansie e che accettarono pesanti riduzioni dello stipendio per consentire il rilancio dell’Azienda.

Ma cosa offriva Romi a fronte del regalo dell’azienda?

Cosa metteva Romi S.A. sul piatto appena tre anni fa? Polimerica, magazine online dedicato al mondo delle materie plastiche e della gomma, ci dà la risposta;  in un articolo del 25.7.2008. Leggiamo testualmente che:

Dal Brasile arriva la conferma che è stata completata ieri, 24 luglio 2008, l’acquisizione del costruttore italiano di presse ad iniezione Sandretto Industrie da parte di Indústrias Romi, attraverso la consociata italiana Romi Italia Srl.

Il gruppo sudamericano investirà nell’operazione complessivamente 13,5 milioni di euro tra acquisto delle attività (5,5 milioni di euro), stock di materie prime, semilavorati e prodotti finiti in magazzino (2,4 milioni), iniezione di liquidità e nuovi investimenti nei prossimi due anni (5,6 milioni di euro).

Ed ancora “Con l’integrazione delle attività italiane Romi vuole raggiungere tre obiettivi strategici: ampliare l’area di distribuzione dei suoi prodotti, approfittando della vasta rete commerciale Sandretto; sviluppare un centro tecnologico in una regione caratterizzata da un radicato know-how nel settore delle macchine e continuare nella sua politica di sviluppo di una rete di fornitori a livello mondiale.

“L´operazione rientra nella strategia d’internazionalizzazione della Romi e permetterà di espandere le attività nel segmento delle macchine per la lavorazione della plastica, tanto in Brasile quanto nei mercati internazionali”, ha dichiarato il direttore e presidente della Romi, Livaldo Aguiar dos Santos.

Oltre ad ampliare le sue basi di produzione e di vendita, l’acquisizione di Sandretto consentirà a Romi di raggiungere più elevate economie di scala e ottimizzare i costi”.

“Sandretto, reduce da un periodo di amministrazione straordinaria dopo il fallito rilancio da parte del gruppo statunitense Taylor’s HPM (che a sua volta aveva acquisito nel 2005 la società dal gruppo Cannon), possiede due stabilimenti a Grugliasco e Pont Canavese e quattro filiali commerciali in Europa (Regno Unito, Francia, Spagna e Olanda), oltre centri vendita e assistenza in altri paesi”.

Sembrava quindi che Romi stesse scommettendo tutto sul rilancio della Sandretto. All in! Ma, purtroppo, guardando i risultati a soli tre anni di distanza pare proprio che stessero bluffando…

A soli tre anni dal regalo, qual è il bilancio dell’operazione?

  1. I dipendenti: la Sandretto al momento dell’entrata della Romi occupava circa 300 persone, oggi sono la metà;
  2. La produzione: nel 2007 Sandretto ha prodotto circa 130 presse, nel 2010 meno della metà;
  3. Il fatturato: nel 2007 Sandretto ha fatturato oltre 30 milioni di Euro; nel 2010 meno della metà;
  4. Gli investimenti: Romi si era impegnata ad investire nei due anni successivi all’acquisizione 5,6 milioni di Euro; si è limitata a spendere circa 3 milioni per favorire l’uscita di lavoratori in mobilità “volontaria”.

E non solo, la produzione è stata di fatto fermata e le uniche presse disponibili per la vendita sono quelle prodotte in Brasile, tecnologicamente non paragonabili a quelle da sempre prodotte in Sandretto.

Di recente Romi Italia ha chiesto alle organizzazioni sindacali:

  • un altro anno di cassa integrazione ancora più massiccia,
  • ulteriore “mobilità volontaria” per circa 60 lavoratori così da ridurre ulteriormente le capacità e le professionalità presenti in fabbrica, ed intende:
  • cessare del tutto la produzione,
  • trasferire in Brasile i centri di lavoro oggi presenti a Grugliasco (Mazak)

Quale la reazione dei lavoratori a questa aggressione?

I lavoratori hanno detto basta e proclamato diverse giornate di sciopero per ottenere che la cassa integrazione, se necessaria, sia sostituita con contratto di solidarietà; siano vendute solo presse prodotte in Italia; non venga smantellata la produzione ed i centri di lavoro presenti a Grugliasco restino in Italia. Se volete seguire più da vicino la loro storia vi invitiamo a visitare il loro blog: www.sandrettoromiblog.com

La nostra esperienza di lotta come isola dei cassintegrati ci ha insegnato una cosa: “chi lotta può vincere, chi non lotta ha già perso” e allora se vogliamo che, a partire da queste esperienze di protesta, una Revolution sia possibile, cerchiamo di unirci sotto lo stesso tetto, unificando le proteste, trovando dei punti in comune. Perché non siamo 10, 100, o 1.000 lavoratori… siamo un Paese intero che lavora e soffre. Per questo vi invitiamo a iscrivervi e lasciare un messaggio sulla nostra pagina facebook Asinare Revolution.

di Marco Nurra | @marconurra
(2 ottobre 2011)

 

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