Ho 36 anni e tanta rabbia mentre cerco un lavoro

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Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai dovuto chiedere un prestito ai tuoi genitori? Ti vendi bene tu, all’ennesimo rinnovo del determinato? #tivendibenetu è una campagna de L’isola dei cassintegrati sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani in Italia.

simone_spinale

Avevo un lavoro in un call center, non era quello per cui avevo studiato tanti anni ma era un lavoro di cui, col tempo, avevo iniziato ad apprezzare alcuni aspetti. All’interno del mio percorso in quell’azienda ero riuscito a fare alcuni passi avanti (anche se né stipendio, né posizione, sono mai cambiati). Non mi lamentavo, anche se il mio sogno non era quello.

Volevo continuare quel lavoro, volevo continuare quella stabilità data da un contratto a tempo indeterminato. Potevo pensare a costruire, con fatica, almeno qualcosa per la mia vita: una casa, una famiglia.

Ma non è andata così… per colpa di alcuni giochetti aziendali dell’amministrazione io e altre 90 persone abbiamo perso il lavoro. Nel 2010 in un solo giorno abbiamo perso stabilità, lavoro, serenità, progetti per il futuro. Hanno tentato di farci perdere anche la dignità ma quella l’abbiamo tenuta stretta e l’abbiamo usata per ottenere quei pochi diritti che sulla carta avremmo dovuto avere in automatico.

Di nuovo, non è andata così: abbiamo dovuto lottare anche per avere la cassa integrazione. E alla fine abbiamo ottenuto quella in deroga. La peggiore di tutte, perché instabile e ritardataria, variabile di anno in anno in base agli accordi Regione-Stato. Insomma, un diritto semplice e sacrosanto sulla carta è stato un incubo per tre anni.

Poi l’azienda ha chiuso. E quindi il “magico mondo” della mobilità, anch’essa in deroga, si è aperto. Paradossalmente è stato più semplice. In cassa integrazione aspettavamo anche 8 o 9 mesi prima di prendere l’indennità. Oggi a 36 anni attendo da 7 mesi la mobilità di quest’anno, e mi sbatto per cercare un lavoro. Che puntualmente non trovo.

Eppure, so di dovermi sentire fortunato perché, chissà, un giorno, quando la Regione Sicilia deciderà di avviare i pagamenti, avrò le mensilità che mi spettano. Non chiedetemi quante mensilità, perché non coprono neanche l’anno. Per mancanza di fondi. Perché un diritto, quello alla sopravvivenza, è legato ai fondi di una Regione indebitata fino al collo e di uno Stato che, parla parla, ad ogni riforma ottiene solo più precari e più lavoratori poveri.

Molti si abbattono e cadono in depressione pensando anche di essere “colpevoli” di qualcosa, quando invece quel qualcosa ci ha solo travolti. Oggi in Italia ci si può considerare fortunati può ad aspettare che ti arrivi la mobilità? Si può avere 36 anni e una rabbia che smaltirò a 72? E con la voglia infinita di trovare un lavoro e riavere indietro la mia vita, i miei progetti, le mie prospettive?

di Simone Spinale

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