Cadigia Perini, RSU Fiom Agile di Ivrea, scrive e ci invia il diario del presidio al Ministero dello Sviluppo Economico, per l’accordo di cessione a TBS e gestione esuberi. Questo è il diario di lunedì 23 gennaio:

Lavoratori Agile di Ivrea
Domenica sera: dalle sedi più lontane da Roma ci prepariamo a partire, chi in pullman, chi in treno, chi in auto. Da Torino si prende un treno, da Ivrea un pullman che passerà da Pregnana Milanese per prendere quelli di “Via ai Laboratori Olivetti”. Da Venezia, Padova, organizzano auto, lo stesso da Bari e partono nella notte. I lavoratori dalla Calabria raggiungono Napoli e poi continuano in pullman con loro. Più tardi partono dalla Toscana, da Bologna, dall’Umbria. Un flusso di lavoratori, come un torrente in piena verso il ministero dello sviluppo.
Lunedì ore 7:30: Si arriva a Roma, la città si sta svegliando, metro, colazione al bar, si incontrano i colleghi delle altre città, stesso sguardo, ancora assonnato, stessa rabbia, pronta ad esplodere, stessa consapevolezza, sarà una lunga giornata. Piano piano si raggiunge via Molise, quella breve strada tra via Veneto e via di San Basilio dove c’è il MiSE, strada chiusa al traffico per l’occasione da polizia da un lato e carabinieri dall’altra.
ore 8:30: Si stendono gli striscioni, quello di Torino con le maschere, quello rosso di Ivrea, quello di Milano che dice “in lotta per non morire”, quello di Napoli “pugnalati alle spalle da Eutelia, MPS, Agile”, e poi le bandiere della Fiom, il megafono pronto.

Lavoratori Agile di Napoli
ore 10:00: Noi siamo pronti, si può iniziare. Ed invece l’incontro con TBS inizia solo alle 11, salgono al ministero i rappresentanti nazionali e territoriali dei sindacati insieme alla delegazione di rappresentanti sindacali dei lavoratori di tutte le sedi. Ed inizia l’attesa.
ore 11:00: In strada c’è tensione, si discute animatamente fra i lavoratori, “non si deve firmare nessun accordo se non c’è lavoro per tutti!”, “non mi fido delle promesse delle Regioni”, dice Giulio. “Ci deve essere una soluzione per tutti, ma temo che senza la firma si andrà al fallimento e dopo non avremo più niente a cui agganciarci perché non saremo coperti da un accordo”, ribatte Michela. “Dobbiamo cercare il miglior accordo possibile che comprenda tutti, ma dobbiamo firmare perché non abbiamo alternative”, aggiunge Maria. E tutti hanno ragione.
ore 14.00: Scende un delegato a dire che l’incontro con Tbs non è ancora terminato e che il ministero vorrebbe che i sindacati firmassero l’accordo di cessione prima di discutere di ammortizzatori sociali e piani di ricollocamento. Reazione unanime dei lavoratori “non firmate!”. (continua…)














Lunedì 23 gennaio sarà una giornata decisiva per Agile. Al mattino le parti sociali incontrano al Ministero dello Sviluppo Economico la TBS, per la chiusura della procedura di cessione e al pomeriggio si svolgerà l’incontro con le Regioni per la discussione dei piani regionali per il ricollocamento degli esuberi. Per sindacati e lavoratori l’obiettivo della giornata è chiaro, dai due incontri dovrà uscire un accordo quadro in grado di dare una risposta ad ognuno dei 1350 lavoratori Agile.
Dopo l’annuncio di fine dicembre dell’
Alla fine, a tre mesi dalla chiusura del bando di vendita, abbiamo il nome del compratore e il piano di cessione. Drammatico, ma l’abbiamo. Rimangono in piedi quattro sedi, Ivrea, Milano, Roma e Bari, ma con poco più di 200 lavoratori nel 2012 su un totale di 1350. Scompaiono sette: Torino, Bologna, Padova, Firenze, Napoli, Avellino, Rende (tutte sedi storiche dei tempi di Olivetti e Bull). Negli anni successivi, fino al 2014, verranno assorbiti altri 350 lavoratori, se e solo se si raggiungeranno certi fatturati. L’azienda che ha fatto l’offerta è la Tbs It Telematic & Biomedical Services s.r.l. di Trieste. Oggi inizia la trattativa sindacale al Ministero dello sviluppo economico. Una trattativa difficile, perché il numero dei lavoratori che nel prossimo anno rientreranno a lavoro sono bassi e quindi altissimo il numero di chi rimarrà fuori, nella migliore delle ipotesi circa 800 lavoratori alla fine dei tre anni.