LA CRISI DEL LAVORO Da 300 giorni 19 operaie occupano un’azienda tessile di Latina. Per rabbia, orgoglio. E per dare l’esempio. | Testo: Federica Tourn | Foto: Cristina Mastrandrea | Fonte: D – La Repubblica

Tacconi Sud, Latina | Foto: Cristina Mastrandrea
Rispondete al telefono. Se è qualcuno che cerca il proprietario, dite: la fabbrica è occupata, chiami la segreteria sindacale. Un avviso in bacheca avverte che alla Tacconi Sud le cose sono cambiate: da più di trecento giorni diciannove operaie si sono insediate nello stabilimento in cui hanno lavorato per vent’anni, con l’intenzione di non uscirne senza una garanzia per il futuro. Questa storia inizia in un freddo giorno d’inverno in uno dei tanti capannoni lungo la Pontina, la strada che collega Roma al basso Lazio, un tempo piana inospitale di zanzare e paludi, poi bonificata dal fascismo per diventare zona di rapida espansione industriale grazie alla Cassa del Mezzogiorno. Almeno fino agli anni 90, quando la brusca interruzione dei fondi statali comincia a segnare un lento ma inesorabile declino, che porta al ridimensionamento o alla chiusura di tante aziende piccole e medie e non risparmia colossi come Goodyear e Nexans.
Sorte toccata anche alla Tacconi Sud, piccola azienda tessile di Latina del Gruppo Sarchi. Partita con sessanta dipendenti, tutte donne, nel corso degli anni aveva già dimezzato il personale e ridotto la produzione: ma si sa che a forza di “al lupo, al lupo”, al momento buono non ci crede nessuno. Così, quando lo scorso dicembre, con un telegramma del tutto indifferente al clima natalizio, il proprietario comunica laconico la cessata attività, le operaie reagiscono con sconcerto e indignazione: «La proprietà non si è nemmeno degnata di venire a dircelo di persona, eravamo ridotte a una pratica da sbrigare». (continua…)