Emergenza lavoro: dai giovani ai cinquantenni non si salva più nessuno

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I giovanissimi “neet”, i precari quasi trentenni, i disoccupati over 50 e gli esodati. Ognuna di queste categorie è considerata un’emergenza. L’inchiesta di Michele Azzu per L’Espresso.

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Un giorno sono i ventenni, quello dopo gli “over 50”. Anzi no, la priorità sono gli esodati. Sembra davvero difficile riuscire a capire quale sia la vera emergenza lavoro in Italia. E se i numeri dell’Istat danno ragione ai giovani fino ai 30 anni, dall’altra parte arriva il Censis a difendere gli “over 50”.

Oppure è la Commissione Europea a dirci che bisogna dare la priorità agli under 25. Emergenza dopo emergenza, un governo dopo l’altro, l’impressione è che i diversi drammi del lavoro siano arrivati a un punto di non ritorno. In cui lo scontro è inevitabile. Perché se non è possibile stabilire una priorità, non è pensabile intervenire efficacemente. E finiscono col rimetterci tutti quanti.

NEET. Eurostat, Cnel e Istat concordano nei loro rapporti più recenti che tra i 18-29enni la quota di neet, ovvero di coloro che hanno finito gli studi e non lavorano né cercano un impiego, sarebbe del 26%. Un giovane su quattro.

Un dato che va considerato anche alla luce del tasso di disoccupazione del segmento 18-29 anni: il 33.4%. Che diventa 43.3% se si considera la fascia 15-24 anni, i più giovani, cioè dove andrebbero cercati i neet.

Non è compito facile distinguere tra giovani disoccupati e neet. Soprattutto in un paese come l’Italia, con un alto tasso di disoccupazione fra i giovani. Il programma Garanzia Giovani , mutuato dal progetto della Commissione Europea Youth Guarantee, sarebbe proprio rivolto a questa categoria, i neet. Lo ha ripetuto anche il commissario europeo agli affari sociali e all’occupazione, Laszlo Andor, in visita in Toscana: «Applichiamo il programma alla fascia d’età al di sotto dei 25 anni e poi, se funziona, coinvolgiamo eventualmente anche i trentenni». Parole cadute nel vuoto.

I TRENTENNI. Il progetto italiano, infatti, non sembra cogliere la differenza tra neet e disoccupazione giovanile, come del resto buona parte dei progetti presentati dal resto dei paesi dell’Unione Europea. Eppure la questione è centrale: per risolvere un’emergenza bisogna individuarne il target. Se un programma come la Garanzia Giovani è stato ideato per combattere il fenomeno neet, e quindi l’abbandono scolastico e la sfiducia nella ricerca di lavoro, i suoi effetti sulla disoccupazione giovanile vera e propria rimangono dubbi.

E i quasi trentenni precari o in cerca di lavoro? «In quasi sei casi su dieci l’aumento della disoccupazione riguarda individui con meno di 35 anni», scrive l’Istat nel suo ultimo rapporto su occupati e disoccupati. «Nel primo trimestre 2014 la crescita dei disoccupati interessa principalmente le persone in cerca del primo impiego, dovuta quasi esclusivamente ai giovani tra i 15 e 34 anni».

OVER 50. Il Censis ha lanciato l’allarme pochi giorni fa: fra gli over 50 i disoccupati sono aumentati del 146% negli ultimi sei anni. E attualmente fra loro gli occupati sono poco più di un quarto, quasi 6,7 milioni (di cui 4 milioni uomini). Scrive il Censis: “Con la crisi il segmento degli adulti di 50-70 anni sembra abbandonato al triste destino di esuberi, prepensionati, esodati, staffettati, senza alcun meccanismo utile per conservare almeno una porzione di quell’importante capitale umano”. Muore un pezzo d’Italia, quella “meglio gioventù” raccontata da Marco Tullio Giordana nel suo sceneggiato Rai sugli anni ’70, la gioventù del posto fisso, cresciuta nel boom economico e nell’idea di futuro di Olivetti.

E se per anni si è parlato di salvare le fabbriche, il made in Italy, i settori strategici della nostra produzione industriale – dal tessile alle ceramiche alla chimica – nessun governo ha fatto granché. E un’emergenza si sovrappone all’altra: sono finiti i soldi per la cassa integrazione in deroga, l’ammortizzatore sociale con cui proprio questa fetta di popolazione si è sostentata negli ultimi anni. «Manca un miliardo», ha affermato il ministro Poletti. Ancora non si sa se questo strumento verrà rifinanziato o cancellato del tutto, come più volte annunciato dai membri del governo Renzi. Mancano addirittura i fondi per l’erogazione delle mensilità della prima metà del 2014. Ha ragione il Censis a dire che gli over 50 sono stati abbandonati, e due volte: con lo Stato assente nel salvaguardare le fabbriche, e ora con gli ammortizzatori sociali a rischio.

ESODATI. Per i più anziani, invece, potrebbe esserci un passo avanti – il testo ha avuto il via libera alla Camera ed è ora all’esame del Senato – sulla vicenda degli esodati. Il governo potrebbe prolungare di un anno le salvaguardie: chi maturerà il diritto nell’arco dell’anno prossimo sarà incluso. Con 8.000 nuovi salvaguardati da aggiungere agli interventi precedenti. Se questo annuncio dovesse concretizzarsi, quindi, i salvaguardati esodati diventerebbero circa 140.000 persone.

Per fare chiarezza sui numeri dobbiamo ritornare al 5 ottobre 2012, data in cui la Ragioneria di Stato metteva nero su bianco la cifra esatta degli esodati : 314.576. Di questi, ad oggi, sono salvaguardati solo 130.130 persone. Di queste, riporta l’ultimo rapporto Inps, le pensioni liquidate sono 42.000. La soluzione al problema, tuttavia, non è strutturale, e questo non basta a sindacati e associazioni, che il 2 luglio hanno manifestato a Roma. Inoltre, rimangono sempre crica 175.000 persone senza copertura o salvaguardia alcuna.

I più giovani “neet” sembrano non essere individuati dalle strategie del governo. I quasi trentenni, e i giovani che hanno appena passato i trenta, disoccupati e in cerca di lavoro, rimangono tagliati fuori dalla Garanzia Giovani. Quando vi rientrano, uno stage o un tirocinio non cambia loro la vita.

Gli over 50 sono abbandonati a loro stessi, e i rischi sociali della fine della cassa intregrazione in deroga potrebbero essere devastanti. Gli esodati ancora aspettano una soluzione strutturale al loro problema. Un segmento di età dopo l’altro, in Italia sembra non salvarsi proprio nessuno.

di Michele Azzu | L’Espresso

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  • Silvina.1

    e chi dobbiamo ringraziare di questo sfascio? rispondano piddini e silvioti, please…..

  • V

    Secondo me la questione non è chi arriva prima o dopo. Un disoccupato è sempre un disoccupato, che sia sotto i trenta, appena sopra, ultra cinquantenne, esodato o quello che volete. Il problema sono le tasse sui lavoratori che un’azienda deve pagare. Devono essere ridotte per tutti, senza preferenze indotte da bacini elettorali o diktat piovuti dall’alto. In secondo luogo ma non per questo meno importante vanno cancellate tutte le tasse sulle proprietà come ad esempio l’imu. Se vi domandate cosa centra provate a mettere a confronto un italiano ed un immigrato appena sbarcato: il primo si ritrova con la “sfortuna” di possedere qualcosa (quasi sicuramente ereditato) quindi deve mantenerlo mentre il secondo no. E’ gioco forza che l’italiano si trova a dover chiedere più soldi e quindi a costare di più. Queste due cose qui servono e si può dare un spinta seria alla ripresa. Ovviamente un simile discorso impone che certi “signori” imboscati nei palazzi del potere facciano qualche passo indietro: dopo gli spettacoli di questi giorni si può affermare tranquillamente che chiedere a loro corrisponde rivolgersi alle persone sbagliate. Cosa fare dunque ? Smettere di parlare e agire con altro piglio. Altrimenti rimanere così: prendersela col mondo brutto e cattivo e finire prima o dopo tutti a dondolare da una trave.

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