La mia Sicilia del lavoro gratis, in nero, merce di scambio elettorale

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Ti vendi bene tu, che prendi 500 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno? Ti vendi bene tu, che a 35 anni hai dovuto chiedere un prestito ai tuoi genitori? #tivendibenetu è una campagna de L’isola dei cassintegrati sulle reali condizioni di lavoro, e di vita, dei giovani in Italia.

alessandro_sardoni

Fa un caldo infernale nella mia stanza, nonostante tiri il maestrale su Agrigento. Spiaggiarsi come una balena arenata sulla battigia significa andare incontro ad una tempesta di sabbia. Diamo uno sguardo agli annunci di lavoro. Trovo questo: “Ai fini dell’acquisizione del titolo di giornalista, si ricercano n° 2 – che burocratica eleganza – per il giornale online taldeitali, nelle sedi di Montelusa e Fiacca”.

E telefoniamo un po’ al numero, va. Risponde una signorina dalla voce acuta, sarà sicuramente molto giovane, eppure ha imparato bene quel che deve dire: “Metto le mani avanti dicendole che si tratta di un tirocinio non retribuito, valido però – finissima inversione a U finalizzata a stupirmi – al conseguimento del tesserino dell’Ordine dei Giornalisti”.

Che bello – penso – avrò l’opportunità di lavorare a gratis per guadagnarmi l’onore di versare un centinaio di euro all’anno ad un istituto che in altri paesi non ha equivalenti. “Va bene, arrivederci”. Chiudo laconicamente la telefonata. Che bravi! Nemmeno il rimborso spese che in altre testate online riuscivo a percepire. Da ragazzino avevo un sogno: fare il giornalista. Mi è bastata qualche esperienza lavorativa nel settore, con editori più o meno improvvisati, che nella loro magnanimità offrono ai giovani la possibilità di mettere un passo nel meraviglioso mondo della stampa.

E adesso? A due esami dalla laurea lavoro saltuariamente nella ristorazione. Almeno pagano. Dalle mie parti c’è un detto: “Cu nesci, arrinesci”. Chi va via, chi emigra, chi recide le proprie radici migliora le proprie condizioni di vita. Un po’ quel che è successo a Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, e tanti altri agrigentini. Chi continua a vivere anche dopo il diploma nella mia città, si abitua presto a veder scomparire dalla circolazione i propri coetanei. Non soltanto la propria cerchia di amicizie: tutta la generazione d’appartenenza.

Un paese per vecchi. Dove il lavoro è poco e spesso merce di scambio elettorale. “La Sicilia havi un patruni / un patruni sempri uguali / ca la teni misa ‘n cruci / e ci canta lu funerali”. Il resto è in nero. Anni di lavoro senza pagare il minimo contributo (allontanando il raggiungimento dell’età pensionabile), senza la possibilità di inserire le proprie esperienze professionali in un curriculum da presentare a un ente pubblico. Come per il Piano Giovani Sicilia. 500 euro al mese per sei mesi, legittimazione dei compensi da lavoro nero.

“Meglio di niente”, dice qualcuno. Certo, meglio di niente. “La Sicilia è addrummisciuta / dormi un sonnu di li morti / ed aspetta mentri dormi / chi canciassi la so sorti. / Ma la sorti nun è ostia / nun è grazia di li santi / si conquista cu’ la forza / ‘nta li chiazzi e si va avanti”.

(Versi in siciliano dalla canzone “La Sicilia havi un patroni”, di Rosa Balistreri)

di Alessandro Sardone

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