Se la crisi in cui è sprofondata l’Italia ha un simbolo, questo è il Sulcis, nel sudovest della Sardegna. Dove un terzo degli abitanti è disoccupato, le miniere e le fabbriche stanno tutte chiudendo e con la terra non si campa più: «Ormai dormiamo al freddo e siamo alla fame, letteralmente. Qui non abbiamo più nulla da perdere» Il Sulcis è una terra poverissima, dimenticata da Dio e dalla politica. Il Sulcis è una terra cava sotto, svuotata di ogni ricchezza, e quello che ne rimane oggi è solo la buccia. Eppure, nonostante tutto, qualcosa di buono resiste da queste parti. Leggi la notizia completa su L’Espresso
Torniamo a parlare degli operai Rockwool, che con una lotta intelligente ed estenuante sono riusciti a riconquistarsi il lavoro. Pochi chilometri più a nord c’è Buggerru, dove il 4 settembre del 1904 i minatori protestarono per le condizioni di lavoro disumane. Morirono in tre sotto i fucili dei soldati, ma l’eccidio portò al primo sciopero nazionale della storia d’Italia. Se poi ti avvicini alla costa, nel Sulcis, il mare è ancora bellissimo e ti ricordi d’un tratto di essere in Sardegna. Le rocce levigate, le spiagge intatte, e, ovunque, i tramonti da cartolina: «Quelli erano l’unico conforto dai finestrini del bus, nei giorni di attesa» racconta ancora Tore, che qui ha passato tutta la vita. Ma dura poco, come nei film, mentre stai nuotando guardi la costa e ci trovi buchi, scalette, condutture scavate nella roccia. Le miniere a Porto Flavia finivano a strapiombo sul mare, e sono lì per ricordarti che non ti sei liberato del vuoto che sta sotto la terra del Sulcis. Nell’ultima provincia italiana oltre un secolo fa cambiò la storia del lavoro, ed è qui che oggi dobbiamo guardare per capire come andranno le cose nel prossimo futuro. (continua…)















